DALL'ITALIA12:00 - 04 luglio 2011

Tav: perché sì, perché no

Danni ambientali ed economia: ecco perché alcuni vogliono l'Alta velocità ed altri cercano di bloccarla

di Flavia Parini
<p>Tav: perché sì, perché no</p>
PHOTO LAPRESSE

La lotta contro la Tav non sembra destinata a finire. Dopo i disordini della scorsa settimana, infatti, domenica si sono riaccesi gli scontri in Val di Susa tra i manifestanti e le forze dell'ordine. Tra lanci di lacrimogeni, sassi e bombe carta, il bilancio dei feriti arriva quasi a 200 persone da entrambe le parti.

La situazione si è aggravata quando tra i cittadini e le famiglie che protestavano pacificamente si sono infiltrati decine di black bloc (anche stranieri) armati di biglie di ferro, pietre, bottiglie di ammoniaca e bombe carta.

Contro di loro si sono sollevate le critiche del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «È intollerabile che a simili manifestazioni di dissenso si sovrappongano, provenienti da fuori, squadre militarizzate che conducono inaudite azioni aggressive», ha detto il capo dello Stato.

Oggi la situazione sembra essere tornata sotto controllo, ma probabilmente si tratta solo di una quiete apparente. È possibile che presto i No-Tav tornino a far sentire la propria voce.

Ma da dove nasce la protesta? Quali sono le motivazioni che stanno alla base di vent'anni di lotta?

Per comprenderlo bisogna fare un passo indietro nel tempo. Era il giugno del 1990, infatti, quando i governi di Francia e Italia iniziarono a parlare della possibilità di creare un nuovo collegamento ferroviario tra i due Paesi. Il progetto, che prese corpo negli anni successivi, fu firmato nel 2001. Nel 2005 subì una forte modifica: dopo gli scontri nel cantiere di Venaus e le proteste dei cittadini, venne improntato un nuovo progetto, meno costoso del precedente.

Oggi il progetto della Tav Torino-Lione è un megatunnel di 57 chilometri sotto le Alpi (14 in Italia e il resto in Francia). È prevista la costruzione di una stazione internazionale a Susa, dove fermeranno i Tgv per Parigi. Poi la linea si infilerebbe nella montagna dell'Orsiera, attraverserebbe la pianura di San Michele e la collina morenica per poi correre nella pianura padana fino al megatunnel sotto le Alpi. Ora dovrebbero essere realizzati i primi 28 chilometri, mentre il resto è previsto dopo il 2023.

Si parla di 600 mila metri quadrati di cantieri e oltre 17 milioni di tonnellate di materiali di scavo. L'opera costa 14 miliardi di euro: 4,3 miliardi per la tratta italiana, 6 miliardi per la tratta francese e 10,5 miliardi per la tratta internazionale. I costi di quest'ultima tratta sono da dividere tra Italia, Francia e Unione Europea. L'Europa contribuisce al 30%, ma il mancato rispetto delle scadenze per l'apertura dei cantieri sta continuando a causare una diminuzione del finanziamento.

Chi è a favore della Tav sostiene che l'opera metterà il Piemonte al centro dell'Europa e consentirà una crescita di 1,5 punti di Pil l'anno, oltre a creare 7 mila posti di lavoro. Continuare a utilizzare la linea storica (del 1857), dicono, è antiquato.

Chi è contro la Tav, invece, sostiene che ci sono rischi per la salute (amianto e uranio nelle rocce della montagna) e che l'utilità dell'opera non è tale da giustificare costi così alti e i molti danni ambientali. Secondo i No-Tav, la linea ferroviaria attuale è più che sufficiente ad assorbire il traffico perchè oggi è sottoutilizzata e sarà saturata non prima del 2025-2030.


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RISULTATI
ALESSANDRO 61 mesi fa

SI PUO' ESSERE FAVOREVOLI O CONTRARI A QUALCOSA, NEL CASO SPECIFICO IO SONO CONTRARIO, MA CIO' NON GIUSTIFICA LA VIOLENZA DI NESSUN TIPO.

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