DALLA SOCIETA'16:00 - 15 luglio 2011

Donne e diritti: l'Italia non avanza. Il Rapporto Ombra fa il punto

Presentato ieri all'Onu il Rapporto Ombra sulla condizione della donna italiana

di Barbara Rivoli
<p>Donne e diritti: l'Italia non avanza. Il Rapporto Ombra fa il
punto</p>
PHOTO LAPRESSE

Che le donne siano in fermento è un dato di fatto: lo confermano iniziative come l'ultima manifestazione - in ordine di tempo - a Siena, lo scorso 9 e 10 luglio, i blog sempre più numerosi e focalizzati, i libri come Ave Mary di Michela Murgia o Senza una donna della coppia parlamentare Perina-Mosca, che smontano stereotipi e reclamano per le donne uno spazio attivo nella società culturale, economica e politica del Paese.

Purtroppo, però, è anche evidente che siamo solo all'inizio di questo "risveglio" di coscienza culturale e civile, come si intuisce leggendo le prime righe di Barbara Spinelli nell'introduzione al Rapporto Ombra, che la giurista ha coordinato e che è stato presentato giovedì all'Onu (New York).

E questo nonostante l'esistenza del CEDAW, acronimo di Convenzione per l'Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne, approvato nel 1980 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed effettivo dal 1981: praticamente il più completo e compiuto trattato internazionale sui diritti delle donne, che quest'anno compie giusto 30 anni e venne scritto per aprire realmente vita pubblica, lavorativa e processi decisionali alle donne, per contribuire all'eliminazione della violenza di genere e per impegnarsi a cambiare la diffusa accettazione degli stereotipi.

Ogni 5 anni i Paesi che lo hanno ratificato (Italia compresa, nel 1985) consegnano all'Onu un rapporto sulla sua implementazione, e proprio in occasione del VI Rapporto Periodico italiano (che va dal 2005 a oggi) la Spinelli ha pensato di svolgere una ricerca parallela "sul campo" per verificare i risultati raggiunti, e poi pubblicarla: il Rapporto Ombra, appunto.

«Negli anni 2005-2009 in Italia non si sono registrati sostanziali miglioramenti nella condizione delle donne - scrive la Spinelli -. Non si è registrata un'effettiva volontà politica di realizzazione di un piano d'azione strategico che affronti la questione culturale e la questione della presenza femminile nei luoghi di rappresentanza in maniera decisa e questo impedisce un effettivo avanzamento delle donne nel godimento dei loro diritti fondamentali».

Del resto, basta guardare all'attualità più recente: dalle operaie licenziate a Inzago a favore dei colleghi uomini alla fatica con cui è stata approvata la legge (in una versione peraltro pesantemente modificata in negativo rispetto all'originale) sulle quote rosa nei CdA di aziende pubbliche e quotate, è evidente che l'applicazione del Cedaw in Italia è stata disattesa.  

In più abbiamo sì un Ministero delle Pari Opportunità , ma - fa notare la Spinelli - «ha un funzionamento farraginoso e non ha un chiaro indirizzo unitario. Il Ministero delle Pari Opportunità dipende economicamente e politicamente dal Governo: sia perché il Ministero agisce su delega della Presidenza del Consiglio, sia perché è uno dei Ministeri senza portafoglio». E quindi è molto meno efficace di quanto potrebbe (dovrebbe?) essere.

In definitiva, gli strumenti ci sarebbero anche, ma occorre utilizzarli; e se questo non accade, continuare a pretenderlo. Dentro e fuori dalle piazze.


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RISULTATI
camygee 62 mesi fa

Mirko, non te l'hanno mai detto che quando non si ha niente di intelligente da dire è meglio tacere? Non ti offendere, ma davanti ad un commento del genere non posso proprio trattenermi.

barbara 62 mesi fa

caro Mirko, è vero: pretendere la parità per legge è osceno. Direi almeno quanto un Paese in cui questa è l'unica strada per ottenere quei diritti che, altrimenti, ci vengono negati.

Giovanna 62 mesi fa

tremate tremate le donne sono arrivate....HIHIHIHIHi

mirko 62 mesi fa

Trovo osceno che certe cose si pretendano per legge, al massimo si può fare della moral suasion, nel momento in cui si ritiene che certi costumi travalichino il buon senso. Ma certo in occidente oggi tutte le leggi codificate, ma anche le leggi che son tali per "uso", son favorevoli alle donne. Questa è la vera discriminazione di stato, altro che storielle delle femministe che pretendono i posticini nei CDA delle imprese anche private, vergognoso. Perchè una cosa è il comportamento censurabile di un singolo che palesemente discrimina (ma non è un suo diritto, scegliere quali dipendenti tenere? Sarà stronzo magari, ma essere stronzi non è reato..), altra è innalzare la "preferenza rosa" a sistema istituzionale.

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