Gian Ettore Gassani: «Io che vedo l'amore finire»

di Alessandra Celentano 

Perché le coppie scoppiano? Come si può fronteggiare con successo una crisi? Risponde l'avvocato matrimonialista autore del libro I perplessi sposi

Alessandra Celentano

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Photo: Corbis

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L'universo degli amori che vanno a rotoli visto da chi, per lavoro, interagisce con mogli e mariti intenzionati a separarsi: è questo che racconta il libro "I perplessi sposi" - Indagine sul mondo dei matrimoni che finiscono in tribunale (Aliberti Editore, €16,00, con prefazione di Paolo Guzzanti). A scriverlo è stato un insider del settore legale, ovvero Gian Ettore Gassani, avvocato cassazionista del Foro di Roma e presidente nazionale dell'Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani. Abbiamo colto l'occasione per intervistarlo e chiedergli perché le coppie di oggi scoppiano. Ma anche in che modo si potrebbero prevenire o fronteggiare determinate crisi. Perché, come ci ha chiarito lo stesso autore, il suo è un libro che nel descrivere come e perché le cose possono andare storte, può offrire spunti interessanti e costruttivi anche a chi è innamorato e vuole capire da quali rischi mettersi in guardia.

Quali sono i motivi che più spesso inducono le coppie a separarsi?
«Innanzitutto la noia: da questa ragione, poi, possono derivare problemi successivi, come i tradimenti. Poi la mancanza di dialogo, intesa e passione, ma anche la crescita asimmetrica dal punto di vista personale o professionale (se uno dei due partner decolla e l'altro no, possono subentrare forme di invidia) e poi la solita ingerenza dei parenti. Un grande problema, però, è a monte: ci sono coppie che decidono di sposarsi con troppa leggerezza, magari dopo soli tre mesi di fidanzamento. In quei casi, più che di matrimoni che finiscono, parlerei di crisi annunciate».

Secondo Lei, qual è il primo segnale di una crisi?
«Il silenzio».

Ci sono coppie più predisposte a una separazione bellicosa?
«Siccome per litigare ci vuole "energia" direi che le coppie più accanite sono quelle giovani».

Ha mai avuto l'impressione che certe crisi fossero superabili?
«Assolutamente sì. Forse tanti momenti di impasse potrebbero essere affrontati e risolti in tempo anche solo fermandosi e parlando con coraggio, sincerità e desiderio di sistemare le cose. Invece a volte hanno la meglio, purtroppo, l'orgoglio e l'immaturità. E, soprattutto, la mancanza di dialogo».

Rispetto al passato, sono cambiati i motivi che determinano la fine di un matrimonio?
«Al giorno d'oggi credo ci sia una dose maggiore di individualismo, che spesso può sfociare nell'egoismo. Al di là di questo, però, penso che la differenza più grande sia nella concezione del matrimonio e in quella della separazione: in passato si vedeva più facilmente il matrimonio come un "impegno serio" e la separazione come una "grande sciagura". Oggi, invece, si tende spesso a prendere sotto gamba sia le nozze, sia la separazione. Quest'ultima, poi, dovrebbe essere vista come l'ultima spiaggia, non come la prima via d'uscita!»

Impuntarsi su determinate questioni legali può essere un modo "perverso" di restare insieme?
«Dietro lunghe ed estenuanti battaglie ho sentito per lo più solo tanta sete di vendetta. Ed è un vero peccato: la separazione dovrebbe essere affrontata come l'atto che sancisce la fine di una storia e non come l'occasione per intraprendere una guerra e demonizzare l'altro o tentare di punirlo con colpi bassi».

Scegliere la separazione dei beni aiuta ad arginare battaglie in caso di separazione?
«Sì e infatti oggi è la formula scelta dalla maggioranza delle coppie. Però anche questo la dice lunga su come viene inteso attualmente il matrimonio: scegliere la separazione dei beni è un modo per cautelarsi (perlomeno quando c'è di mezzo una grande disparità di ricchezza), ma è anche, sotto sotto, una "dichiarazione di sfiducia" nei confronti dell'altro e del matrimonio».

Lei, allora, alle coppie in procinto di sposarsi suggerirebbe la comunione o separazione dei beni?
«Personalmente, associo il matrimonio al concetto di comunione di beni, ma non è sul piano delle cautele economiche che mi sento di dare consigli. Quello che preferirei dire alle coppie intenzionate a sposarsi è di agire con piena consapevolezza e maturità: quando ci sono questi elementi, il resto viene da sé. Anche, per esempio, il fatto di vedere il matrimonio come matrimonio e non come un "affare"di tipo economico».

Altri consigli?
«Direi alle coppie di partire da un atteggiamento più fiducioso nei confronti dell'altro. Una coppia dovrebbe sentirsi una squadra e pensare di far fronte alla vita insieme, in due. Spesso, invece, ho l'impressione che le persone vogliano proteggersi innanzitutto dal partner e questa non mi sembra una buona premessa. Un altro suggerimento che mi viene da dare è quello di vivere il matrimonio da eterni "fidanzatini", nel senso di continuare a tenere viva la passione e ad evitare di lasciarsi andare».

Come vede le coppie di trentenni di oggi?
«Mi ispirano fiducia. Perché sono le coppie dove è più facile riscontrare un rapporto paritario e sgombro da vecchi e discriminanti retaggi culturali. Le giovai coppie, poi, sembrano più consapevoli anche dell'importanza dell'interscambiabilità dei ruoli all'interno della vita familiare. Il rischio al quale dovrebbero fare attenzione? L'eccessiva importanza data alla carriera».

Ci sono precauzioni legali da poter prendere prima di sposarsi?
«In molti paesi esistono i patti prematrimoniali, accordi grazie ai quali è possibile stabilire delle regole su questioni specifiche e io trovo che siano molto utili. In Italia, però, non ci sono e quindi, al momento, bisogna fare riferimento al buon senso. Perciò, l'unico modo per cautelarsi è quello di agire con attenzione e valutare bene la scelta di sposarsi».

Una curiosità: ma Lei, alla luce di tutto quello che ha visto e ha sentito per lavoro, crede al matrimonio?
«Sì, perché secondo me siamo fatti per stare in coppia. Ma per tenere in piedi in matrimonio o, comunque, una relazione, occorre molta serietà».


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