DALL'ITALIA13:33 - 26 settembre 2011

Addio, Sergio Bonelli. Lo ricorda Lorenzo Calza,
fumettista, collega, amico

Il fumetto italiano perde il celebre editore Sergio Bonelli. Lo ricorda per noi Lorenzo Calza, una delle menti creative del fumetto noir «Julia», e autore delle vignette di She che Style.it pubblica due volte alla settimana

di staff Style.it
<p>Addio, Sergio Bonelli. Lo ricorda Lorenzo Calza,<br />
 fumettista, collega, amico</p>

Il fumetto italiano perde oggi il celebre editore Sergio Bonelli. Lo ricorda per noi Lorenzo Calza, una delle menti creative del fumetto noir Julia, e autore delle vignette di She che Style.it pubblica due volte alla settimana.

Che cosa vi mancherà di più di lui come uomo?
«Aveva carisma, un pessimismo ironico che celava dietro una timidezza solo di facciata. Seduto a capotavola, i suoi occhietti guardavano tutto e studiavano, e catalogavano.
Resta fisso il momento in cui lo conobbi, nel 1990. Avevo diciannove anni, per me era un'icona. In realtà fu umile, alla mano. Mi prese sottobraccio. Dopo un decennio le nostre strade si sarebbero reincrociate. Sarebbe diventato il mio editore, l'uomo che mi ha permesso di costruirmi un mestiere, una vita e una famiglia.
L'ultimo ricordo che ne ho è la sua carezza al mio figlio più piccolo».

Quale eredità vi lascia come editore?
«Unico. Era il fumetto. Sergio Bonelli aveva un'idea artigianale e alta della professione. Andava in redazione anche la domenica. Era il suo posto, si annoiava ovunque tranne che lì. Leggeva e supervisionava tutto prima che andasse in stampa, come forma di rispetto per il pubblico. Negli anni ha creato la più grande macchina narrativa del pianeta, senza dubbio. Decine di migliaia di storie di ogni tipo, tutti i generi dell'avventura, sempre concepiti per il popolo. Con gusto, garbo, passione, i Bonelli hanno plasmato l'immaginario popolare dell'Italia. Prima suo padre Gianluigi, nel dopoguerra. Poi Sergio, fino ai giorni nostri».

C'è un consiglio o una frase ascoltata o riportata che può riassumere la sua linea, il suo modo di vedere le cose?
«Quando parlava dei suoi viaggi in Amazzonia s'illuminava, e la sua milanesità profonda si "apriva". Stava in quel volo di fantasia tutta l'epica della casa editrice, degna erede di Salgari e di una genia italica che oltre a viaggiare per il mondo ha anche saputo raccontarlo, interpretarlo.
La frase che ricordo me la sussurrò in un orecchio, dopo che un suo collaboratore lo incensò in pubblico. "Tutta scena, non si fa così. Siamo tra amici", mi disse».

Puoi condividere un aneddoto legato a uno dei personaggi a cui avete lavorato assieme?
«Giancarlo Berardi gli chiese di provare un'operazione ambiziosa: la maternità di Julia. Lui si oppose. Si confrontavano due stili, due concezioni, che però hanno sempre convissuto alla grande, regalando al fumetto italiano pagine straordinarie, come quelle di Ken Parker. Io sto dalla parte del mio maestro Berardi, Julia mamma sarebbe stata una sfida straordinaria. Ma capisco gli scrupoli di Bonelli. Temeva che qualcuno s'impressionasse, che trovasse la cosa troppo complessa. Perché lui aveva il lettore dentro, tutti i suoi lettori. Ci mancherà, a tutti».
(testo raccolto da Valentina Caiani)


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RISULTATI
becattini 60 mesi fa

Un Signore, il cui stile e pensiero, io spero, rimanga da modello per tanti di noi: passione, eleganza, leggerezza senza mai cadere nel cattivo gusto. Dimostrazione di una fantasia pura quanto mai "reale" e intelligente.

Alberto 60 mesi fa

Ci mancherà davvero a tutti, tutte le emozioni che ci ha fatto vivere nei suoi mirabolanti fumetti, che tuttora leggo con una grande emozione e felicità, qualcosa di unico e raro che mi porta tutte le volte a cambiare anche una parte di me stesso, tutte le volte rivivo un po' di tristezza, gioia, dolore e commozione nel leggere molti dei suoi fumetti...Grazie davvero di tutto Sergio, mancherai a tutti noi tuoi cari lettori!!

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