DAL MONDO10:28 - 25 agosto 2011

Libia, rapiti quattro giornalisti italiani

Sono stati fermati da un gruppo di civili e poi consegnati agli uomini di Gheddafi

di Flavia Parini
<p>Libia, rapiti quattro giornalisti italiani</p>

Domenico Quirico (La Stampa), Claudio Monici (Avvenire), Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina (entrambi Corriere della Sera). Sono loro i quattro giornalisti italiani rapiti ieri in Libia mentre cercavano di entrare a Tripoli.

I quattro inviati, che viaggiavano sulla stessa auto sulla strada che da Zawiyah porta alla capitale, sono stati fermati in tarda mattinata da un gruppo di civili che li hanno derubati e malmenati. L'autista che li stava accompagnando a Tripoli è stato ucciso. I rapitori, poi, hanno consegnato i reporter a un gruppo di militari fedeli a Gheddafi, che li hanno portati in una casa privata di Tripoli.

Intorno alle 19, all'inviato di Avvenire, Claudio Monici, è stato consentito di utilizzare il telefono. Il giornalista ha avvisato la madre e poi ha chiamato la redazione del giornale, rassicurando i colleghi sulle condizioni sue e degli altri tre rapiti. Poco dopo la mezzanotte anche Domenico Quirico è riuscito a contattare telefonicamente i familiari, confermando le buone condizioni di tutti. Secondo questi brevi racconti, sembra che i giornalisti, dal momento in cui sono arrivati nell'appartamento, siano stati trattati bene.

Anche il console italiano a Bengasi, Guido de Sanctis, è riuscito a mettersi in contatto con uno dei giornalisti e ha confermato che i rapiti «stanno bene», aggiungendo che «dopo il tramonto (come vuole il Ramadan) sono stati rifocillati con cibo e acqua». Secondo il console, l'appartamento potrebbe essere situato tra Bab al-Azizya e l'Hotel Rixos (dove ieri sera sono stati liberati i giornalisti che vi erano rinchiusi da 5 giorni), perchè gli inviati italiani avrebbero detto di vedere dalle finestre un centro commerciale che apparteneva ad Aisha, la figlia del colonnello libico.

Il ministro degli Esteri Franco Frattini e l'Unità di crisi stanno lavorando per arrivare a una rapida soluzione della vicenda e si stanno adoperando nel tentativo di ricostruire le circostanze del sequestro. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi stanno seguendo costantemente l'evolversi della vicenda. Dall'Unione Europea è arrivato un appello per «l'immediato rilascio dei quattro giornalisti».

Intanto, a Tripoli continuano i violenti scontri tra i ribelli e gli uomini fedeli a Gheddafi. Dopo aver conquistato il bunker di Bab al-Azizya, i combattenti ora cercano di capire dove si nasconde il rais, sulla cui testa pende una taglia da 1,6 milioni di dollari. La cifra sarebbe stata offerta da un anonimo imprenditore e promessa a chiunque riuscisse a catturare Gheddafi, vivo o morto. Il Consiglio nazionale di transizione, guidato da Mustafa Abdel Jalil, ha sostenuto l'iniziativa dell'uomo d'affari, aggiungendo che sarà prevista la grazia a chiunque dovesse uccidere il colonnello.

Le parole di Jalil, che oggi è a Milano per incontrare il premier Berlusconi, hanno suscitato stupore: fino a pochi giorni fa, infatti, il presidente aveva invitato i ribelli alla calma e aveva chiesto loro di «non farsi giustizia da soli». Secondo una fonte a lui vicina, il leader della Libia liberata sarebbe angosciato per il copioso spargimento di sangue degli ultimi giorni. Dal momento in cui i ribelli sono entrati a Tripoli, infatti, si contano più di 400 morti e 2 mila feriti.


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