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La Tunisia ha scelto Rachid Gannouchi. A nove
mesi di distanza dallo scoppio della rivolta, il popolo tunisino ha
partecipato a un'elezione democratica (la prima dopo 23 anni di
regime) e ha deciso di affidarsi al partito islamico
EnnahdHa.
Il partito guidato da Gannouchi ha vinto le elezioni del 23
ottobre con il 41,47% dei voti. Secondo i dati
comunicati ieri sera dalla Commissione elettorale locale,
EnnahdHa ottiene così 90 seggi su 217; 30 seggi
(13,82%) sono invece andati al Congrès pour la
République, mentre 21 (9,68%) sono stati conquistati dal
partito Ettakatol.
La lista Petition Populaire ha invece ottenuto
19 seggi, ma in sei circoscrizioni le sue liste sono state
escluse perchè tacciate di avere al loro interno
candidati un tempo legati al partito dell'ex presidente Ben
Ali.
La cancellazione delle liste del partito ha provocato lo
scoppio di violenti scontri a Sidi Bouzid: nella
piazza della città, la stessa dove lo scorso gennaio ha iniziato a
soffiare il vento della Primavera Araba, decine di giovani
manifestanti hanno assediato la sede del partito islamico vincente
e il Municipio, cercando di appiccare un incendio.
L'intervento delle forze dell'ordine, che hanno lanciato
lacrimogeni e fermato alcuni ragazzi, non sembra per ora
essere riuscito a placare la rivolta. Da parte sua, il
leader di Petition Populaire, Hachmi Haamdi, sembra aver deciso di
ritirarsi dal Parlamento e di rinunciare ai seggi conquistati.
Ma cosa succederà ora in Tunisia? Rispondere a
questa domanda non è facile. La vittoria di Gannouchi da
molti è vista come un pericolo: il partito è infatti
religioso e conservatore. Questo fa temere un passo indietro
rispetto alle libertà laiche conquistate a fatica negli ultimi
anni, soprattutto dalle donne.
Ma il nuovo leader della Tunisia ha cercato subito di
rassicurare il suo popolo (e il mondo
occidentale), mostrandosi disposto a formare una coalizione con gli
altri due partiti laici che sono stati eletti in Parlamento.
Anche la figlia di Gannouchi, Yusra, ha subito
rilasciato una dichiarazione importante: «Le donne tunisine
non hanno niente da temere, il codice non sarà cambiato,
non abbiamo certo intenzione di introdurre la poligamia».
Abdelhamid Jlazzi, capo della campagna elettorale di EnnhadHa,
ha aggiunto: «Non ci saranno strappi. Siamo arrivati al
potere con la democrazia, non con i carri armati. Dopo la
sofferenza, abbiamo l'opportunità di assaporare libertà e
democrazia».
Libertà e democrazia in Tunisia. È la speranza di tutti.