Ciao Guy!
Ho bisogno di un consiglio.
Sono una laureanda in medicina che, dopo una travagliatissima
storia a
distanza con un personaggio disastroso (almeno lo è stato per
la mia integrità
psico-fisica) ha conosciuto, sui banchi dell'università, il
suo attuale ragazzo.
La storia è iniziata come un'amicizia da parte mia, o meglio
da parte mia
era la ricerca di qualcuno che asciugasse le mie lacrime
mentre raccontavo
dell'altro, di quello che ho rincorso per quasi tre anni, di
quello che mi ha
fatta davvero stare male, rigirandomi a suo
piacimento.
Trovo lui, single da quasi un anno, dopo una relazione di 5,
con qualche
avventura alle spalle, che, a suo dire non vuole impegnarsi.
Perfetto:la prendo
come una sfida! Voglio farlo capitolare ai miei piedi, ma
dall'altra parte ho
ancora il ricordo del mio ex che mi pesa, per cui alterno
momenti in cui faccio
davvero la gatta morta a momenti di crisi e pianti in cui mi
sfogo sulla sua
spalla.
Lui è li, sempre presente, è praticamente una roccia; certo,
mi racconta
delle sue avventure, ma mi fa capire in diversi modi che con
me sarebbe diverso. È presente, nel vero senso della parola. Io
faccio finta di non capire, anzi: per
allontanarmi da lui, boicotto questa pseudorelazione, prima
con un mio amico (che vedo per solo sesso un paio di volte) e poi
con una breve storia di sesso in
vacanza con uno sconosciuto.
Dopo questo episodio, sono passati sei mesi dalla prima volta
che ci siamo
incontrati, lui scoppia, non ce la fa più e mi mette di fronte
ad una scelta:
posso continuare a fare ciò che voglio, con chi voglio, ma lui
non ci sta più
perché prova davvero qualcosa di forte per me.
Io scelgo: lui.
Ho il terrore di potermi fidare di qualcuno, riconosco di
essermi sempre
intrufolata e intestardita in relazioni sbagliate al limite
del malsano per autoconvincermi che non ero in grado di vivere una
relazione normale, ma
questa volta non ho davvero niente da perdere e mi sono metto
in gioco.
Lui è stato fantastico, lo è tutt'ora.
Ci vediamo in università, stiamo insieme di sera, non ho
niente di cui
lamentarmi, anzi! Ci innamoriamo, lui dice da subito, io dico
da gennaio
2012, ma va bene così, anzi io sono sempre stata a "fasi
alterne" passando dal "ti
voglio 24 ore al giorno" al "lasciami stare oggi che sto per i
fatti miei", e lui,
nonostante non sia un santo, non si è mai lamentato di niente.
Sono una maledetta rompiscatole, e forse lui è troppo buono, ma mi
sento davvero fortunata, rinata e innamorata.
Solo che sono diventata gelosa, morbosamente, di tutto e tutti
quelli che gli
ruotano attorno, soprattutto della sua famiglia. Lui è fuori
sede e a week end alterni torna a casa, e io questo non lo sopporto
più. Dapprima lui ha giustificato questa scelta perchè gli pesa
pensare di essere totalmente irriconoscente verso chi lo mantiene
tutt'ora (lui si laurea tra pochi mesi). Poi ha deciso di diradare
i week end da passare in famiglia, fino a uno al mese, ma a me non
basta più nemmeno quello. Lo vorrei sempre con me. O meglio, vorrei
sapere che lui non sia con la sua famiglia, ma sia pronto a correre
in mio aiuto. Sono arrivata a chiedergli - e me ne vergogno - di
scegliere tra me e i suoi, con ovviamente relative liti: mi sono
resa conto che non posso pensare che passi tempo con i suoi perché
mi sento depredata, abbandonata, nonostante mi renda conto - e
anche il nostro gruppo di amici me lo fa notare - che lui sia
veramente e profondamente innamorato di me.
Io che sono legatissima alla mia famiglia, che vivo ancora in
casa, non riesco a capire il suo bisogno di vedere i suoi genitori.
Sono forse diventata una persona egoista e cattiva? Cosa mi sta
succedendo?
Aiuto!!!
Penny
Cara Penny,
temo che le risposte alle tue domande potrebbe fornirtele più
autorevolmente di me uno psicologo o uno psicoterapeuta, perché
forse di questa cosa dovresti parlare con qualcuno che tratta
problemi di sicurezza in sé stessi e nei propri ruoli, più che di
cuore.
A meno che lui non sia un disastroso, incapace e insopportabile
bamboccione,
arrivare a imporgli una scelta tra te e i suoi è una follia fuori
luogo, in primis
perché non dimostri rispetto dei suoi affetti personali.
Io, inoltre, indagherei anche sul perché arrivi a dire: "riconosco
di essermi
sempre intrufolata e intestardita in relazioni sbagliate al limite
del malsano per
autoconvincermi che non ero in grado di vivere una relazione
normale".
Per questo, in apertura, parlavo di figure quali quella dello
psicologo.
Quanto a voi due, più strettamente: questa persona per te ha fatto
molto e
sopportato molto, mentre tu sembri essere stata sempre e
principalmente egoista ed egocentrica, oltre che inutilmente
capricciosa nel comportamento. E siccome tu non hai più 17 anni, lo
trovo francamente inscusabile su un piano oggettivo.
Ringrazierei quindi, se fossi in te, di avere accanto una persona
così comprensiva
(e innamorata direi) e smetterei - scusa la franchezza - di fare
la parte di
quella che i maschi chiamano "un'egoista col botto".
Poi, per carità, il mondo è pieno di donne che si accertano per
bene di essere
molto amate, prima che di amare molto, ma alla lunga queste ci
appaiono solo delle poverine.
E poi perché vuoi che lui non veda la famiglia? Sembra quasi che
tu non voglia un
uomo da amare, ma uno che stia al tuo servizio e ai tuoi desideri
24/7. E fai bene a vergognartene, come dici, perché questo non
credo che sia il modo sano e adulto di vivere una storia o una
relazione.
Amare è innanzitutto rispettare i desideri, i bisogni e gli
affetti - per quanto
possibile - dell'altro. E tu questo, mi spiace, non lo stai
facendo.
Guy
(Vuoi un consiglio, un confronto diverso sulla situazione
sentimentale che stai vivendo? Chiedi un parere a lui!
lapostadelcuore@style.it
)