La barca a vela
come via di fuga

di Guy Pizzinelli 

Un vita felice, una serie di sfortune, un compagno che fugge in mare

Guy Pizzinelli

Guy Pizzinelli

ContributorScopri di piùLeggi tutti


Photo: Corbis

Photo: Corbis

Ciao,
ho 52 anni, la mia vita è stata felice fino a circa 4 anni fa e poi è cambiata totalmente. Ho avuto un'infanzia e una gioventù serene e felici, ma nel giro di poco tempo ho perduto mia madre e mio padre per via di tumori.
Nel frattempo, l'azienda di famiglia ha iniziato ad avere problemi, a causa della crisi; oltre a questo, all'improvviso, per un arresto cardiaco, ho perduto mio marito. Lui era bello, giovane, il nostro era stato un grande amore, avevamo  fatto le superiori insieme e lavoravamo insieme con affiatamento. Abbiamo avuto due figli, splendidi.
La morte di M. è stato un fatto sconvolgente: io vivevo come nell'ovatta.  Consapevoli della situazione, e col dolore riposto in uno scrigno, io e i miei figli abbiamo reagito abbastanza bene, senza mai crollare.
Nel frattempo avevo cambiato visione della vita, non mi arrabbiavo nemmeno più, anche se c'erano dei motivi, soprattutto sul lavoro, dove la situazione era peggiorata fino a dover presentare un concordato  per evitare il fallimento.

L'anno scorso, dopo 3 anni dalla morte di mio marito, durante i quali non ho avuto alcun interesse verso altri uomini, ho conosciuto un 57enne.
Lui ha iniziato a farmi una corte incessante, io non rispondevo nemmeno al telefono; me lo ritrovavo dappertutto, e avendo amici in comune capitava di incontrarci a cene e a feste; a poco a poco ho cominciato a frequentarlo, finché ci siamo messi insieme.
Lui, a differenza di me, ha alle spalle gia due matrimoni naufragati, di cui il secondo finito addirittura la sera delle nozze, per via di un litigio pauroso fra la moglie e sua madre, in cui emerse che lei lo aveva sposato solo per interesse.
In mezzo a questi matrimoni, ha avuto altre storie, passando da una donna all'altra, senza mai avere un profondo interesse.
Poi ha trovato me; stiamo insieme da due anni, senza aver mai avuto problemi a parte qualche raro scambio di vedute, più o meno piccato, ma senza rilevanze.
Lui ha una grande passione: il mare e la barca a vela. La scorsa estate siamo stati via un mese da soli ed è stato bellissimo: abbiamo girato tutta l'Elba; anche in inverno passiamo ogni weekend in barca.
Lui vorrebbe fare il giro del Mediterraneo,  di continuo mi chiede se andrò con lui, io gli ho sempre detto che andrò molto volentieri,  ma che prima, tra figli e lavoro, dovrò sistemare le cose più urgenti o creare i presupposti per poterlo fare, altrimenti non  partirei tranquilla.
Da ottobre scorso è venuto a vivere a casa nostra. Tutto procedeva serenamente, finché in aprile, mentre facevamo progetti per andare a Ibiza in barca, io e lui siamo stati investiti da un'auto: un incidente pesante, con contusioni e fratture multiple che ci hanno costretti a letto.
Poi, a due mesi del nostro incidente, quando non eravamo ancora rimessi c'è stata una nuova tragedia: mio figlio L., 19 anni, dopo la festa di  fine anno scolastico è morto schiantato con lo scooter contro un camioncino con dietro la sua amica del cuore che è ancora in coma. Immaginate il dolore, lo strazio... Hanno toccato l'intera città.
P., il mio compagno, insiste che un giro fino in Corsica mi farà bene. Io
non posso interrompere la fisioterapia e moralmente sono distrutta, non ho voglia di fare vacanze e lasciare mia figlia.
Siamo arrivati allora a un compromesso: andare a passare le ferie in barca, ma restando in zona, vicino casa. Poi una sera, a Portovenere, mio fratello chiamò per salutarci e propose a P. di andare in Corsica, per staccare. P. spiegò la situazione e mio fratello gli suggerì allora di andare senza di me, insieme a lui. P. cercò il mio consenso, e io stizzita risposi: "Vai, se proprio lo desideri, vai!"
La mattina tornai a casa con con mia figlia: li avevo trovati tutti e due indelicati. Ero delusa da Paolo che pensavo avrebbe dovuto starmi particolarmente vicino, in quel periodo. Nei giorni seguenti ci sentimmo al cellulare: lui era sereno, gioioso, soddisfatto perché partiva. Non si rendeva conto del mio stato finché una mattina glielo feci notare, e lui mi rispose: "Sai quanto amo il mare, la barca, sono la mia vita."
Dissi che credevo di essere io la sua priorità. E lui: "Ti ringrazio di avermi ospitato in casa, ma io ho bisogno dei miei spazi." Ferita, gli risposi che la nostra storia finiva in quel momento.
Passarono giorni di silenzio, e intanto sapevo che lui era ancora fermo in porto: così un pomeriggio andai da lui: aveva la barba lunga, l'aspetto distrutto, mi confermò che stava male.
Dissi che ero troppo arrabbiata, delusa, non capivo più se mi amasse.
Lui rispose che non avevo mai voluto capire quanto fossero importanti la barca e il mare.
Allora gli domandai chiaramente cosa fossi io per lui; e la risposta fu che adesso non l'aveva ben chiaro: "Adesso siamo tutti arrabbiati: fammi andare via qualche giorno, a provare le vele nuove; non le ho ancora provate. Poi, quando torno, parliamo: ci chiariremo. Intanto ci sentiamo."
Lui è partito. Non mi ha più chiamata, io ho provato a chiamarlo, non ha risposto.
Cosa devo fare? O meglio, cosa sono io per lui?
Grazie,
Mafalda

Cara Mafalda,
credo che ognuno reagisca al dolore, soprattutto a una valanga di dolore e sventure, come quelle che mi hai descritto, in un suo personalissimo modo e che sia difficile giudicare, farsi un'idea e dare opinioni in frangenti come questi.
Una lettura semplicistica reciterebbe che lui è un egoista immaturo e viziato dal benessere che si preoccupa di provare le vele nuove più che di starti accanto.
Lelouch forse ci farebbe un film dove lui, esausto dall'esserti stato accanto durante tutto il tragico periodo, sente di dover andare a cercare un po' di pace e di "se stesso" in mare, prima di impazzire.
Sono punti di vista.
Non vi siete detti cose bellissime, né dati risposte bellissime, da come la racconti sopra. Però gli eventi sono stati tragici e devastanti e si potrebbe dire che forse adesso nessuno è lucido e che le decisioni prese in un momento come questo siano passibili di ogni sorta di revisione e ripensamento.
Posso solo dirti che, per stare accanto a qualcuno e sostenerlo in un momento tragico occorre, oltre all'amarlo molto, anche una bella riserva di energie. Se uno queste energie non le ha o le ha finite, c'è ben poco da biasimarlo; anche se sceglie di prendere il mare per andare a ricaricarsi e magari poi tornare più in forma per starti vicino.
Sembrano frasi fatte, ma solo il tempo potrà dire cosa siete l'uno per l'altra e come uscirete da queste prove, quali rancori o mancanze genererà la sua assenza, come dovrai compensare, come e in che stato ritornerà lui e cosa farete.
Nel frattempo, il consiglio può solo essere quello di trovare anche tu una tua pace nel quotidiano, nella routine e negli spazi, che devi prenderti, in cui ti curi di te stessa e della tua anima: sport, svaghi, hobby. Spazi tuoi, momenti solo per te, come quelli che lui cerca al largo, su una barca.
Se non te ne dedicherai almeno qualcuno, finirai per essere travolta.
Mi raccomando.
Guy

(Vuoi un consiglio, un confronto diverso sulla situazione sentimentale che stai vivendo? Chiedi un parere a lui! lapostadelcuore@style.it )


Inserisci il tuo indirizzo email per iscriverti alla newsletter di Style.it