Il re del boylesque: «Sono la quota azzurra in un mondo dominato da donne»

22 giugno 2011 
<p>Il re del boylesque: «Sono la quota azzurra in un mondo dominato
da donne»</p>
PHOTO COURTESY OF AGNES WEBER

Di professione fa il "boylesquer", ovvero il performer di spettacoli burlesque. Niente a che vedere, però, con le drag queen: i boylesquer non si vestono da donna. Milanese, trentenne, Alan Debevoise è stato il primo a introdurre in Italia il lato maschile del burlesque, che declina gli atti delle artiste femminili ispirandosi a grandi uomini del passato o del proprio immaginario. Il 15 luglio si esibirà alla Maison Espana di Milano. L'abbiamo incontrato.

"Boylesque", un termine che in Italia suona piuttosto nuovo…
«In realtà, nasce in Inghilterra come side show degli spettacoli neo burlesque e cabaret. È una forma espressiva volutamente ironica, con un gioco di parole il boylesque "si burla" del burlesque, ma camminando di pari passo».

Come si diventa boylesquer?
«Non esiste una formazione accademica. Io non provengo dalla danza, sebbene abbia mosso i primi passi con gli insegnamenti di Mitzi Von Wolfgang della Burlesque School di Milano e di Gypsy Charms del Ministry of Burlesque di Londra. Due anni fa sono entrato in questo mondo come presentatore per l'agenzia Les Vedettes di Milano, che rappresenta le regine mondiali del panorama Burlesque. Sono state proprio loro a spingermi ad intraprendere questa carriera insegnandomi i trucchi del mestiere».

L'aspetto più piacevole di questa professione?
«Il respiro internazionale che si vive nei backstage. A differenza delle artiste italiane, spesso animate da invidie e gelosie, le performer con cui ho lavorato, famose in tutto il mondo, sanno comportarsi con umiltà senza manie di divismo. Amo molto anche il rapporto con il pubblico, non resto mai fermo sul palco, scendo fra la gente e mi diverto per tutta la durata del mio numero con chi ha pagato un biglietto per vedermi. Credo che sia un dovere di ogni artista quello di rendere partecipe il proprio pubblico».

Cosa si aspetta il pubblico?
«Cinque minuti di divertimento. Il mio pubblico non brama per vedermi togliere i pantaloni, ma per arrivare in fondo alla storia che rappresento in ogni atto. Senza un concept, il numero sarebbe un semplice spogliarello. I miei personaggi hanno sempre un perché che li spinge a uno stip-tease. È la concezione britannica del Burlesque: senza trama un numero non potrebbe stare in piedi!»

Donne e uomini: chi segue maggiormente gli spettacoli?
«Il pubblico è equamente suddiviso, ma di solito sono gli uomini a farmi i complimenti dopo le esibizioni. Perché non mi metto in competizione sfoderando un fisico palestrato e inarrivabile. Sono uno di loro che è salito sul palco per cimentarsi in un ambito tipicamente femminile. La mia è una sorta di parità dei sessi al contrario, porto una quota azzurra in un mondo fatto di donne bellissime!»

Il complimento che ti ha fatto più piacere?
«Nell'aprile 2011 mi sono esibito alla prestigiosa London Burlesque Week, il festival più famoso a livello internazionale. Fra il pubblico del rinomato Madame Jojo's a Soho era seduta Cherry Shakewell, celebre performer inglese (sarà anche nel cast del sequel su Sherlock Holmes, accanto a Jude Law e Robert Downey jr, ndr) e una delle mie migliori amiche. Nel backstage mi ha sussurrato di essere orgogliosa di me e del lavoro fatto sul mio personaggio. Mi sono commosso».

Uno show burlesque può essere "terapeutico" per chi lo interpreta?
«Esibirsi in uno show burlesque aiuta nella concezione di sé, dei propri limiti ma anche delle proprie potenzialità. Sei da solo sul palco e devi spogliarti, metterti a nudo in un numero creato dall'inizio alla fine (costumi, musiche…) da te stesso. Se parte l'applauso significa che stai facendo un buon lavoro. In alcuni momenti della vita ognuno dovrebbe aver diritto a un applauso».

Vale anche per chi fa da spettatore?
«Assolutamente sì. Sulle passerelle sfilano donne dai fisici mozzafiato. In tv passano spot con modelli in costume da bagno che sembrano scolpiti nel marmo. Negli show burlesque si può dare spazio a ogni tipo di fisicità e di bellezza. Fra il pubblico c'è sempre qualcuno che si identifica nell'artista sotto i riflettori e una volta a casa ci si spoglia con più facilità, senza più aver paura dello specchio!».

Cos'è per te la seduzione?
«La gestualità che ognuno di noi possiede. Esistono diversi tipi di gestualità, quelle più pacate, quelle più marcate. Alla stessa maniera esistono diverse tipologie di seduzione. L'importante è non mostrarsi mai affettati o calcolati. O trascurati. La prima persona che si deve sedurre siamo noi stessi, se manca questa presa di coscienza difficilmente si potrà risultare attraenti al resto del mondo».

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).