Una storia vissuta
da adolescente

di Guy Pizzinelli 

Quando si è troppo grandi per storie vissute a metà.
Leggi la risposta di Guy a Paola.

Guy Pizzinelli

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Photo Corbis

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Ciao,
ho ventisei anni, una storia da otto con un mio coetaneo e da un anno e mezzo mi sono trasferita a Milano perchè ho finito gli studi e ho iniziato a lavorare.
Nonostante la lontananza (sono campana) il nostro rapporto non ne ha mai risentito e tutt'ora va bene.
Durante un viaggio di lavoro in Inghilterra ho conosciuto una persona, un manager che lavora per la mia stessa azienda ma di altra sede, anche lui lì per seguire un progetto.
Ci siamo stati subito simpatici, abbiamo scherzato e riso dal momento in cui ci siamo presentati, c'era alchimia tra noi. Ci vedevamo la sera quando si usciva tutti insieme oppure nel viaggio verso e dal lavoro. Siamo poi passati a parlare sulla chat aziendale la sera quando tornavamo in albergo, anche per ore.
Dopodiché, ha iniziato a chiedermi di uscire da soli, di passare del tempo insieme da soli. Di fronte però ha trovato un muro che è il mio carattere: non capendo il motivo che lo spingeva a voler passare del tempo con me, non gli permettevo di avvicinarsi. Eppure lui era sempre lì  a cercare il modo di conoscermi senza che io mi spaventassi. E ci è riuscito. Con il passare dei giorni mi sono lasciata andare, e abbiamo passato molto tempo insieme.
Durante la giornata parlavamo in chat, e di sera di persona in camera mia o sua a ridere e scherzare.
Poi, una sera ci ha provato, ma io me ne sono andata dicendogli che "non stava capendo quello che faceva". Il giorno dopo in ufficio non sono riuscita nemmeno a incrociare il suo sguardo quando lui cercava il mio: ero delusa, incavolata e volevo che lo capisse.
Il giorno dopo ancora, ne abbiamo parlato direttamente, l'ho contattato chiedendogli che idea si fosse fatto di me e che cosa si aspettasse la sera prima. Le parole su di me sono state tutte positive (ovviamente non so se fossero sincere) e che il suo istinto lo portava in quella direzione quella sera, e che la cosa non sarebbe cambiata se ci fossimo rivisti. E aggiunse che la settimana dopo avrebbe fatto il diavoletto tentatore e che dovevo stare attenta perchè in quel caso si possono dire tante cose, anche non vere.
Questa frase io me lo sono impressa in mente, così da quel momento, qualunque cosa mi dicesse o facesse per me sarebbe stata sempre da collegare a questo giochino. Quando ci siamo rivisti il lunedì, abbiamo parlato con calma di persona, di me, di lui, di quella sera, con una tranquillità incredibile e stando abbracciati. Mi aveva detto che potevo fidarmi e così è stato.
Nei quasi 2 mesi passati in UK, abbiamo parlato, riso, scherzato e discusso, anche molto direi, perchè io ero convinta che ciò che volesse da me era farsi passare una voglia e lui a dire di no, che non sapevo "leggere", che ero stronza se continuavo a pensarlo.
L'ultimo mio lunedì lì siamo passati dal discutere sulla mia idea fissa che da me volesse una cosa sola, allo stare abbracciati come mai prima, stretti, a coccolarci. In quel momento, senza che io dicessi o chiedessi niente, mi ha raccontato della sua vita. Il matrimonio, la nascita della figlia, la separazione, la storia di un anno con un'altra donna, il ritorno dalla moglie per la figlia. Poi mi ha detto "Dico sempre a chi mi si avvicina che è meglio starmi lontano, che sono sentimentalmente immaturo", breve silenzio, poi mi ha stretto ed ha aggiunto "però i sentimenti ci sono, eccome se ci sono". Io non ho detto niente perchè non sapevo cosa dire, se io rientravo nel discorso oppure aveva solo voglia di parlare. E quella sera abbiamo dormito insieme (proprio dormito, non è un modo per indicare altro). Semplicemente quando è sopraggiunto il sonno ho chiuso gli occhi e mi sono addormentata, senza nessun pensiero per la testa.
Era quasi mattina quando ho aperto gli occhi, e non mi sono nemmeno dovuta chiedere dove fossi perchè lo sapevo bene, sentivo la sua presenza, così mi sono girata verso di lui e l'ho abbracciato (era di spalle). Allora si è girato verso di me e si è messo ad accarezzarmi i capelli e il volto, con tanta tanta dolcezza. E ci siamo baciati. Non un bacio passionale, travolgente, ma un bacio dolce, lento, di scoperta, di quelli che poche persone conoscono.
Dopo quel giovedì sono partita e non ci siamo più visti, ma abbiamo continuato con le nostre conversazioni diurne e notturne. Mi chiedeva più volte quando ci saremmo rivisti: se mi mancava, se lo pensavo. Io rispondevo per come sono fatta, cioè sempre con ironia.
Fino al giorno in cui mi ha accusata di tutto, che per me non aveva importanza quanto c'era stato tra noi, che forse per me era normale, che avevo dimenticato tutto. Queste accuse erano dovute al fatto che io non rispondessi mai seriamente alle sue domande, e che non parlassi mai di quanto successo tra noi. Così una sera gli ho scritto una mail. Dopo questa mail non l'ho più sentito. Un giorno mi mancava davvero tanto, così l'ho contattato io (nonostante il mio orgoglio), lui si è comportato come sempre, è stato dolcissimo. Ora sono esattamente 43 giorni che non ci sentiamo, nemmeno una parola.
Non so quanto ti ho fatto capire con tutte queste parole, però vorrei solo sapere perchè si è avvicinato così tanto a me se poi è sparito? Cosa voleva realmente da me? Si è già dimenticato di me? Sono tutte false le parole che mi ha detto e le sensazioni che abbiamo condiviso? Mi spiace averti scritto così tanto, ma la mia mente si tormenta alla ricerca di un perché.
Paola

Paola,
la tua narrazione è tanto affascinante quanto ricca di contenuti e spiegazioni. Anche per te stessa. Se la rileggi con attenzione - ma soprattutto con obiettività - è infatti la storia di una ragazza fidanzata che sta cercando le attenzioni di un altro uomo (spingendosi a una complicità e a provocazioni - concesse e accettate, sia chiaro - davvero intense), ma senza concludere nulla sul serio.
Cosa voglio dire quando dico "nulla"? Dico che siete stati sostanzialmente due mesi a flirtare, amoreggiare, conoscervi, senza neppure fare sesso o provare qualcosa di più intenso su un piano passionale e fisico.
Vista da te, questa storia, è indubbiamente tutto ciò che mi hai raccontato, densa di emozioni e altro, ma con una dinamica quantomeno adolescenziale, là dove adolescenti non siete davvero più.
Vista dalla sua parte, senza dubbio, con un minimo di distacco, è però sostanzialmente la storia di una donna (fidanzata con un altro) che ha fatto la "gattamorta" e che non è davvero mai entrata in modo maturo in questa relazione, sia pure "clandestina". A 26 anni.
Sì, lo so, sono tranchant e spietato, ma direi che, se non ci sei arrivata da sola, questo sia l'unico modo per farti capire perché lui è sparito.
Forse la tua mail a lui non è piaciuta; forse lui si è chiesto: "Sì, ma
questa cosa diavolo vuole davvero da me, allora?"
Io credo che se tra voi ci fosse stato qualcosa di più, se tu avessi fatto l'amore con lui quella sera invece di dirgli che "non sapeva ciò che faceva", la vostra storia avrebbe anche potuto prendere una direzione diversa (posto che ci sarebbero comunque stati la distanza e il tuo ragazzo, di mezzo).
Così, invece, è stato un piacevole flirt tra due colleghi, dove, diciamolo, tu hai preso molto più di quanto hai dato, hai risposto con ironia a domande per lui evidentemente importanti, e in più hai anche il coraggio - in chiusura - di farti le domande che probabilmente lui ha più diritto di te di farsi.
Mi spiace, ma vista da qui sei ben poco comprensibile e forse anche poco difendibile, nei suoi confronti.
Io, ad esempio, al suo posto, sarei sparito e avrei lasciato perdere esattamente come ha fatto lui.
(E se io fossi una donna aggiungerei: in tutto questo, dove lo metti il
tuo fidanzato?)
Guy


(Vuoi un consiglio, un confronto diverso sulla situazione sentimentale che stai vivendo? Chiedi un parere a lui! lapostadelcuore@style.it)


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