Lesbica, la parola-tabù
che non abbiamo ancora superato

26 settembre 2011 
<p>Lesbica, la parola-tabù<br />
 che non abbiamo ancora superato</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Un FuoriSalone delle Lesbiche? Cielo, no, quelle sono sempre arrabbiate, chissà che noia! La fama di cui gode la pressoché invisibile comunità lesbica italiana è davvero poco lusinghiera. Proprio da questa coscienza (e dalla voglia di essere finalmente visibili) nasce il Fuorisalone delle Lesbiche, che a Milano, dal 27 settembre al 2 ottobre, offrirà un assaggio di arte, letteratura, cinema e musica, incontri, tavole rotonde e convivialità. La cifra, ovviamente, è quella della cultura lesbica. Ma esiste davvero una "cultura lesbica"? Ce lo spiega Katia Acquafredda, coordinatrice dell'evento.

Perché un FuoriSalone delle Lesbiche?
«Per dare qualcosa di innovativo alla città. E "scaraventare fuori" eventi e cose che normalmente organizziamo in luoghi non accessibili a tutti. Di solito le lesbiche sono molto underground, si ritrovano in luoghi abbastanza appartati. Questa volta abbiamo scelto delle location importanti per Milano, quasi a voler fare una scommessa e vedere se davanti a un quadro, a un bel film, alla musica, ci si può riconoscere come parte della stessa umanità. Perché davanti alle cose belle, forse, è più facile incontrarsi. Il merito, occorre dirlo, va anche alle istituzioni cittadine e agli interlocutori che abbiamo avuto. Ci hanno detto: "Finalmente, ne abbiamo bisogno: fate qualunque cosa, ma fate!" ».

A differenza di quella gay, la comunità lesbica in Italia è pressoché invisibile: perchè?
«Più che alle lesbiche, bisognerebbe chiederlo alla gente. Il ghetto, normalmente, è un posto dove vieni messo. Ancora oggi, ci vuole un coraggio da leoni per pronunciare la parola "lesbica": è un termine che in ambito pubblico dà fastidio, figuriamoci in quello lavorativo! Ma se io fossi etero al 99% e lesbica all'1% mi chiamerei lo stesso "lesbica". La vorrei dire questa parola-tabù, perché quando irrompe nella scena pubblica costringe a un ragionamento. Siamo ancora parte della stessa umanità, io e te, quando dico che sono lesbica, o pensi di non potercela fare? E perché? Ovviamente ci sono state polemiche feroci. Siamo state accusate di prendere finanziamenti pubblici, soldi che il Comune avrebbe dovuto risparmiare per l'incontro con il Papa e per le famiglie, quando in realtà abbiamo avuto solo un patrocinio gratuito. Evidentemente dà fastidio che persone normalmente invisibili, vengano fuori non con una piattaforma politica, ma con un'opera d'arte. Perché davanti all'opera d'arte siamo tutti uguali».

Una curiosità: perché sui volantini delle attiviste femministe si conserva la distinzione fra "Donne e lesbiche". Come mai questa differenza?
«La distinzione viene da lontano, viene da Monique Wittig, una celebre teorica lesbica femminista. Storicamente, la donna è sempre stata intesa come la compagna dell'uomo: è una parola inflazionata, che assume dentro di sé l'eterosessualità . Dire "Io non sono una donna, io sono una lesbica" significa sottrarsi al destino eterosessuale e dire che si è un'altra cosa. La distinzione serve a dire: attenzione, c'è di più, il ventaglio delle possibilità è più ampio».

Quali sono gli eventi in programma da non perdersi assolutamente?

«Credo che il più importante sia il concerto di chiusura: l'Orchestra Verdi suonerà le musiche di Ethel Smith, una che manifestava il suo essere lesbica nell'Ottocento, una suffragetta, una coraggiosa che si vestiva in drag e faceva la corte a Virginia Woolf! Stiamo parlando di anni in cui per le donne era difficile anche solo studiare musica. Abbiamo voluto fortemente le composizioni di questa signora, che è diventata un'oscura minore, ma che ai suoi tempi era apprezzatissima: il fatto di essere donna e lesbica ha fatto sì che fosse sepolta, nessuno la suona più. La recuperiamo oggi, dopo cento anni».

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RISULTATI
alexis 63 mesi fa

Non capisco bene la differenza che in questo articolo viene usata per donna e lesbica. cito :"Dire "Io non sono una donna, io sono una lesbica" significa sottrarsi al destino eterosessuale e dire che si è un'altra cosa. La distinzione serve a dire: attenzione, c'è di più, il ventaglio delle possibilità è più ampio" e poi parlando di ethel smith dice :"il fatto di essere donna e lesbica ha fatto sì che fosse sepolta, nessuno la suona più". Non capisco

Alviero 63 mesi fa

...Finchè se ne continuerà a parlare vuol dire che continuano ad essere ghettizzate ( Tutti i ghei in genere ) . Sarebbe ora di finirla,da parte nostra e loro.L'importante è che nessuno nuocia a nessuno.

violad 63 mesi fa

Mah, più che un Fuori Salone.....qualche articolo più terra terra magari farebbe venir fuori cose che possiamo condividere e imparare eh....

Giovanna 63 mesi fa

A quando il FuoriSalone bisex ? ...

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