Voglio un pube
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di Alice Politi 

Labioplastica, vaginoplastica, iniezioni di acido ialuroinico, liposcultura del mons pubis… Le nuove frontiere della chirurgia plastica estetica guardano alle parti intime femminili. E il trend (in aumento) fa discutere. Perché è davvero questo ciò che occorre alle donne per riguadagnare autostima?

Alice Politi

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Photo Corbis

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Una decisione che fa discutere. Una scelta che sembra oscillare tra l'onnipresente ossessione per la perfezione estetica e la meno spiattellata (ma altrettanto insidiosa) ansia da prestazione femminile
Di certo, l'intenzione di "rifarsi lì", ma in generale quella di rifarsi, nasconde un'insoddisfazione profonda, un bisogno continuo di trovare conferme nel piacere e nel piacersi.

Dopo la fase corpo e viso, ora sarebbero infatti gli interventi di chirurgia estetica sulle parti intime quelli in costante aumento: più 24% nel 2012, secondo i dati dell'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (AICPE). Casi ancora di nicchia, è vero, ma che registrano un trend preoccupante se si considera che la maggior parte delle richieste ha una motivazione puramente "estetica". Non solo: negli ultimi due anni sono anche aumentati  i casi di pazienti già sottoposte a interventi di questo genere che  lamentano risultati scadenti, complicazioni, danni spesso difficilmente reparabili.

Interpellato a questo proposito, lo stesso presidente dell'Aicpe, Giovanni Botti, ha evidenziato che «ricorrere al bisturi per migliorare l'estetica dei genitali è una possibilità che deve essere valutata con moltissima attenzione. È necessario ponderare bene la possibilità di operarsi; l'intervento non deve essere affrontato con superficialità. Farlo solo perché è di moda o per compiacere il partner è del tutto sconsigliato».

Le richieste più frequenti? Quelli di labioplastica, ovvero la riduzione delle piccole (a volte anche delle grandi) labbra, la vaginoplastica, il restringimento della vagina (un intervento che di norma si effettua dopo il parto, per risolvere i sintomi di rilassamento perineale e del canale vaginale posteriore, e migliorare così la funzione e l'attività sessuale) e le iniezioni di acido ialuronico o grasso per ridare tono a grandi labbra che abbiano perso volume e turgore.
A seguire, si registrano anche interventi di liposcultura del mons pubis e delle grandi labbra e di imenoplastica, per la ricostruzione dell'imene, con l'obiettivo di "recuperare la perduta verginità".

Ma perché desiderare di intervenire su certe parti del corpo se non vi è una effettiva necessità fisiologica o funzionale? Secondo  Giovanni Botti «i motivi principali derivano da una sorta di imbarazzo in alcune situazioni intime o quando si indossano certi tipi di costumi da bagno. La percezione di ciò che è normale deriva molte volte da quello che è di moda. E la moda oggi sembra richiedere la depilazione totale, situazione che rende più esposto - e visibile - ciò che di solito è nascosto. Depilare in modo totale o quasi le parti intime ha portato a porre attenzione sugli aspetti estetici del pube femminile, quindi a porre alcune richieste ad un chirurgo plastico».

In pratica, i ringiovanimenti vulvari avrebbero lo scopo di migliorare l'aspetto esterno dei genitali femminili per renderli più gradevoli e, presumibilmente, aumentare l'autostima delle donne.

Come se a determinare il livello di autostima fosse quel dettaglio carnale da recuperare, quell'imperfezione fisica da riequilibrare, quel difetto epidermico da correggere agli occhi degli altri o del proprio "io" insoddisfatto.
Come se a determinare il livello di autostima fosse semplicemente "quel pezzo di corpo da aggiustare". E non un intervento molto più profondo, accurato, che comporta un faccia a faccia sincero con se stesse e le sbavature della propria interiorità. Da individuare e aggiustare lì, nella sala operatoria dell'anima.

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