Bambini: il sonno notturno
li rende più intelligenti

17 novembre 2010 
<p>Bambini: il sonno notturno<br />
 li rende più intelligenti</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Un bel sonno notturno ha un effetto sprint sul nostro cervello, rendendolo più attivo, mentre i riposini diurni spengono questa lucidità intellettiva. La correlazione è stata studiata in 60 bimbi canadesi fra i 18 mesi e i due anni d'età, per analizzare gli effetti del sonno sulle loro capacità cerebrali quali controllare gli impulsi, ricordare le cose e mostrare flessibilità mentale.

«Abbiamo rilevato che il sonno dei neonati è associato a funzioni cognitive che dipendono dalla struttura del cervello, che si sviluppa rapidamente nei primi due anni di vita», ha spiegato Annie Bernier, psicologa dell'Università di Montreal, al "Daily Telegraph" «e questo potrebbe implicare che una buona notte di sonno in un bimbo di quell'età porti ad una cascata di effetti neurologici che hanno poi implicazioni successive sulla sua capacità cerebrale».

Nell'esperimento condotto a supporto di tale tesi (pubblicata sulla rivista "Child Development"), i ricercatori canadesi hanno chiesto alle mamme di tenere una sorta di "diario del sonno", dove venivano elencati anche i riposini diurni e i risvegli notturni dei loro figli. Quando i bambini avevano 18 mesi e due anni d'età, i ricercatori ne hanno quindi misurato le capacità funzionali, scoprendo che quelli che dormivano di più nelle ore notturne avevano un'abilità cerebrale molto più sviluppata rispetto ai coetanei che preferivano le pennichelle durante il giorno, soprattutto per quanto riguarda il controllo degli impulsi. E tale legame rimaneva inalterato anche quando entravano in gioco fattori come l'educazione dei genitori o le capacità cognitive generali, mentre il numero di risvegli notturni o le ore dormite in totale non avevano influenze di rilievo. «Questi risultati», ha concluso la professoressa Bernier, «si aggiungono a precedenti ricerche, svolte su ragazzi in età scolare, che hanno mostrato come il sonno abbia un ruolo fondamentale nello sviluppo di funzioni cognitive più importanti, che interessano la corteccia prefrontale».

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