Amici, nemici, amanti possibili è il titolo del nuovo
saggio dello psichiatra e psicoterapeuta Fausto
Manara sulle evoluzioni della coppia nel tempo, e sulle
trappole, le abitudini e gli errori che la mettono a rischio. Ma
quali sono, in sintesi? Ne abbiamo parlato con l'autore.
I problemi delle coppie moderne sono diversi da quelli
delle coppie di un tempo?
«I ruoli sono cambiati. Le scelte non ricadono più solo nella
giurisdizione nel maschio: anche le donne, nel bene e nel male,
dicono la loro. E poi c'è la dimensione complicata della realtà in
cui la scelta spesso si compie, ovvero il mondo giovanile del
sabato sera. In questo contesto ci si relaziona in un modo
più complesso rispetto a una volta: i luoghi di aggregazione sono
diventati più fluidi e meno stabili. Il punto di partenza delle
difficoltà dello stare insieme è proprio lì: subendo la pressione
di voler mostrare se stessi al meglio si finisce per apparire in un
modo che è molto diverso dalla realtà. Le "maschere" che si
indossano rendono gli innamoramenti dei momenti magici, ma anche
delle "bolle speculative", come si dice in finanza, che prima o poi
scoppiano».
Quanto di queste difficoltà dipende dalla retorica
dell'amore di cui siamo drogati, in cui l'innamoramento è il
culmine di una relazione ma nessuno si occupa mai di cosa succede
dopo?
«Anche se viviamo in un'epoca molto "permale", il perbenismo è
dilagante: la coppia e la famiglia sono un luogo santo nel quale si
sta bene insieme, ci sono i bambini, che crescano male o bene non
importa purché ci siano, e in tutta questa mitologia l'amore viene
dato per scontato. Non se ne parla granché, e si pensa all'amore
come a una derivazione obbligatoria dell'innamoramento, cosa che
non è assolutamente vera. Anche perché è proprio nell'innamoramento
che si seminano i primi inganni: è la fase in cui fase va bene
tutto, si accetta ogni difetto. Una volta passata, però, viene il
momento dell'esame della realtà, di critica e di verità che può
portare molti vantaggi, ma che se non fatto può generare un tipo di
sopportazione che sul lungo periodo è dannosa».
Quanto gioca nei rapporti di coppia moderna l'uso delle nuove
tecnologie?
«Le nuove tecnologie hanno cambiato le storie delle coppie. Oggi,
purtroppo, l'uso degli sms è diventato la regola a tutte le età. Il
messaggino è il sostituto della parola e lo schermo per non
metterci la faccia e la voce. Quando si prova un sentimento acuto
per una persona, invece di telefonarle e dirle "Ti amo" le si manda
un messaggino: io la trovo una decadenza che porta
all'allontanamento dall'intimità e dalla spontaneità. Io non sono
contro la tecnologia, ma trovo che la tecnologia, con l'amore, non
abbia assolutamente niente a che fare. Può avere una funzione di
supplenza nelle difficoltà a relazionarsi di molte persone, il che
va bene, ma su Internet non ci si vede, si va a spanne, ci si legge
e basta. Poi ci si incontra, e l'emozione spesso viene confusa con
il sentimento».
Quali sono i primi segnali di una crisi? Come si fa a
capire che una coppia non funziona?
«I primi segnali della crisi sono la noia, l'insofferenza per
quello che l'altro dice. Altri segnali diventano stabili ed entrano
a far parte del rapporto, come la permalosità. Si perde un sacco di
tempo a farsi venire il broncio e farselo passare, un sacco di
tempo e di piacere. Un'altra cartina al tornasole, ovviamente, è
anche il sesso: quando le cose non vanno, il desiderio
difficilmente viene rilanciato. Se non si è molto abili a mantenere
viva l'intimità, le cose cominciano a sfilacciarsi. Se non si sta
vicini per molto tempo, è sempre più difficile ritrovare
un'intimità affettuosa, che è necessaria per una sessualità
piacevole».
C'è una differenza fra i problemi delle coppie conviventi
e quelle sposate?
«Il matrimonio è una garanzia esterna, è un terzo che vuole
metterci il becco e dire "Ci penso io, a far durare il vostro
rapporto". Se esistessero più garanzie per le coppie di fatto e i
loro figli, forse il matrimonio sarebbe meno frequente. La scelta
di convivere dice che di fronte alla precarietà della vita di
coppia, le persone scelgono di non legarsi troppo. Ma è anche una
testimonianza di maturità, della capacità di considerarsi uniti
senza il cemento esterno del rito. Il fatto che aumentino le coppie
conviventi non è, secondo me, un cattivo segnale. Nella pratica
quotidiana vedo più problemi nelle coppie sposate, perché le coppie
non sposate hanno un senso di libertà reciproca maggiore: anche gli
aspetti simbolici hanno delle ricadute pratiche. Il matrimonio lega
di più, e questo è un elemento molto importante. Quando le coppie
si appiccicano e si confondono hanno una prognosi meno buona».
Una coppia che ha attraversato una crisi anche grave, un
tradimento, un allontanamento, quanto può sperare di ricucire il
rapporto?
«Dipende da quanto è profonda la ferita. Ci sono tradimenti che
sono quasi atti d'amore, a loro modo. Il tradimento compiuto nel
rispetto dell'altro, tenendo al riparo con grande cautela il
partner da fastidi che ne possono nascere è una testimonianza di
grande attenzione per l'altra persona. Questi sono segreti di
passaggio, che non influiscono sulla capacità della coppia di
conoscersi reciprocamente. Il tradimento, comunque, è una ferita
difficilissima da rimarginare: quasi sempre si rompe la fiducia, la
facilità dello stare insieme, il progetto».
Se dovessimo stringere il segreto di un amore che dura
in un solo concetto, quale sarebbe?
«Bisognerebbe cancellare dal vocabolario della coppia la parola
"ipocrisia" e puntare sul coraggio e la lealtà. Il partner è un
compagno di viaggio che potrà fare un viaggio lungo con te, a patto
che non sia ipocrita, ma un possibile complice».