Il cervello umano?
Programmato per "credere"

21 dicembre 2010 
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 Programmato per "credere"</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Perché, fin dalle origini, l'uomo cerca il contatto con un'entità superiore? Tante e contraddittorie sono state le risposte che teologi, filosofi e psicologi hanno provato a dare a questa domanda nel corso dei secoli.

Il libro "Dio nel cervello - La prova biologica della fede", dei neurologi Andrew Newberg, Eugene D'Aquili e Vince Rause, affronta una volta per tutte questi interrogativi metafisici. Ma da una prospettiva assolutamente scientifica. Gli studiosi dell'Università della Pennsylvania propongono una spiegazione semplice e rigorosa: la pulsione religiosa, stando ai risultati della loro ricerca, affonderebbe le radici nella neurobiologia.

Dopo lunghi studi sulla fisiologia e il funzionamento del cervello, i ricercatori americani hanno esaminato con le moderne tecniche di scansione le reazioni di due diversi tipi di credenti, buddhisti tibetani e suore francescane, scoprendo che, durante gli stati di intensa esperienza mistica, la regione dell'encefalo posteriore viene come sottoposta a un black out: l'assorbimento dell'io all'interno di qualcosa di più vasto non deriverebbe, dunque, da una costruzione emotiva, ma scaturirebbe da eventi neurologici. E nel loro saggio gli scienziati concludono: "Il cervello umano è stato geneticamente configurato per incoraggiare la fede religiosa".

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