Adam Phillips: «Quando c'è passione,
non può esserci equilibrio»

08 settembre 2011 
<p>Adam Phillips: «Quando c'è passione,<br />
 non può esserci equilibrio»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Perché ci innamoriamo di qualcuno per certe caratteristiche, fisiche o caratteriali, che in seguito ci daranno fastidio, anzi saranno la causa della fine del rapporto? «Abbiamo fatto una magia, anzi un'alchimia. Gli aspetti del nostro partner ci disturbavano inconsciamente così tanto che li abbiamo trasformati in pregi, quasi per incantesimo». Prima o poi l'alchimia finisce, e noi torniamo a tenere alte le nostre difese, a percepire la nostre paure e disagi. E allora ci disinnamoriamo: rifiutiamo un amore che era autodistruttivo (contro-fobico, dicono gli psicanalisti) e ricominciamo da capo.
È così che funziona la nostra mente. Lo sostiene Adam Phillips, classe 1954, gallese di Cardiff figlio di ebrei polacchi, psicoanalista di fama. Ha scritto fortunati saggi dai titoli eccentrici ( "Sul bacio, il solletico e la noia"), annovera pazienti illustri (lo scrittore Hanif Kureishi, ad esempio) e vive e lavora a Londra.
In questi giorni era di passaggio in Italia, atteso ospite al Festival della Mente di Sarzana. Phillips ha presentato a un nutrito pubblico la sua brillante raccolta di saggi "Sull'equilibrio" (Ponte alle Grazie, pagg. 299, 20 euro) e Style.it ha colto l'occasione per incontrare la "psico-star".

Lei sostiene che viviamo l'epoca degli eccessi.
«Non so perché accade, ma è così. L'eccesso è ovunque: troppa ricchezza e troppa povertà, troppa violenza, troppa fede religiosa, troppa avidità».

Anche troppo sesso?
«Certo, anche troppo sesso. E, paradossalmente, proprio i discorsi sugli eccessi, ovvero la critica o la denuncia di questi eccessi, specie quelli sessuali, ci rendono ancor più eccessivi. L'eccesso è, per così dire, contagioso. Anzi, nulla è più contagioso dell'eccesso: non siamo forse noi stessi più critici o disgustati del solito davanti agli eccessi degli altri in materia di soldi, cibo, alcol, fede e, ovviamente, sesso?».

Perché le persone, specie nei rapporti di coppia, non sanno mantenere l'equilibrio?
«Si tratta di un modo per catturare l'immaginazione altrui: abbiamo bisogno di costringere gli altri a occuparci di noi. E lo facciamo comportandoci in modo eccessivo».

L'equilibrio può essere considerato una sorta di paralisi delle emozioni?
«In un certo senso sì. Ecco perché l'eccesso non dovrebbe sconvolgerci. Ci spaventa solo perché non ci capiamo né conosciamo fino in fondo: ci sentiamo "troppi" nei desideri, nell'amore, nell'odio, anche nel dolore che proviamo. Invece è impossibile reagire in modo eccessivo. Riteniamo noi stessi eccessivi solo perché ci immaginiamo diversi da ciò che siamo».

La psicoanalisi dimostra, sono parole sue, "che in ognuno di noi non può non esserci un fondamentalista". Senza equilibrio e senza misura, è questo ciò che siamo?
«Il nostro paradosso è quello di ambire a un equilibrio che di natura non ci appartiene».

In quali situazioni è più rischioso mantenere un equilibrio piuttosto che romperlo? «Basta osservare un semplice dato: quando parliamo di cose che ci interessano veramente, quando discutiamo di cose che davvero riteniamo importanti o che ci appassionano (ad esempio una persona di cui siamo innamorati), perdiamo stabilità. È giusto, anzi normale essere squilibrati. Anzi, non c'è nulla di più squilibrato della richiesta di un punto di vista equilibrato, in certi casi».

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