DAL MONDO12:23 - 19 maggio 2011

Spagna, migliaia di giovani protestano in piazza

Il movimento, nato in rete, esige risposte alla crisi economica e alla disoccupazione

di Flavia Parini
<p>Spagna, migliaia di giovani protestano in piazza</p>
PHOTO GETTY IMAGES

«Abbiamo il diritto di indignarci»: è questo l'urlo che in questi giorni si sta alzando da oltre 60 piazze della Spagna. Migliaia di giovani, da Barcellona a Lèon, si sono riuniti  contro un sistema politico che stenta a trovare risposte alla forte crisi economica e agli alti tassi di disoccupazione. L'epicentro della protesta è Puerta del Sol, la piazza centrale di Madrid. È questa, la piazza dell'indignazione.

Tutto è iniziato domenica scorsa, 15 maggio (il movimento si chiama infatti "15 M"), quando alcuni giovani, che si erano accordati su internet e attraverso i social network, si sono dati appuntamento in alcune città per manifestare contro crisi e tagli, disoccupazione, precarietà e corruzione della classe dirigente.

Sotto accusa non è solo il premier Josè Luis Zapatero, ma l'intera classe politica, di destra e di sinistra, che si occupa troppo poco dei giovani senza lavoro ormai al al 40%.

Conclusa la manifestazione, alcuni giovani hanno deciso di rimanere in Puerta del Sol e di non abbandonare la loro posizione fino al 22 maggio, giorno in cui delle elezioni amministrative. Si sono fatti portare tende, sacchi a pelo, cibarie e hanno annunciato su Twitter la volontà di restare in piazza, come segno visibile dei problemi del Paese.

Chiedono una «Democracia real ya» (democrazia vera ora), ovvero esigono di partecipare alle scelte politiche ed economiche più importanti e rivendicano la possibilità di esprimere la propria opinione su argomenti che toccano, in primo luogo, il loro futuro in modo più diretto.

In Italia non è stato facile rendersi conto di come una manifestazione domenicale si stesse trasformando in una rivoluzione di popolo, autoconvocata, che in diversi aspetti ammicca alle rivoluzioni della "primavera araba". Tra i primi ad accorgersi di quello che stava succedendo in Spagna, c'è Claudia Vago, citizen journalist del sito di informazione www.140nn.com, che ha seguito tutta la vicenda su Twitter e sul web.

«Quello che accade in Spagna è straordinario - ha raccontato Claudia - Migliaia di giovani, senza appoggiarsi a partiti politici o a movimenti, hanno deciso che era arrivato il momento di scendere in piazza e gridare a voce alta quali sono i loro problemi e le loro preoccupazioni. Ma questi giovani non si limitano solo a protestare: hanno organizzato assemblee per discutere, confrontarsi e formulare delle proposte. Sono anche estremamente educati e attenti alla "cosa pubblica": volendo restare a vivere giorno e notte in piazza hanno organizzato dei turni per le pulizie».

E tutto il movimento, come già successo per le vicende (seppur molto diverse) tunisine ed egiziane, è partito grazie a Internet.

«Il web offre la possibilità di incontrare persone che la pensano come te e crea le condizioni di creare gruppi e reti che poi si allargano a macchia d'olio - ha spiegato Claudia Vago - Quello che era solo un mugugno, su internet, è poi diventato un urlo condiviso da centinaia di persone. Il resto lo fa lo stato di saturazione della gente. Quando le persone davvero "non ne possono più" e decidono di organizzare qualcosa, internet è lì. Con un solo click si possono radunare milioni di persone».


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RISULTATI
lilithcarla 67 mesi fa

Hanno il diritto e il dovere di indignarsi non qui come in Italia che ancora ci sono giovani ancorati alla vecchia politica e vogliono ancora certi parlamentari come Rosi Bindy..e Fassino I giovani devono indignarsi e protestare per un futuro migliore che non voglia clientarismi..devono lottare per il loro futuro.

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