DAL MONDO12:23 - 31 agosto 2011

Nisreen, 19 anni, costretta a uccidere per Gheddafi

Faceva parte delle milizie femminili del colonnello libico

di Flavia Parini
<p>Nisreen, 19 anni, costretta a uccidere per Gheddafi</p>
PHOTO GETTY IMAGES

La chiamano «assassina», «esecutrice», «serial killer». Ma in realtà Nisreen Mansour, con i suoi 19 anni e i suoi grandi occhi scuri, non è altro che una vittima della guerra libica.

La sua storia è stata raccontata nei giorni scorsi dai reporter del quotidiano inglese Daily Mail, che hanno incontrato la ragazza in un ospedale di Tripoli. Nisreen sta ricevendo le cure necessarie, ma è tenuta dai ribelli con i piedi ammanettati al letto. Mentre in tutta la città infuria la battaglia contro Gheddafi, i combattenti contrari al regime non vogliono correre il rischio di lasciarsi scappare una prigioniera come lei, che faceva parte delle milizie femminili del rais e che negli ultimi giorni ha ucciso dieci, forse undici, ribelli disarmati.

Nisreen non ha avuto scelta. Innanzitutto, ormai più di un anno fa, non ha scelto di entrare nell'esercito gheddafiano. Lei aveva lasciato la scuola per restare a casa ad accudire la madre, malata di cancro, non certo perchè avesse l'ambizione di diventare una delle "donne con la pistola" al servizio del colonnello.

La sua famiglia non adorava il rais, ma sua madre conosceva una donna, Fatma al Dreby, che era a capo del corpo femminile della guardia armata di Gheddafi. E proprio Fatma, una volta saputo che la giovane aveva lasciato la scuola, ha deciso che Nisreen sarebbe entrata, come recluta, nell'esercito in gonnella. La famiglia della ragazza ha cercato di protestare, ma inutilmente: il regime aveva scelto Nisreen, così giovane e bella da essere perfetta per entrare a far parte delle milizie femminili.

Così Nisreen ha dovuto affrontare l'addestramento, ha imparato a sparare e infine è stata destinata alla 77esima brigata, con sede vicino al compound di Bab al-Azizya. Quasi rassegnata al suo destino, Nisreen aveva almeno trovato un'amica, Faten, con cui condividere le sue preoccupazioni. Un giorno, però, mentre montavano di guardia a un posto di blocco in città, Faten si è avvicinata troppo al figlio di Gheddafi, Saif, curiosa di vederlo da vicino. Ma non è concesso avvicinarsi in quel modo alla famiglia del rais: un militare ha subito alzato la pistola e ha colpito Faten alla testa, uccidendola sul colpo davanti agli occhi dell'amica.

Come tante altre ragazze delle milizie, anche Nisreen, durante il periodo trascorso nella 77esima brigata, ha subito ripetute violenze sessuali. È stata stuprata dal comandante della brigata, dal figlio e da altri ufficiali dell'esercito di Gheddafi. A consegnare la ragazza agli uomini era la stessa Fatma al Dreby, la donna che l'aveva costretta ad arruolarsi. Negli ultimi mesi, con lo scoppio della rivolta libica, le violenze e gli stupri si sono fatti più frequenti.

Un giorno, infine, Nisreen è stata portata in una stanza, le è stato consegnato un fucile e le è stato ordinato di sparare a tutti i prigionieri. Uno a uno, giorno dopo giorno, i ribelli venivano fatti entrare nella stanza e la ragazza è stata costretta a ucciderli. Dietro di lei, alcuni militari delle forze gheddafiani la tenevano sotto tiro e le ricordavano che aveva una sola scelta: uccidere i prigionieri oppure essere uccisa.

Nisreen ne ha uccisi dieci, forse undici. Il terrore e l'angoscia non le hanno permesso di tenere il conto delle vite che spezzava nel tentativo di salvare la sua. Poi non ce l'ha fatta più. Un mattino ha tentato il tutto per tutto ed è scappata saltando da una finestra.

Ora è caduta nelle mani dei ribelli che, vedendola ferita, l'hanno portata in ospedale per ricevere le cure necessarie. Alcuni di loro credono al suo racconto, altri la incolpano per non essersi ribellata prima e per aver accettato di uccidere per Gheddafi. Forse sarà processata. Lei, che ha confessato tutto di sua spontanea volontà, sembra sperare ancora. Spera di essere compresa, di vedere il giorno in cui sarà fatta giustizia.

Spera, a 19 anni, in una nuova vita. E anche in una nuova Libia.

(Nella foto: Nisreen Mansour è la ragazza al centro, con il velo giallo)


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RISULTATI
ALESSANDRO 64 mesi fa

LE ATROCITA' DI UNA GUERRA QUASI SEMPRE NON SONO ALTRO CHE IL RISULTATO DELLA CATTIVERIA UMANA.

Mia madre ottanta anni mi ha sempre detto Carla ..spero che tu non veda mai una guerra io l'ho vissuta e ho visto. Mi ha sempre augurato che non la veda mai. Perchè gli uomini sono cosi imbecilli e assetati di potere?

Ho letto ora che una città è stata rasa al suolo io credo che sia solo una sporca guerra per il petrolio. Mi fa schifo questa guerra E pensare che migliaia di persone muoiano per gli interessi USA e iSRAELE mi fa ...non lo dico incapperei nella censura No alle guerre sempre SEMPRE

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