DALL'ITALIA09:02 - 08 settembre 2011

Il quadro della Madonna piange. E il vescovo chiama i Ris

La coppia di Licata che ha acquistato il quadro si è subito accorta del fenomeno

di Flavia Parini
<p>Il quadro della Madonna piange. E il vescovo chiama i Ris</p>

Quello dei carabinieri del Ris è un lavoro delicato e complesso. Si tratta di raccogliere e analizzare prove di ogni tipo provenienti da scene del crimine, spesso a seguito di un omicidio. Ci sono volte, però, in cui i Ris si ritrovano a svolgere compiti davvero particolari.

È questo il caso dell'ultima richiesta di intervento fatta ai Ris di Messina, guidati dal comandante Sergio Schiavone. I carabinieri, infatti, sono stati chiamati dal vescovo di Agrigento, monsignor Francesco Montenegro, per analizzare un dipinto raffigurante la Madonna con il Bambino.

Dal volto della Vergine Maria, infatti, sembrano scendere lacrime di sangue. Il dipinto era stato acquistato da una coppia di Licata nei giorni intorno a Ferragosto ed era stato appeso a una parete della camera da letto. Dopo pochi giorni, però, i coniugi si sono accorti che qualcosa non andava: dagli occhi della Madonna sgorgavano lacrime rosse, come di sangue.

Come sempre accade in questi casi, la voce del presunto miracolo si è sparsa velocemente, fino ad arrivare all'orecchio del parroco di Licata, don Tonino, che si è recato a casa della coppia per vedere il quadro. «Non ho visto lacrimare il dipinto - ha detto il sacerdote -, ma passando la mano sopra l'immagine ho sentito che il quadro era bagnato. Ho anche verificato che dietro non ci fossero meccanismi tali da far pensare a un trucco».

Dopo aver accertato che nemmeno sulle pareti ci fossero tracce di umido o di infiltrazioni, il parroco ha deciso di rivolgersi al vescovo di Agrigento, che si è subito mobilitato per chiarire la faccenda. Monsignor Montenegro ha preso in consegna il quadro, ma non ha gridato al miracolo. Anzi, ha chiamato i Ris di Messina chiedendo loro di fare delle analisi per svelare il mistero.

«Non ci era mai successo di ricevere una richiesta del genere - ha dichiarato il comandante Schiavone -. Innanzitutto cercheremo di capire la natura di questo liquido e, se realmente si dovesse trattare di sangue, estrarremo il Dna da mettere a disposizione per eventuali comparazioni».

 


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