DALL'ITALIA12:32 - 12 luglio 2011

Donne a Siena: il silenzio del Tg1 e la protesta delle giornaliste

Tredici firme femminili della testata hanno scritto al direttore generale Lorenza Lei

di Flavia Parini
<p>Donne a Siena: il silenzio del Tg1 e la protesta delle
giornaliste</p>
PHOTO LAPRESSE

«Nella due giorni del movimento di Siena, non abbiamo visto andare in onda neanche un servizio che informasse sull'evento. In compenso nell'edizione di domenica 10 luglio delle 13.30 abbiamo assistito alla corsa delle donne sui tacchi a spillo». Così scrivono tredici giornaliste del Tg1 in una lettera di protesta indirizzata al nuovo direttore Rai, Lorenza Lei.

Al centro della discussione la decisione del Tg1 di non seguire la cronaca del raduno dei comitati del movimento femminile «Se non ora quando?» a Siena, evento che ha visto la partecipazione di circa 2 mila donne.

Maria Luisa Busi, Tiziana Ferrario, Alessandra Mancuso, Maria Grazia Mazzola, Elisa Anzaldo, Simona Sala, Giovanna Rossiello, Donatella Scarnati, Cinzia Fiorato, Emanuela Talani, Lucia Duraccio, Karina Laterza e Felicita Pistilli le firmatarie della lettera aperta a Lorenza Lei.

«Egregio direttore - si legge - ci rivolgiamo a lei in quanto primo direttore generale donna. La scelta del silenzio della prima testata penalizza il diritto di tutte le donne che pagano il canone a essere informate sugli eventi che le coinvolgono e ci conferma nel convincimento che urge un rinnovamento di mentalità per un'informazione più vicina alla gente, ai problemi delle donne, dei giovani e dei soggetti più deboli e penalizzati, auspicando che avvenga presto».

«Siamo giornaliste del Tg1 professioniste che, con vari ruoli e storie diverse tra loro, da anni lavorano per informare i cittadini (tutti) nello spirito del servizio pubblico. Siamo anche cittadine e utenti e dobbiamo esprimere il nostro disagio nell'avere assistito al silenzio di fronte al movimento delle donne radunate a Siena (oltre 2 mila), un evento trasversale, con 200 comitati, registe, attrici, scrittrici, operaie, rappresentanti sindacali, deputate di vario colore politico, che tutte insieme hanno rivendicato il proprio diritto a costruire un paese più equo, anche per donne».

«Dignità del lavoro, maternità, progressione di carriera, precariato, immagine pubblica - hanno concluso le giornaliste -, questi i temi che abbiamo visto rappresentati nella maggiori testate, tranne la principale, il Tg1».


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RISULTATI
coco nachel 65 mesi fa

biiutre hai perfettamente ragione! il direttore generale Lei è solo un fantoccio, una serva del potere, tipico della nostra repubblica delle banane..

biiutre 65 mesi fa

MA SE NON AVETE ANCORA CAPITO ORMAI L'INFORMAZIONE E' SOTTO CONTROLLO DEL POTERE NON BASTA METTERE UNA DONNA DIRETTORE , COME COME UN UOMO , SE FAI IL SERVETTO DEL POTERE NON CONTA UOMO O DONNA !! CONCORDO CON COCO NACHEL , STUDIO APERTO FAI DEI SERVIZI , CHE NEANCHE IL PEGGIORE DEI GIORNALI DI GOSSIP POTREBBE IMMAGINARE , LA LEI PRENDE UN FIOR STIPENDIO PER OBBEDDIRE , E CHI NON LO FAREBBE ????

Giovanna 65 mesi fa

ben lontane dalla parità

coco nachel 65 mesi fa

ormai il tg1 fa concorrenza a studio aperto per qanto riguarda i contenuti giornalistici, ci manca solo che ci propongono un servizio sul compleanno della nonna di george clooney! mah..

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