DAI PALAZZI11:20 - 20 aprile 2011

Stop al nucleare, polemica sul referendum

Il governo fa marcia indietro sul piano per la costruzione delle centrali

di Flavia Parini
<p>Stop al nucleare, polemica sul referendum</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Il governo ha deciso di fermare il programma di realizzazione delle centrali nucleari. Dopo la moratoria del mese scorso, in cui l'esecutivo sanciva un blocco di un anno all'iter di progettazione delle centrali, è ora arrivata la notizia di un passo indietro definitivo.

Viene infatti votato oggi al Senato un emendamento al decreto legge Omnibus che recita: «Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui profili relativi alla sicurezza mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti di produzione di energia nucleare sul territorio italiano».

Un passo indietro, dunque, rispetto all'originario piano del governo Berlusconi, che prevedeva la posa della prima pietra entro la fine del 2013 e la realizzazione di 8 centrali entro il 2020.

Secondo quanto dichiarato dal ministro allo Sviluppo economico Paolo Romani, il governo lavorerà a un piano per l'energia pulita: «Ora è importante andare avanti e guardare al futuro, impiegando le migliori tecnologie disponibili sul mercato per la produzione di energia pulita e rinnovabile».

L'opposizione e gli antinuclearisti esultano per la notizia. Ma c'è chi sospetta che la retromarcia del governo sia solo una manovra mirata ad affossare il referendum in programma per il 12 e 13 giugno.

Con questa decisione sul nucleare, infatti, il quesito previsto nel referendum sarebbe superato. Rimarrebbero così gli altri tre quesiti: la privatizzazione dell'acqua, la modifica delle disposizioni in materia di legittimo impedimento e la modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica.

«La paura fa novanta - ha dichiarato Antonio Di Pietro, leader dell'Idv -. Si teme che il referendum sul nucleare trascini con sè quello, ben più temuto da Berlusconi, sul legittimo impedimento».


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