L'universo degli amori che vanno a rotoli visto da chi, per
lavoro, interagisce con mogli e mariti intenzionati a separarsi: è
questo che racconta il libro "I perplessi
sposi" - Indagine sul mondo dei matrimoni
che finiscono in tribunale (Aliberti Editore, €16,00, con
prefazione di Paolo Guzzanti). A scriverlo è stato un insider del
settore legale, ovvero Gian Ettore Gassani,
avvocato cassazionista del Foro di Roma e presidente nazionale
dell'Associazione Avvocati Matrimonialisti
Italiani. Abbiamo colto l'occasione per intervistarlo e
chiedergli perché le coppie di oggi scoppiano. Ma anche in che modo
si potrebbero prevenire o fronteggiare determinate crisi. Perché,
come ci ha chiarito lo stesso autore, il suo è un libro che nel
descrivere come e perché le cose possono andare storte, può offrire
spunti interessanti e costruttivi anche a chi è innamorato e vuole
capire da quali rischi mettersi in guardia.
Quali sono i motivi che più spesso inducono le coppie a
separarsi?
«Innanzitutto la noia: da questa ragione, poi, possono derivare
problemi successivi, come i tradimenti. Poi la mancanza di dialogo,
intesa e passione, ma anche la crescita asimmetrica dal punto di
vista personale o professionale (se uno dei due partner decolla e
l'altro no, possono subentrare forme di invidia) e poi la solita
ingerenza dei parenti. Un grande problema, però, è a monte: ci sono
coppie che decidono di sposarsi con troppa leggerezza, magari dopo
soli tre mesi di fidanzamento. In quei casi, più che di matrimoni
che finiscono, parlerei di crisi annunciate».
Secondo Lei, qual è il primo segnale di una
crisi?
«Il silenzio».
Ci sono coppie più predisposte a una separazione
bellicosa?
«Siccome per litigare ci vuole "energia" direi che le coppie più
accanite sono quelle giovani».
Ha mai avuto l'impressione che certe crisi fossero
superabili?
«Assolutamente sì. Forse tanti momenti di impasse potrebbero
essere affrontati e risolti in tempo anche solo fermandosi e
parlando con coraggio, sincerità e desiderio di sistemare le cose.
Invece a volte hanno la meglio, purtroppo, l'orgoglio e
l'immaturità. E, soprattutto, la mancanza di dialogo».
Rispetto al passato, sono cambiati i motivi che
determinano la fine di un matrimonio?
«Al giorno d'oggi credo ci sia una dose maggiore di
individualismo, che spesso può sfociare nell'egoismo. Al di là di
questo, però, penso che la differenza più grande sia nella
concezione del matrimonio e in quella della separazione: in passato
si vedeva più facilmente il matrimonio come un "impegno serio" e la
separazione come una "grande sciagura". Oggi, invece, si tende
spesso a prendere sotto gamba sia le nozze, sia la separazione.
Quest'ultima, poi, dovrebbe essere vista come l'ultima spiaggia,
non come la prima via d'uscita!»
Impuntarsi su determinate questioni legali può essere un
modo "perverso" di restare insieme?
«Dietro lunghe ed estenuanti battaglie ho sentito per lo più solo
tanta sete di vendetta. Ed è un vero peccato: la separazione
dovrebbe essere affrontata come l'atto che sancisce la fine di una
storia e non come l'occasione per intraprendere una guerra e
demonizzare l'altro o tentare di punirlo con colpi bassi».
Scegliere la separazione dei beni aiuta ad arginare
battaglie in caso di separazione?
«Sì e infatti oggi è la formula scelta dalla maggioranza delle
coppie. Però anche questo la dice lunga su come viene inteso
attualmente il matrimonio: scegliere la separazione dei beni è un
modo per cautelarsi (perlomeno quando c'è di mezzo una grande
disparità di ricchezza), ma è anche, sotto sotto, una
"dichiarazione di sfiducia" nei confronti dell'altro e del
matrimonio».
Lei, allora, alle coppie in procinto di sposarsi
suggerirebbe la comunione o separazione dei beni?
«Personalmente, associo il matrimonio al concetto di comunione di
beni, ma non è sul piano delle cautele economiche che mi sento di
dare consigli. Quello che preferirei dire alle coppie intenzionate
a sposarsi è di agire con piena consapevolezza e maturità: quando
ci sono questi elementi, il resto viene da sé. Anche, per esempio,
il fatto di vedere il matrimonio come matrimonio e non come un
"affare"di tipo economico».
Altri consigli?
«Direi alle coppie di partire da un atteggiamento più fiducioso
nei confronti dell'altro. Una coppia dovrebbe sentirsi una squadra
e pensare di far fronte alla vita insieme, in due. Spesso, invece,
ho l'impressione che le persone vogliano proteggersi innanzitutto
dal partner e questa non mi sembra una buona premessa. Un altro
suggerimento che mi viene da dare è quello di vivere il matrimonio
da eterni "fidanzatini", nel senso di continuare a tenere viva la
passione e ad evitare di lasciarsi andare».
Come vede le coppie di trentenni di oggi?
«Mi ispirano fiducia. Perché sono le coppie dove è più facile
riscontrare un rapporto paritario e sgombro da vecchi e
discriminanti retaggi culturali. Le giovai coppie, poi, sembrano
più consapevoli anche dell'importanza dell'interscambiabilità dei
ruoli all'interno della vita familiare. Il rischio al quale
dovrebbero fare attenzione? L'eccessiva importanza data alla
carriera».
Ci sono precauzioni legali da poter prendere prima di
sposarsi?
«In molti paesi esistono i patti prematrimoniali, accordi grazie
ai quali è possibile stabilire delle regole su questioni specifiche
e io trovo che siano molto utili. In Italia, però, non ci sono e
quindi, al momento, bisogna fare riferimento al buon senso. Perciò,
l'unico modo per cautelarsi è quello di agire con attenzione e
valutare bene la scelta di sposarsi».
Una curiosità: ma Lei, alla luce di tutto quello che ha
visto e ha sentito per lavoro, crede al matrimonio?
«Sì, perché secondo me siamo fatti per stare in coppia. Ma per
tenere in piedi in matrimonio o, comunque, una relazione, occorre
molta serietà».