Lei sa che la vedo, sa che la guardo.
Ogni volta che mi passa davanti, mentre cammina lungo la battigia
mi lancia un'occhiata. Niente di languido, nulla di provocante:
solo un "mi accerto che tu mi guardi."
Sì, ti guardo, non preoccuparti. Forse ti ho notata anche prima
che tu notassi me; ma d'altra parte, voi donne siete così sveglie e
imprevedibili: chi può dire che invece non sia stata tu la
prima.
Ha due gambe lunghe e dritte e un culo fantastico, sodo, perfetto,
arrampicato là in cima. Un culo, sì, perché poi, alla fine, quando
un uomo pensa a certe parti, dentro di sé, anche quello più
istruito, evoluto, educato, pensa: il culo.
Più di tutto, è il viso, però: dolce, di quelli che correresti a
prendere tra le mani e baciare, e quei grandi occhi verdi, un po'
da cerbiatta, che sembrano raccontare forse una storia
triste.
Perché vieni al mare da sola? Non porti l'anello, non sei sposata,
si direbbe; o forse non più. Non arriva mai un marito a
raggiungerti, sul tardi; mai un fidanzato.
Legge, ascolta musica, fa il bagno e nuotate abbastanza
lunghe.
Ed è bellissima.
Potrei alzarmi, raggiungerla in acqua, oppure andare da lei e
attaccare discorso, con una frase qualsiasi. Potremmo cominciare a
conoscerci, annusarci, parlare di noi. Ecco, parlare di noi.
Siamo sicuri?
Dire di noi due, di me? Lo voglio fare davvero? Ho davvero voglia
di raccontare per l'ennesima volta chi sono, cosa ho fatto sinora
nella mia vita, cosa mi piace, cosa detesto, cosa non sopporto, che
cosa mi smuove dentro, cosa mi dà i brividi?
Rimettermi in gioco?
L'ho già fatto, così tante volte. Alla fine lei se n'è sempre
andata, oppure me ne sono andato io: la magia è finita, i progetti
sono sfumati…
Rimettersi in gioco…
Non ne ho voglia: so che dovrei, probabilmente, ma no grazie. Apro
il mio libro e rimango qui, sul mio asciugamano.
Anche se lei è così bella…