Quelli che:
"Sesso? No, grazie"

di Simone Cosimi 

Un libro riporta al centro del dibattito gli asessuali, le persone che non sentono alcuna attrazione e rinunciano ai rapporti. Sono l'1% della popolazione mondiale: scelta deliberata oppure malattia? Il parere dello psicoterapeuta

Simone Cosimi

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Photo: Corbis Images

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Gli asessuali. Quelli per i quali il sesso non ha alcuna importanza, anche perché di attrazione proprio non ne sentono. Impossibile, direte, nel nostro mondo che se non fai l'amore una volta al giorno sei uno sfigato. Per nulla. Anzi, sono oltre l'1% della popolazione mondiale, senza contare quelli nascosti fra le tante sfumature di grigio delle lenzuola matrimoniali.

Nel Regno Unito sta per essere pubblicato un libro, Understanding Asexuality, firmato da Anthony Bogaert, professore alla canadese Brock University, che tenta di riscattarne la situazione definendo l'asessualità il "quarto orientamento dopo etero, gay e bisessuali". Una scelta, più che una malattia. Ma è proprio così? E che vita conducono gli asessuali? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Rescaldina, psicoterapeuta e direttore del servizio psicologico a Villa Cimarosa, Milano.

Perché esiste l'asessualità?
«Esiste ed è un fenomeno in netta crescita, me ne accordo da anni nella mia esperienza clinica - dice Giuseppe Rescaldina - si tratta di una mancanza di attrazione e coinvolgimento che dipende da tre fattori: la paura di affrontare le emozioni e di rischiare ricadute affettive, tipica dei nostri tempi; il narcisismo imperante tale che la carica sessuale, mediata, finisce per essere investita altrove, magari sul computer; sempre una paura, ma stavolta di tipo più igienico, di malattie e contagi».

Asessuali si nasce o si diventa?
«Ci si diventa, ovviamente. Il dato, tuttavia, è che questo accade sempre prima nel tempo - aggiunge lo psicoterapeuta milanese - qualche anno fa, magari, poteva essere un fenomeno fisiologico, legato al trascorrere degli anni e al crescere del disinteresse. Oggi i miei pazienti non hanno più 50 o 60 anni, quelli anzi paiono più motivati che mai a rigenerare la propria vita sessuale tramite Viagra e affini, ma si tratta di trentenni narcisisti, prevalentemente maschi».

Che tipo di vita sociale conducono gli asessuali?
«Chiaramente la rinuncia al sesso influisce su tutto il resto - risponde Rescaldina - molti, non a caso, finiscono con l'entrare in psicoterapia. D'altronde, un atteggiamento del genere è il campanello d'allarme per l'innesco di un meccanismo nevrotico che è dietro l'angolo. Fare a meno di un mezzo di sublimazione degli impulsi come il sesso è difficile e stressante, diventa sul lungo periodo una fonte di disagio. Anche se all'inizio può non sembrare così, si può perfino essere convinti che sia una scelta deliberata».

L'asessualità è una malattia?
«Con questa domanda si entra in un grosso problema epistemologico - precisa lo psicoterapeuta milanese - anche perché bisogna mettersi d'accordo su cosa s'intenda per malattia. Per me è un processo che determina una situazione di malessere. Dunque, può anche darsi che rinunciando al sesso una persona possa star bene per un certo periodo di tempo. Perfetto. La tesi inglese, considerare cioè l'asessualità come il quarto orientamento sessuale umano, è interessante ma controversa. È un po' come per le malattie da inquinamento: non ci fanno male nell'immediato ma i miei pazienti trentenni di oggi vorrei vederli fra dieci anni. Anche perché più tempo passa più è complicato reinserirsi in un percorso relazionale lineare. Diciamo insomma che è un problema, all'inizio magari non percepito come tale, che può diventare una patologia».

Gli asessuali s'innamorano lo stesso? E se sì, che tipo di amore vivono?
«Queste persone s'innamorano dell'idea di innamorarsi. In realtà, rientrando nel profilo dei narcisisti, amano quasi sempre e solo sé stessi. E, nel caso in cui mettano in piedi una relazione, appena il profilo della persona con cui si frequentano non risponde più alla loro idea di fondo, scappano. Ma questo è un atteggiamento piuttosto comune a ogni situazione, non solo a chi non prova impulsi e coinvolgimenti sessuali».


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