DALL'ITALIA12:00 - 14 luglio 2011

In coma da un anno, licenziata perchè «intralcia l'azienda»

L'operaia bergamasca è stata colpita da un aneurisma nel gennaio 2010

di Flavia Parini
<p>In coma da un anno, licenziata perchè «intralcia l'azienda»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Alla casa di cura Don Orione di Bergamo è ricoverata una donna di 41 anni che non sa di essere appena stata licenziata. È un'operaia della Nuova Termostampi di Lallio che nel gennaio 2010 è stata colpita da un'aneurisma cerebrale e che ora è in stato di coma.

La donna, che ha quattro figli (l'ultima nata il 31 maggio dello scorso anno, dopo quattro mesi dall'entrata in coma), è stata licenziata dalla ditta bergamasca per aver effettuato 368 giorni di malattia, superando così il «periodo di conservazione del lavoro».

La lettera di licenziamento inviata dall'azienda è chiara: «La discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento e incide in modo sensibile sull'equilibrio dei rispettivi obblighi contrattuali».

Di fronte a queste parole, il marito della donna (che aveva chiesto all'azienda che la moglie potesse utilizzare ferie e permessi maturati negli anni per non consumare tutti i giorni di malattia) ha deciso di rivolgersi ai sindacati e di impugnare il licenziamento.

«Mi sembra scandaloso che un'azienda neghi la fruizione delle ferie utilizzando la motivazione delle esigenze produttive - ha dichiarato - e ancor più ci ha turbato la parola intralcio. Chiedo rispetto per i diritti di mia moglie. Chiedo che, se ne ha, come credo, diritto, venga riassunta».

Sul caso è intervenuto anche il segretario della CGIL di Bergamo, Fulvio Bolis: «Mi è capitato di affrontare situazioni analoghe in passato. Quasi mai, anche grazie alla sostanziale assenza di costi per il datore di lavoro, le aziende hanno licenziato».


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RISULTATI
biiutre 65 mesi fa

i dirigenti o titolare di questa azienda si dovrebbero vergognare di se stessi , ma tanto torna tutto indietro , penso pero' che il marito abbia tutte le ragioni , ma solo in questo schifo di paese esistono ste situazioni ????

valentina974 65 mesi fa

é veramente triste quello che è successo a questa mamma, ma non si può pensare che un'azienda si faccia carico di questi tempi di un dipendente che non produce. Tra tasse contribuzioni e costi vari si fa fatica ad arrivare a fine mese anche nelle aziende. La signora e la sua famiglia hanna senza dubbio diritto ma dovrebbe essere lo stato a garantire lo stipendio in questi casi.

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