Per una maggiore
autostima

di Guy Pizzinelli 

Una donna che sembra non avere abbastanza stima di se stessa, una ricerca doverosa delle felicità. Oggi, una lettera un po' diversa.

Guy Pizzinelli

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Photo Corbis

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Caro Guy,
leggo il tuo blog da tanto tempo, e spesso ho sorriso, a volte amaramente, riconoscendomi nei tuoi post.
Io ho un ex con cui sono stata dai 17 ai 33 anni (ora ne ho 35), finché non ho scoperto per caso di essere sempre stata tradita - nonostante lui fosse sempre stato geloso di me, ai limiti del patologico -, un ex con cui, in effetti, non riesco a chiudere del tutto.
Questo perché non ho conosciuto nessun altro da quando non siamo più una coppia, e semplicemente ho bisogno di fare sesso ogni tanto, ma non c'è nessun altro disponibile.
Mi sono innamorata perdutamente, nel frattempo, di uno che ha una compagna e un bimbo e che, ora che stanno per sposarsi, ha deciso di interrompere qualsiasi rapporto con me. Credo che la cerimonia sia solo una scusa: piuttosto non gli sono mai piaciuta abbastanza per lasciare la sua ragazza (ci siamo lasciati andare, la prima volta, poco dopo l'inizio della loro convivenza e, quando lui l'ha messa incinta, sembrava finita tra noi; abbiamo ricominciato durante la gravidanza di lei, dopo il parto, etc).
Neanche trasferirmi per lavoro in un altro stato aveva cambiato le cose; abbiamo continuato una relazione "digitale", nella quale lui non voleva più nessun riferimento che non fosse sessuale: qualsiasi mio "mi manchi" veniva totalmente ignorato.
Ecco, i miei rapporti umani si riassumono in questi due uomini e, alla mia età, soprattutto adesso che vorrei disperatamente mettere su famiglia, è davvero desolante.
Ma sono io ad essere desolante...
Non sono particolarmente intelligente, non ho interessi, ho smesso persino di fare sport; non sono una simpaticona, ho un senso dell'umorismo che pochi apprezzano (qualcuno c'è, giuro), perché spesso l'ironia e il cinismo vengono scambiati per acidità.
Non ho amici. Non sono bella, sono normale: una che fa bella figura quando si mette in
tiro, ma niente di stratosferico.
Passo le giornate tra lavoro e casa, qualche libro, il web, la tv.
Non riesco neanche ad uscire a farmi una passeggiata da sola, perché ho sempre vissuto in coppia, e mi sento un freak a camminare senza un compagno in mezzo a frotte di famiglie o coppiette. Ho provato, il primo anno da single, a essere più aperta verso le persone,  cercando di fare amicizia, ma ho sempre finito per scivolare ai margini, per cui ho smesso. Meglio restare invisibile e sola, che essere invisibile in mezzo agli altri facenti gruppo tra loro.
Tutto questo sproloquio, spero non troppo sconnesso, per farti la stessa domanda che mi pongo da mesi: non ho diritto anch'io, pur nella mia totale mediocrità, ad essere felice?
Ad amare, ricambiata, qualcuno di cui potermi fidare, con cui crescere dei figli, con cui essere serena?

Grazie

Carissima,
devo dire che avrei scartato la tua lettera, di per sé, dato che non contiene a mio avviso un vero interrogativo su un problema di cuore, ma forse pone dei quesiti su come ti senti e come pensi di essere; quesiti che, in tutta onestà, faresti forse meglio a porre a un analista o a uno psicologo, che non a Guy.
Però mi ha colpito la frase: spesso l'ironia e il cinismo vengono scambiati per acidità .
Welcome to the club, honey…
Dunque, io credo che quello che siamo come persone sia la somma di un 20% di ambiente in cui siamo cresciuti, un 40% di ciò che le vicende della nostra vita ci hanno lasciato dentro - positivo o negativo che sia, questo lascito - e di un 40% di come scegliamo che sia il nostro atteggiamento verso noi stessi e gli altri. Penso anche che a volte crediamo di noi molte cose che non sono vere, specialmente quelle negative - ad esempio tutti i difetti che ti attribuisci.
A volte - non sempre - la felicità dipende anche da noi e dalle scelte che facciamo. Ad esempio, ostinarsi a sentire o vedere un uomo che sta per sposarsi con lei incinta, nonostante che lui mandi precisi segnali di chiusura - per quanto debole sia come persona -  non è una bella idea e non è un modo efficace per essere felici.
Senza contare che il mio essere libertino o aperto mentalmente si ferma di fronte al tradire una donna che è incinta di te…
In generale non è una buona idea voler disperatamente mettere su famiglia, né voler disperatamente un figlio. Un figlio e una famiglia si fanno e si vogliono quando c'è la persona giusta e con le condizioni giuste; salvo pentirsi poi di troppa avventatezza.
Se credo che tu abbia dipinto di te un quadro falsamente pessimistico ed esagerato nella sua negatività, resto anche però convinto che prima o poi avrai la felicità che meriti.
A patto però che tu scelga magari di aprirti di più, buttarti e scegliere relazioni dove non esistano zone oscure, e in cui magari l'altro sia libero.
L'invito a parlare di tutto questo con un analista, anche solo per qualche chiacchierata insieme, resta, senza implicare nessun giudizio nei tuoi confronti.
Auguri,
Guy

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