Seno provocante,
se per lei è un problema

di Francesca Amé 08 giugno 2012

Una donna e il suo rapporto con una quinta misura (non desiderata).
Intervista a Simona Siri, autrice di Lamento di una maggiorata

Francesca Amé

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Photo Corbis

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Avere un corpo da pin-up e sognare di fare la ballerina (ma anche la libraria). Il problema di Simona Siri, giornalista e scrittrice, sta tutto qui: avere un corpo che non corrisponde a quello che si è dentro. O meglio un seno «una quinta abbondante, taglia 42, coppa E». Indesiderato, ingombrante, impegnativo. Un seno che ti "costringe" a essere sexy mentre vorresti parlare di libri, che ti fa abbandonare la voglia di diventare come Heather Parisi perché non esistono tutù in grado di contenere il tuo décolleté, un seno che catalizza, ben prima che il tuo volto, gli occhi degli uomini.
Simona Siri oggi ha imparato a volersi bene. Ma questo delizioso, arguto e autoironico «Lamento di una maggiorata» (da poco in libreria, per Tea editore, pp. 184, 12 euro) ha voluto comunque scriverlo.
A leggerlo, s'impara come un seno procace comporti anche tanti piccoli problemi quotidiani, segnando indelebilmente il rapporto con l'altro sesso e la seduzione.

Pare impossibile lamentarsi di ciò che molte di noi desiderano: una quinta!
«Noi donne possiamo lamentarci di tutto, della dieta che non funziona, del fidanzato sbagliato, del lavoro, della pelle secca ma guai se ci lamentiamo che abbiamo troppe tette. Per anni ho sentito dire "Beata te…"».

Appunto.
«Bene, provate a immaginare una vita con un seno generoso, che non desideri, che ti rende rotonda, che durante l'adolescenza passi il tempo a nascondere, con le spalle curve, quasi fossi una cercatrice di conchiglie. Provate a trovare il reggiseno adatto quando in giro ci sono solo modelli con le coppette rigide».

E non vanno bene?
«Sono i nostri peggiori nemici! Ho vissuto anni con il reggiseno sbagliato, un'esperienza che peraltro accomuna molte di noi. Il vero protagonista del libro è il Minimizer: da quando l'ho scoperto, molti anni fa, a New York mi ha cambiato la vita».

Di questi tempi però le maggiorate non si possono lamentare.
«È vero, il curvy, anche nella moda, sta vivendo un buon momento, c'è un ritorno agli anni Cinquanta che ci favorisce e anche la moda del burlesque è perfetta per esaltare una femminilità prosperosa ma diciamo la verità: il modello imperante è sempre quello della magrezza. Per il semplice fatto che un vestito sta meglio su una donna filiforme».

Gli uomini però la vedono diversamente...
«Essere maggiorate cambia il modo in cui la gente ti vede. Sei e sarai sempre "la tettona". Il seno è come un biglietto da visita: quando entri in una stanza gli occhi degli uomini ti si catapultano addosso  e le tue tette parlano di te prima che sia tu stessa a portelo fare. Ci si fa l'abitudine col tempo...».

Il seno come arma di seduzione di massa.
«Ma a noi maggiorate controvoglia importa poco il parere degli uomini. Certo, loro di seni floridi ne vorrebbero vedere anche di più, ma ciò che conta nel rituale della seduzione è come tu ti senti veramente. Un seno troppo grande può essere persino un capitale, per chi ci vuole investire sopra. Per me è stato a lungo un problema».

Una maggiorata da prendere a modello?
«Alessia Marcuzzi. Anche se ci ha tradito perché si è fatta ridurre il seno. Ma le è rimasto il nostro spirito, la nostra verve: si vede che ci è passata. Sa che cosa vuole dire convivere con una quinta e sentirsi una seconda….».
 

 

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