DAL MONDO16:12 - 16 maggio 2011

Burlyce, 73 anni: la laurea è la mia rivincita contro il razzismo

La studentessa afroamericana aveva abbandonato gli studi nel 1958 perchè vittima di discriminazioni

di Flavia Parini
<p>Burlyce, 73 anni: la laurea è la mia rivincita contro il
razzismo</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Era il 1956 quando Burlyce Logan, ventenne afroamericana, si iscriveva insieme ad altri 10 studenti di colore ai corsi dell'University of North Texas. Questa settimana, a 55 anni di distanza, la settantatreenne Burlyce si è finalmente laureata in «Arti e scienze applicate».

La sua è una storia fatta di discriminazione, razzismo e tanta determinazione. Burlyce, infatti, ha lasciato l'Università texana dopo soli due anni di frequenza, vittima di continui e insistenti fenomeni di odio razzista. Nel 1956 la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva appena (due anni prima) dichiarato incostituzionale la segregazione razziale, aprendo le porte delle Università agli studenti afroamericani.

Ma, come spesso accade, la situazione reale era molto diversa da quella legislativa: i pochi studenti di colore che frequentavano l'Università non potevano vivere nel campus insieme ai coetanei bianchi, e nessuno superava l'esame di inglese perchè i professori non lo permettevano.

«Un giorno - ha raccontato la Logan al New York Times - mentre camminavo nell'ateneo vidi una serie di cartelloni su cui era scritto "Africani tornate a casa vostra". Rimasi scioccata».

Nel 1958 Burlyce lasciò l'Università e si trasferì in California. Si sposò ed ebbe due figli, ma non dimenticò mai il torto subito: era stata costretta a rinunciare alla sua laurea.

Per questo, quando è tornata in Texas nel 1997, la donna ha iniziato a rimuginare sulla possibilità di concludere i suoi studi e nel 2005 ha deciso di iscriversi di nuovo all'University of North Texas.

«Volevo terminare ciò che avevo cominciato» - ha detto la neolaureata. «L'attuale ambiente universitario è completamente cambiato. Le persone di colore sono considerate uguali a tutte le altre. Il mondo è evoluto e le persone assieme a esso. Questo campus oggi è fatto di giovani che vogliono studiare, istruirsi e cambiare il mondo. Ragionano con la loro testa e saranno in grado di trasformare il nostro Paese in un posto migliore».


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