Come (soprav)vivere con le "Teste di maschio"

di Claudia Raimondi 

Un moderno romanzo epistolare con storie paradossali
(ma vere), scritto da due autrici in incognito

Claudia Raimondi

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Photo Corbis

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Un moderno romanzo epistolare con tante email, ma anche sms e trascrizioni di chiamate al cellulare, per raccontare come si sopravvive alle teste di maschio. Ovvero a uomini egoisti, cornificatori, indecisi, irrisolti, testosteronici, assurdi e molto altro.

Titolo: Teste di maschio (Graphofeel Edizioni); sottotitolo ideale: Come (soprav)vivere con gli uomini; massima di riferimento: non si manda all'aria un matrimonio (ma neppure una relazione) per un paio di corna.

Lo hanno scritto, in incognito, due amiche per dimostrare che la realtà supera, in divertimento e paradossalità, la fantasia. Silvia Pantone e Francesca Rebora sono i loro nomi nella finzione letteraria, gli stessi che mantengono nella nostra intervista, perché, visto che qualche danno è già stato fatto, non si sa mai quale catastrofe relazionale può capitare ad uscire totalmente allo scoperto.

Innanzitutto come si può definire una "testa di maschio"?

SILVIA: «Come un magazzino. Non particolarmente spazioso e con un contenuto ridotto a pochi elementi "essenziali"».

FRANCESCA: «Come un computer che funziona solo con il sistema binario: sì-no; bianco-nero; me la dà-non me la dà...».

Da dove l'esigenza di raccontare queste storie vere?

SILVIA: «Ci eravamo rese conto di quanto i nostri racconti divertissero gli amici. E poi le storie vere, per quanto surreali, hanno spessissimo qualche elemento che permette anche a chi legge di ritrovarcisi».

FRANCESCA: «All'inizio lo scambio di email tra me e Silvia è stato una sorta di auto-terapia. Scrivevamo, ridevamo e ogni catastrofe si ridimensionava. Poi ci siamo accorte che ridevano anche gli altri e da lì è nata l'idea di trasformare la corrispondenza in un libro».

Quali sono state le reazioni?

SILVIA (per entrambe): «Lo abbiamo fatto leggere agli amici più stretti e le reazioni sono state diverse, alcune anche estreme. Il Paolo del libro, l'amico-confidente che è la terza voce del romanzo non ci parla più, è proprio sparito. Mia cugina, forse il personaggio più inverosimile, ma assolutamente autentico, dice che sono una stronza. Il mio ex marito invece va in giro a firmare autografi dicendo che è per merito suo che il libro è riuscito così bene».

C'è una buona dose di humor e paradossalità nelle storie del libro, è quello che salverà le donne alle prese con le teste di maschio?

SILVIA: «Sì, ma anche quello che salverà gli uomini dalle donne arpie (ci sono pure quelle), i figli dalle madri, le madri dai figli, i professori dagli studenti, gli impiegati dai capufficio, gli automobilisti dai vigili... Il sense of humor è, in assoluto, una delle formule più efficaci per sopravvivere a situazioni non sempre gradevoli».
FRANCESCA: «A parte alcuni eventi davvero tragici, al mondo non esistono persone sfortunate. Esistono persone che non hanno il senso dell'umorismo».

Nel libro ci sono mariti che tradiscono le mogli, mogli che tradiscono i mariti, tradimenti fra amici, cugini, amanti tanto che la fedeltà pare un optional che nessuno richiede più. È da poveri illusi pensare a un rapporto monogamo?

SILVIA: «Dipende molto dalla testa di maschio che ti trovi davanti (e anche dalla testa di femmina, ovviamente). Ma comunque non è un discorso di periodo storico: la fedeltà è sempre stata una merce rara e preziosa. Forse adesso, semplicemente, se ne parla con più franchezza (e alle volte con più ironia, vedi sopra)».
FRANCESCA: «A lungo andare, la fedeltà stanca. Sia gli uomini che le donne. E il rapporto monogamo diventa un'esercizio di volontà, come l'astinenza dal fumo. A meno di non riuscire a reinventarsi ogni giorno. Cosa che le donne intelligenti riescono a fare. Gli uomini sono più ripetitivi: preferiscono fare sempre le stesse cose con donne diverse».

Vista l'esperienza maturata: tre consigli per sopravvivere alle teste di maschio
SILVIA: «1) imitarli nei loro atteggiamenti più astuti (egoismo travestito da spirito giovanile, capacità di defilarsi di fronte alle responsabilità passata per distrazione, insensibilità spacciata per choc da traumi e delusioni subiti in passato); 2) tener presente che gli uomini sono presenze spesso piacevoli, talvolta utili, ma non sempre indispensabili; 3) dal punto di vista affettivo, non chiedere mai a un uomo più di quanto non sia in grado di dare. Il che significa, a spanne, un po' meno della metà di quanto fornisce un barboncino di taglia media».

FRANCESCA: «1) vietato sperare che lui capisca con un guizzo d'intuito i vostri desideri, problemi, aspirazioni. Sospiri e bronci non sono linguaggi codificati nel cervello maschile. Se volete fargli sapere come la pensate, ditelo chiaro e tondo (sperando che in quel momento vi stia ascoltando); 2) potete essere la donna più meravigliosa e affascinante del mondo: ma non riuscirete mai a cambiarlo di una virgola. Quindi o ve lo tenete così com'è (calcolando che con gli anni peggiora pure), o mollate il colpo; 3) rivalutate i luoghi comuni. L'immagine di lui in pantofole sdraiato sul divano davanti alla tv, mentre voi rassettate la cucina, vale anche nel 2011. E se si offre di portare fuori il cane, non vi illudete: probabilmente ha una tresca con la vicina di casa».

Donne avvisate...


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