DALL'ITALIA15:18 - 17 giugno 2011

«Aiuto, è sparita la scuola!»

Un gruppo di studenti della provincia di Lecco ha scoperto che le loro classi saranno cancellate

di Giulia Blasi
<p>«Aiuto, è sparita la scuola!»</p>

Proprio quando credevamo che la riforma Gelmini sarebbe stata tutto fumo e niente arrosto - o forse lo speravamo - si cominciano a vedere le fiamme al largo dei bastioni di Orione.

In questi giorni, molti istituti si vedono tagliare cattedre e corsi: fra questi c'è anche il Villa Greppi di Monticello Brianza, in provincia di Lecco, dove - a parte da settembre - non ci saranno più né prima né seconda liceo classico (terzo e quarto anno). I ragazzi che hanno appena frequentato la quinta ginnasio e la prima liceo si trovano quindi nell'infelice posizione di doversi trovare un'altra scuola, o rinunciare agli studi classici.

Abbiamo chiesto ad Alice Casiraghi, studentessa del Greppi, di raccontarci com'è andata e come si stanno organizzando per protestare contro la decisione del Provveditorato.

«La sera del 9 giugno 2011, proprio il giorno di chiusura della scuola, compare su Casateonline, sito di news del luogo, la notizia completamente inattesa che l'anno prossimo nell'I.I.S.S. Villa Greppi non verranno autorizzate le classi di prima liceo e quinta ginnasio del liceo classico, di cui anche io, che vi scrivo, faccio parte.

L'avviso proviene dal Provveditorato di Lecco, che a quanto pare ha atteso proprio la fine della scuola per dare la notizia. Il motivo per cui ha deciso di eliminare le nostre classi è che, visto che in tutto siamo solo ventinove, non conviene portarle avanti.

Il Liceo Classico è attivo dal 2008, perciò comprende solo tre classi, due delle quali hanno un numero esiguo di membri (16 la prima Liceo, 13 la quinta Ginnasio). Il problema delle presenze c'è sempre stato, ma ci avevano assicurato che il progetto sarebbe continuato, visto che il nostro liceo è l'unico pubblico presente sul territorio, oltre al lontano Manzoni, proprio a Lecco, che per molti studenti, me compresa, non è accessibile.

Il preside, Lorenzo Leandro Pelamatti, ha richiesto un colloquio con il Provveditore, ma a noi studenti è già stato detto di pensare a cambiare scuola. I problemi che ci si presentano sono innumerevoli: di trasporto, di denaro (non tutti possono permettersi le private), di indirizzo. Perché si deve aggiungere anche che il nostro liceo potenzia lo studio dell'inglese, mentre gli altri licei classici prediligono storia dell'arte e fisica, materie a noi quasi del tutto sconosciute.

A tutto ciò e altri problemi "minori", si deve far presente una forte sofferenza affettiva: in questi anni i membri delle classi, come è normale che sia, si sono legati in modo profondo tra loro e all'Istituto che li ospita. Dal momento in cui ci hanno avvisato, non abbiamo avuto più pace. È dal giorno dopo che ci è giunta la notizia che lavoriamo per tentare, almeno, di salvare le nostre classi e soprattutto la nostra carriera scolastica.

Abbiamo immediatamente inviato una lettera al Provveditorato di Lecco, che è stata pubblicata anche su Casateonline e abbiamo creato una pagina Facebook dal titolo Il Classico resta a Villa Greppi, che comprende anche una raccolta firme online, per tutti coloro che vogliono partecipare e aiutarci a salvare il nostro liceo. In questi giorni ne abbiamo raccolte più di 1.200, e ci siamo fatti conoscere dai media della zona con interviste e sistemando degli striscioni intorno alla scuola.

Proprio ieri si è tenuta una conferenza in cui il preside ha ribadito che farà di tutto per salvare il classico.  Difendiamo strenuamente la nostra scuola perché ci pare ingiusto, se non illegale, chiudere così due classi di studenti che hanno sempre lavorato e si sono sempre impegnati.

Sabato a Villa Greppi ci sarà la consegna delle pagelle. Noi del Classico (ormai le altre classi ci definiscono guerrieri) saremo presenti per tutta la durata dell'evento e, portando magliette con la scritta «Il Classico resta a VG» o «Noi del Classico rimaniamo a VG», distribuiremo volantini ad alunni, genitori, professori, a chiunque insomma, ci capiti a tiro e possa darci una mano. Perché ormai in Italia vale lo stereotipo dello studente fannullone, che piuttosto che andare a scuola scappa di casa e noi, ventinove ragazzi, dal primo all'ultimo sopravvissuti a riorientamenti e bocciature, studiando con passione e impegno materie che non si possono definire semplici, amanti della scuola e del nostro indirizzo, ci vediamo togliere la possibilità di andare avanti.

Questa è ipocrisia delle autorità , io credo, che si lamentano perennemente della pigrizia e della poca intraprendenza degli studenti italiani e poi chiudono scuole in cui ci sono persone che lavorano ogni giorno per rendere il futuro dell'Italia migliore. Un controsenso che noi combatteremo, con tutti i nostri mezzi».


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