Non è il caso di mettersi a "lavorare" da soli per salvare la
coppia, quando ci sono dei problemi e il partner non si sta più
impegnando. Non servirà. Anzi, è addirittura controproducente che
uno dei due sia dia molto da fare, mentre l'altro trascura la
relazione. Lo dice la ricerca (pubblicata sull'ultimo numero di
"Psychological Science", la rivista della Association for
Psychological Science) di sei studiosi, Minda Oriña del St. Olaf
College; Andrew Collins, Jeffry Simpson, Jessica Salvatore e John
Kim dell'Università del Minnesota e Katherine Haydon della
University of Illinois.
Secondo loro, l'amore è come il tango: per ballarlo,
bisogna essere in due. E, proprio come in una danza,
non è tanto l'impegno individuale a fare la differenza, ma
la grazia della coppia. Il livello di impegno, anzi, deve
essere simile, e i partner devono essere bene assortiti.
Due persone legate da un forte sentimento diventeranno benevole
e tolleranti nelle difficoltà, e saranno disposti a cercare
razionalmente una soluzione. Allo stesso modo, i componenti di una
coppia "debole" possono non avere voglia di lavorare sul rapporto,
ma siccome le aspettative di entrambi sono basse, non ci sarà
attrito fra loro. Quando, invece, una coppia è formata da un
partner fortemente motivato e da uno che lo è molto meno, prevarrà
quello poco impegnato, che investe meno nel legame. E nasceranno
sicuramente dei conflitti.
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno
analizzato i dati del Minnesota Longitudinal Study of Risk and
Adaptation e hanno reclutato 78 volontari, di 20 o 21 anni, e i
loro partner, chiedendo loro di rispondere a un questionario. E,
come previsto, le coppie con un diverso livello di impegno erano
proprio quelle più ostili fra loro.