Che cos’è il pudore e che cosa vuole dire oscenità? Erotismo e oscenità sono sinonimi? Com’è nato il burlesque, portato alla ribalta da Dita Von Teese (e dai bunga-bunga nostrani)? E le pin-up degli anni Cinquanta che cosa c’entrano con le veline? «L’oscenità è sublime»¸ diceva Moana Pozzi. Hugo Martinez de Leòn, scrittore e giornalista uruguayano, ha ricostruito la Storia dell’oscenità (Odoya edizioni, appena uscito in libreria, pp. 238, 16 euro), attraverso i mutamenti dell’abbigliamento intimo femminile. Un viaggio intrigante, colto, raffinato, pieno di sorprese, dove scopriamo che nylon e lycra hanno cambiato il nostro modo di vivere il sesso molto più di quanto si pensi. Perché «il concetto di pudore è un’istantanea di un momento, così come può esserlo una fotografia del cielo di Parigi». Mutevole, cangiante, in divenire. Leggete qui.
QUANDO L’ARTE NON AVEVA INIBIZIONIRecita il Cantico dei Cantici: «I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella, che pascolano tra i gigli. Tutta bella sei tu, amica, mia, in te non vi è alcuna macchia». Se persino nella Bibbia l’erotismo è una componente fondamentale dell’amore, non stupisce che l’arte sia da sempre stata attratta dal nudo: anche nelle epoche più buie (Medioevo o periodo vittoriano, per fare un esempio), l’arte se n’è sempre infischiata del cosiddetto pudore, sentendosi libera di esprimere la voluttà nelle sue opere. È stata sempre tollerata, finché il francese Gustave Courbet oltrepassa il limite della decenza, quel comandamento non scritto che vietava di esibire il pelo pubico. La sua Origine del mondo (1866) sollevò infatti un gran polverone (ma fu comunque esposta…).
GLI INVENTORI DEL BURLESQUEIl primo abito burlesque non fu altro che una gonna corta a campana su un paio di pantaloni: un abbigliamento eccentrico e provocante che s’inventò l’americana Amelia Bloomer, impiegata postale, stufa delle restrizioni imposte dalla società (dal dare i soldi dello stipendio al padre al non poter mostrare le gambe). Siamo alla metà dell’800 e il movimento femminista è solo agli albori. Nel frattempo, si diffondo in Europa spettacoli d’intrattenimento a suon di musica: coriste formose e sorridenti ammiccano al pubblico (che paga profumatamente). Nel 1880, quando la brunetta Millie De Leon si sfilò la giarrettiera (e fu portata in carcere per questo), nacque a tutti gli effetti il burlesque come lo intendiamo oggi, con striptease finale.
CRAZY HORSE, QUEL CHE CONTA SONO GLI OCCHILe donne semivestite hanno una maggiore carica erotica delle ballerine nude, ne sono convinti tutti i gestori di locali notturni di Parigi, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. In quella baraonda in cui fu inventato il can-can, un ballo in cui di fatto ha gran spazio il movimento dell’abito più che la nudità. Sapete quale era il metodo di selezione delle ballerine sul palco? «Al Crazy Horse tutte le ragazze hanno gambe perfette, gambe che possono impedirti di rivedere l’alba. Ma non basta. Per avere successo una ragazza deve anche dei begli occhi. Perché è lo sguardo a creare il contatto con gli spettatori durante lo striptease», parola di Alain Bernardin, patron del noto locale notturno.
BETTY PAGE, LA NUMERO UNOFamosa per lo strepitoso ‘lato b’, nata scheletrica ma diventata modella dal corpo statuario grazie a tanto allenamento in stile body-building, Betty Page è stata fotografata più di Marilyn Monroe. È stata infinite volte sulla copertina di «Playboy» e fu capace di sdoganare un genere, quello dello ‘cartoline erotiche’, sino ad allora quasi illegale. La sua ‘piccante innocenza’ è il frutto di un corpo stupendo (mai esposto integralmente) occhi da cerbiatta e cervello fino. Sono gli anni Cinquanta, il cinema scopre il nudo, Rita Hayworth gioca a fare Gilda e anche le dive italiane mostrano il seno. Osceno? No, non più: le pin-up sono ovunque (e anche le casalinghe cercano di imitarle).
LA RIVOLUZIONE DELLA LYCRALa rivoluzione sessuale si basa sulla produzione industriale di biancheria intima. Stop a corsetti restrittivi e via libera a nuovi tessuti (sintetici e naturali) che permettono agli stilisti creazioni nuove, mai viste prima. Il cinema ci va a nozze, e anche l’erotismo. Mostrare le gambe non è più osceno: May Quant gioca a indossare una minigonna che, con una punta di perfidia nei confronti degli uomini, non solo scopre le ginocchia ma anche parte della coscia, perché si sente sicura e protetta dalle collant. La nuova lingerie rende le donne libere di muoversi, elastiche come i materiali che indossano. L’oscenità? Consiste nel giocare ad alternare zone coperte a parti ben in vista, ad esempio le bretelline del reggiseno o gli slip che fuoriescono dai pantaloni.
LA RIVOLUZIONE DEL FETICCIOL’indimenticabile spogliarello di Sophia Loren davanti a un Marcello Mastroianni rapito in Ieri, oggi, domani, il capolavoro di Vittorio De Sica del ’63 è solo uno dei tanti esempi di come il feticcio sia entrato nel nostro immaginario. La scarpa, la giarrettiera, le collant, la piuma, il frustino …negli anni Settanta anche i feticci vengono sdoganati e non appaiono più osceni (cioè eccessivi) ma solamente erotici. La moda poi – racconta de Leòn - si è innamorata di alcuni feticci che hanno il pregio di mettere in evidenza le caratteristiche sessuali della donna ma dall’altra le limitano i movimento fino al punto di produrre in lei un senso di disagio, talvolta di dolore. Pensiamo solo alle scarpe col tacco 12 (e ci sarebbe da riflettere sul fatto che un’arma di seduzione così infallibile renda comunque la donna più fragile, gratificando comunque l’uomo che guarda…).
E DUNQUE, CHE COS’E’ L’OSCENO?«Tutte le normative del mondo hanno tentato, a proprio modo, di definire ciò che è osceno nel loro tempo e nel loro spazio; ma il concetto continua a essere sfuggevole, come le tendenze della moda e le avanguardie stilistiche – conclude Hugo Martinez de Leòn –. Una cosa è certa: l’oscenità, in qualunque tempo e in qualunque spazio, è la fiamma che alimenta il desiderio. È il limite che tutti abbiamo bisogno di stabilire, per poi fermarci davanti a esso al momento opportuno e oltrepassarlo». Lo pensate anche voi?
(Foto: La bella Rafaela, Tamara de Lempicka)