Ciao,
ho ventisei anni, una storia da otto con un mio coetaneo e da
un anno e mezzo mi sono trasferita a Milano perchè ho
finito gli studi e ho iniziato a lavorare.
Nonostante la lontananza (sono campana) il nostro rapporto non
ne ha mai risentito e tutt'ora va bene.
Durante un viaggio di lavoro in Inghilterra ho conosciuto una
persona, un manager che lavora per la mia stessa azienda
ma di altra sede, anche lui lì per seguire un
progetto.
Ci siamo stati subito simpatici, abbiamo scherzato e riso dal
momento in cui ci siamo presentati, c'era alchimia tra noi. Ci
vedevamo la sera quando si usciva tutti insieme oppure nel viaggio
verso e dal lavoro. Siamo poi passati a parlare sulla chat
aziendale la sera quando tornavamo in albergo, anche per
ore.
Dopodiché, ha iniziato a chiedermi di uscire da soli, di
passare del tempo insieme da soli. Di fronte però ha
trovato un muro che è il mio carattere: non capendo il
motivo che lo spingeva a voler passare del tempo con me, non
gli permettevo di avvicinarsi. Eppure lui era sempre lì a
cercare il modo di conoscermi senza che io mi spaventassi.
E ci è riuscito. Con il passare dei giorni mi sono
lasciata andare, e abbiamo passato molto tempo insieme.
Durante la giornata parlavamo in chat, e di sera di persona in
camera mia o sua a ridere e scherzare.
Poi, una sera ci ha provato, ma io me ne sono andata
dicendogli che "non stava capendo quello che faceva". Il
giorno dopo in ufficio non sono riuscita nemmeno a incrociare il
suo sguardo quando lui cercava il mio: ero delusa, incavolata e
volevo che lo capisse.
Il giorno dopo ancora, ne abbiamo parlato direttamente, l'ho
contattato chiedendogli che idea si fosse fatto di me e che cosa si
aspettasse la sera prima. Le parole su di me sono state tutte
positive (ovviamente non so se fossero sincere) e che il suo
istinto lo portava in quella direzione quella sera, e che la cosa
non sarebbe cambiata se ci fossimo rivisti. E aggiunse che la
settimana dopo avrebbe fatto il diavoletto tentatore e che dovevo
stare attenta perchè in quel caso si possono dire tante cose, anche
non vere.
Questa frase io me lo sono impressa in mente, così da quel
momento, qualunque cosa mi dicesse o facesse per me sarebbe stata
sempre da collegare a questo giochino. Quando ci siamo rivisti il
lunedì, abbiamo parlato con calma di persona, di me, di lui, di
quella sera, con una tranquillità incredibile e stando abbracciati.
Mi aveva detto che potevo fidarmi e così è stato.
Nei quasi 2 mesi passati in UK, abbiamo parlato, riso,
scherzato e discusso, anche molto direi, perchè io ero convinta che
ciò che volesse da me era farsi passare una voglia e lui a dire di
no, che non sapevo "leggere", che ero stronza se continuavo a
pensarlo.
L'ultimo mio lunedì lì siamo passati dal discutere sulla mia
idea fissa che da me volesse una cosa sola, allo stare abbracciati
come mai prima, stretti, a coccolarci. In quel momento, senza che
io dicessi o chiedessi niente, mi ha raccontato della sua vita. Il
matrimonio, la nascita della figlia, la separazione, la storia di
un anno con un'altra donna, il ritorno dalla moglie per la figlia.
Poi mi ha detto "Dico sempre a chi mi si avvicina che è meglio
starmi lontano, che sono sentimentalmente immaturo", breve
silenzio, poi mi ha stretto ed ha aggiunto "però i sentimenti
ci sono, eccome se ci sono". Io non ho detto niente perchè
non sapevo cosa dire, se io rientravo nel discorso oppure
aveva solo voglia di parlare. E quella sera abbiamo dormito insieme
(proprio dormito, non è un modo per indicare altro). Semplicemente
quando è sopraggiunto il sonno ho chiuso gli occhi e mi sono
addormentata, senza nessun pensiero per la testa.
Era quasi mattina quando ho aperto gli occhi, e non mi sono
nemmeno dovuta chiedere dove fossi perchè lo sapevo bene, sentivo
la sua presenza, così mi sono girata verso di lui e l'ho
abbracciato (era di spalle). Allora si è girato verso di me e si è
messo ad accarezzarmi i capelli e il volto, con tanta tanta
dolcezza. E ci siamo baciati. Non un bacio passionale, travolgente,
ma un bacio dolce, lento, di scoperta, di quelli che poche persone
conoscono.
Dopo quel giovedì sono partita e non ci siamo più visti, ma
abbiamo continuato con le nostre conversazioni diurne e notturne.
Mi chiedeva più volte quando ci saremmo rivisti: se mi mancava, se
lo pensavo. Io rispondevo per come sono fatta, cioè sempre con
ironia.
Fino al giorno in cui mi ha accusata di tutto, che per me non
aveva importanza quanto c'era stato tra noi, che forse per me era
normale, che avevo dimenticato tutto. Queste accuse erano dovute al
fatto che io non rispondessi mai seriamente alle sue domande, e che
non parlassi mai di quanto successo tra noi. Così una sera gli ho
scritto una mail. Dopo questa mail non l'ho più sentito. Un giorno
mi mancava davvero tanto, così l'ho contattato io (nonostante il
mio orgoglio), lui si è comportato come sempre, è stato dolcissimo.
Ora sono esattamente 43 giorni che non ci sentiamo, nemmeno una
parola.
Non so quanto ti ho fatto capire con tutte queste parole, però
vorrei solo sapere perchè si è avvicinato così tanto a me
se poi è sparito? Cosa voleva realmente da me? Si è già
dimenticato di me? Sono tutte false le parole che mi ha
detto e le sensazioni che abbiamo condiviso? Mi spiace averti
scritto così tanto, ma la mia mente si tormenta alla ricerca di un
perché.
Paola
Paola,
la tua narrazione è tanto affascinante quanto ricca di contenuti e
spiegazioni. Anche per te stessa. Se la rileggi con attenzione - ma
soprattutto con obiettività - è infatti la storia di una ragazza
fidanzata che sta cercando le attenzioni di un altro uomo
(spingendosi a una complicità e a provocazioni - concesse e
accettate, sia chiaro - davvero intense), ma senza concludere nulla
sul serio.
Cosa voglio dire quando dico "nulla"? Dico che siete stati
sostanzialmente due mesi a flirtare, amoreggiare, conoscervi, senza
neppure fare sesso o provare qualcosa di più intenso su un piano
passionale e fisico.
Vista da te, questa storia, è indubbiamente tutto ciò che mi hai
raccontato, densa di emozioni e altro, ma con una dinamica
quantomeno adolescenziale, là dove adolescenti non siete davvero
più.
Vista dalla sua parte, senza dubbio, con un minimo di distacco, è
però sostanzialmente la storia di una donna (fidanzata con un
altro) che ha fatto la "gattamorta" e che non è davvero mai entrata
in modo maturo in questa relazione, sia pure "clandestina". A 26
anni.
Sì, lo so, sono tranchant e spietato, ma direi che, se
non ci sei arrivata da sola, questo sia l'unico modo per farti
capire perché lui è sparito.
Forse la tua mail a lui non è piaciuta; forse lui si è chiesto:
"Sì, ma
questa cosa diavolo vuole davvero da me, allora?"
Io credo che se tra voi ci fosse stato qualcosa di più, se tu
avessi fatto l'amore con lui quella sera invece di dirgli che "non
sapeva ciò che faceva", la vostra storia avrebbe anche potuto
prendere una direzione diversa (posto che ci sarebbero comunque
stati la distanza e il tuo ragazzo, di mezzo).
Così, invece, è stato un piacevole flirt tra due colleghi, dove,
diciamolo, tu hai preso molto più di quanto hai dato, hai risposto
con ironia a domande per lui evidentemente importanti, e in più hai
anche il coraggio - in chiusura - di farti le domande che
probabilmente lui ha più diritto di te di farsi.
Mi spiace, ma vista da qui sei ben poco comprensibile e forse
anche poco difendibile, nei suoi confronti.
Io, ad esempio, al suo posto, sarei sparito e avrei lasciato
perdere esattamente come ha fatto lui.
(E se io fossi una donna aggiungerei: in tutto questo, dove lo
metti il
tuo fidanzato?)
Guy
(Vuoi un consiglio, un confronto diverso sulla situazione
sentimentale che stai vivendo? Chiedi un parere a lui! lapostadelcuore@style.it)