Quando l'arte denuncia
la violenza sulle donne

di Francesca Amé 

Alla Biennale Donna di Ferrara una mostra collettiva con
le opere di sette artiste e un video esclusivo con Yoko Ono

Francesca Amé

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Ci sono i kalashnikov, simbolo di morte. C'è un 'cimitero di vestiti' buttati per terra. Poi c'è un esercito in lingerie. Poi ancora video che ritraggono scomposte violenze metropolitane e un'artista - la grande Yoko Ono - che si fa riprendere in un video mentre le tagliano gli abiti che indossa fino a rimanere nuda. Perché una donna può essere ferita nel corpo (come dimostrano i dati dei conflitti in corso in ogni parte del pianeta e le disarmanti percentuali sulle violenze sessuali domestiche nel nostro 'evoluto' Paese), ma può essere colpita anche nella sua femminilità da infinite sottili stilettate quotidiane. Come il maschilismo, le bugie, i tradimenti, le offese al suo valore.
Di tutto questo e di molto altro si parla, a Ferrara, nella quindicesima edizione della «Biennale Donna»: fino al 10 giugno il Padiglione d'Arte Contemporanea della città estense ospita l'intensa mostra collettiva «Violence. L'arte interpreta la violenza», voluta e organizzata dall'UDi, Unione Donne in Italia.
Curata da Lola Bonora e Silvia Cirelli, l'esposizione propone il percorso di sette artiste contemporanee, tutte affermate a livello internazionale: Valie Export, Regina José Galindo, Loredana Longo, Naiza H. Khan, Yoko Ono, Lydia Schouten e Nancy Spero raccontano realtà ed esperienze molto diverse l'una dall'altra, indagando la pratica della violenza nelle sue accezioni più ampie e disparate. Ancora troppo spesso declinate al femminile plurale.

INFO
Violence. L'arte interpreta la violenza
Fino al 10 giugno
Padiglione d'Arte Contemporanea
Corso Porta Mare 5, 44121 Ferrara

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