DALL'ITALIA16:40 - 05 ottobre 2011

Lavoro, le italiane guadagnano il 18% in meno degli uomini

Le differenze di retribuzione tra uomini e donne erano già note. Ora, però, una ricerca dell'Isfol svelta tutte le percentuali

di Francesca Porta
<p>Lavoro, le italiane guadagnano il 18% in meno degli uomini</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Un uomo e una donna lavorano nello stesso ufficio: svolgono le stesse mansioni, hanno le stesse competenze e, con la nuova finanziaria, andranno in pensione alla stessa età. Perchè allora lo stipendio della donna è molto più basso di quello dell'uomo?

È questa l'importante domanda a cui ha cercato di rispondere Emiliano Rustichelli, lo studioso dell'Isfol che ieri ha presentato la sua ricerca sul "gender pay gap" al Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel).

Rustichelli ha illustrato i risultati dello studio, affermando che in Italia le donne guadagnano dal 10 al 18% in meno rispetto ai colleghi uomini. La notizia di per sè era già nota, ma questo nuovo studio svela percentuali e numeri precisi, che possono aiutare nella comprensione del fenomeno.

Secondo la ricerca dell'Isfol, la differenza di retribuzione è maggiore nell'ambito dei servizi finanziari (dove il gap arriva al 26,1%), dell'istruzione e della sanità (), mentre è minore nel settore alberghiero (3,3% e nei rapporti di lavoro temporaneo (1,2%).

La forbice del gap salariale, inoltre, si allarga ancora di più per le donne meno scolarizzate (arriva al 20%) e si mantiene sempre oltre il 15% per le lavoratrici che possiedono solo la licenza media.

Per quanto riguarda l'età delle lavoratrici, la ricerca svela che il gap colpisce maggiormente le donne al di sopra dei 40 anni (la forbice si allarga fino al 12,1%) e le giovanissime (8.3%). La situazione è invece migliore per le lavoratrici che hanno un'età compresa tra i 30 e i 39 anni: per loro la differenza di salario rispetto ai colleghi uomini è del 3,2%.

Ma qual è il motivo di questa differenza retributiva? Emiliano Rustichelli ha provato a dare qualche risposta, rilevando innanzitutto che le donne hanno solitamente una carriera più discontinua di quella dei colleghi maschi (a causa in primis della maternità), cosa che danneggia il percorso verso gli scatti di anzianità salariali e gli aumenti di vario tipo.

Lo studioso ha anche ricordato che le donne di solito fanno meno straordinari (al lavoro) perchè si dedicano molto di più degli uomini alle faccende domestiche e alla cura dei figli. Infine, le donne ottengono meno promozioni degli uomini: il che può essere dovuto ai motivi appena ricordati o anche, e lo studio non lo esclude, a una pura discriminazione.

 


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