Avere un corpo da pin-up e sognare di fare la ballerina (ma
anche la libraria). Il problema di Simona Siri,
giornalista e scrittrice, sta tutto qui: avere un corpo che
non corrisponde a quello che si è dentro. O meglio un seno
«una quinta abbondante, taglia 42, coppa E». Indesiderato,
ingombrante, impegnativo. Un seno che ti "costringe" a essere sexy
mentre vorresti parlare di libri, che ti fa abbandonare la voglia
di diventare come Heather Parisi perché non esistono tutù in grado
di contenere il tuo décolleté, un seno che catalizza,
ben prima che il tuo volto, gli occhi degli uomini.
Simona Siri oggi ha imparato a volersi bene. Ma questo delizioso,
arguto e autoironico «Lamento di una
maggiorata» (da poco in libreria, per Tea editore,
pp. 184, 12 euro) ha voluto comunque scriverlo.
A leggerlo, s'impara come un seno procace comporti anche tanti
piccoli problemi quotidiani, segnando indelebilmente il rapporto
con l'altro sesso e la seduzione.
Pare impossibile lamentarsi di ciò che molte di noi
desiderano: una quinta!
«Noi donne possiamo lamentarci di tutto, della dieta che
non funziona, del fidanzato sbagliato, del lavoro, della pelle
secca ma guai se ci lamentiamo che abbiamo troppe tette. Per anni
ho sentito dire "Beata te…"».
Appunto.
«Bene, provate a immaginare una vita con un seno generoso, che non
desideri, che ti rende rotonda, che durante l'adolescenza passi il
tempo a nascondere, con le spalle curve, quasi fossi una cercatrice
di conchiglie. Provate a trovare il reggiseno adatto quando in giro
ci sono solo modelli con le coppette rigide».
E non vanno bene?
«Sono i nostri peggiori nemici! Ho vissuto anni con il reggiseno
sbagliato, un'esperienza che peraltro accomuna molte di noi. Il
vero protagonista del libro è il Minimizer: da quando l'ho
scoperto, molti anni fa, a New York mi ha cambiato la vita».
Di questi tempi però le maggiorate non si possono
lamentare.
«È vero, il curvy, anche nella moda, sta
vivendo un buon momento, c'è un ritorno agli anni Cinquanta che ci
favorisce e anche la moda del burlesque è
perfetta per esaltare una femminilità prosperosa ma diciamo la
verità: il modello imperante è sempre quello della magrezza. Per il
semplice fatto che un vestito sta meglio su una donna
filiforme».
Gli uomini però la vedono diversamente...
«Essere maggiorate cambia il modo in cui la gente ti vede. Sei e
sarai sempre "la tettona". Il seno è come un biglietto da visita:
quando entri in una stanza gli occhi degli uomini ti si catapultano
addosso e le tue tette parlano di te prima che sia tu stessa
a portelo fare. Ci si fa l'abitudine col tempo...».
Il seno come arma di seduzione di massa.
«Ma a noi maggiorate controvoglia importa poco il parere degli
uomini. Certo, loro di seni floridi ne vorrebbero vedere anche di
più, ma ciò che conta nel rituale della seduzione è
come tu ti senti veramente. Un seno troppo grande può essere
persino un capitale, per chi ci vuole investire sopra. Per me è
stato a lungo un problema».
Una maggiorata da prendere a modello?
«Alessia Marcuzzi. Anche se ci ha tradito perché si è fatta
ridurre il seno. Ma le è rimasto il nostro spirito, la nostra
verve: si vede che ci è passata. Sa che cosa vuole dire
convivere con una quinta e sentirsi una seconda….».