Senti come parla (e scopri se è misogino)

02 agosto 2010 
<p>Senti come parla (e scopri se è misogino)</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Uomini che odiano le donne. In questo caso, però, Stieg Larsson non c'entra. Il riferimento è, infatti, a quel campionario di orrori lessicali che spesso utilizzano i maschietti quando parlano dell'altro sesso: espressioni niente affatto eleganti e sempre da censurare per la volgarità nemmeno troppo intrinseca, usate magari allo scopo di darsi un tono e di apparire "fighi" di fronte agli amici, ma che alla fine dimostrano una cosa sola: ovvero, la misoginia del soggetto in questione, che detesta a tal punto le donne da sentire la necessità di parlarne male a prescindere.

E per avere un assaggio di varia bestialità, il londinese Guardian ha dedicato un reportage al "sessismo casuale": in altre parole, come beccare un misogino (o un vero e proprio "odiatore di donne") da come parla delle donne, da come le tratta e da come reagisce in loro presenza. Vero, molte frasi che ritroviamo nell'articolo sono per lo più slang di inglesissimo e non sempre comprensibile humor, ma di certo alcune si possono ben adattare anche all'italiano medio, meglio se becero.

E così, se Oltremanica di uno come David Beckham si dice che "è sposato ad un cane", non bisogna prenderlo alla lettera e pensare che la filiforme Victoria si sia trasformata in un cocker, bensì che la Posh abbia assunto la facente funzione di "mastino", ovvero una che quando ti si attacca alle caviglie è peggio di qualunque difensore.

Altro esempio: se un suddito di Sua Maestà definisce "bitch" un'attrice (nel caso specifico, Lucy Liu) non è che la signorina si sia improvvisamente messa a fare il lavoro più antico del mondo per arrotondare il cachet, ma, più semplicemente, è una che dà l'idea di essere "facile" (quanto, poi ad esserlo davvero, spesso ce ne corre...).

Indubbiamente, il vocabolario di pessime maniere che accompagna il misogino è quanto di più variegato ci sia e se i sostantivi riconducono spesso al mondo animale, i verbi hanno talvolta un suono onomatopeico, per aumentare l'impatto violento e la sensazione sgradevole. Ma come rileva lo stesso giornale, ormai le donne hanno imparato anche loro a familiarizzare con certe espressioni e, pertanto, riescono a conviverci e, in alcuni casi, a usarle persino loro, così da restituirle al mittente se si presenta la giusta occasione.

Come detto, la misoginia non conosce barriere linguistiche nè geografiche, come dimostrano gli italianissimi "coatti", in questo periodo soprattutto da ombrellone. Ragazzotti (ma anche signori già in là con l'età) che al semplice apparire di una persona dell'altro sesso si lasciano andare ad apprezzamenti non esattamente oxfordiani del tipo «Ahhoo! Io so uomo e tu sei donna... che dovemo fa»?, con corollario di "toccatine" inequivocabili e gesti non tanto da grezzo di periferia, ma da grezzo e basta.

Non a caso, sulla rete pullulano i test per capire se sei un vero coatto o se sei più sul genere gentiluomo, mentre se si pensa alle frasi tipiche italiane, espressioni come attaccar bottone non indica velleità sartoriali, bensì il tentativo di un uomo di provarci con una donna (utile in vacanza, magari con la vicina di ombrellone), sperando di non ricevere il classico due di picche (ovvero, un rifiuto) o che la possibile storia si trasformi in un'attrazione fatale (il riferimento è al celebre film di Adriane Lyne, tanto temuto dai maschietti di ogni età) ma nemmeno sia un fuoco di paglia (in altre parole, una passione che dura il tempo della vacanza). Se poi l'affare s'ingrossa, interpretatelo come volete, ma è sempre e comunque un segnale positivo. E qui non serve essere coatti o misogini per capirlo, basta solo essere uomini.

 

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