Sensibilità liquida, modi eleganti, la creatività raffinata
tipica di molti artisti siciliani. Ad amalgamarli è uno spirito
romantico intriso di passione, idealismo, slancio verso l'assoluto
quasi alla maniera dei più celebri poeti inglesi, da
Shelley a Byron, da Keats a
Yates. Non per nulla Mario Venuti
regala piccole poesie in musica dai tempi in cui, con i
Denovo, alimentava il panorama della new wave
italiana anni '80. Da allora ha scritto e composto per grandi
interpreti italiani (Raf, Syria, Antonella Ruggiero, per citarne
solo alcuni), senza mai smettere la propria sperimentazione
musicale sul fronte del pop d'autore. Il nuovo album
L'ultimo romantico è una riconferma delle
sue doti artistiche, dell'intensa vena introspettiva,
dell'approccio lucido e capace di puntare dritto, ancora una volta,
al cuore delle cose.
Mario, chi è davvero un "romantico"?
«Romantico è colui che reagisce alla razionalità con l'emotività,
la fantasia, l'immaginazione… Nel momento storico che stiamo
vivendo, con la crisi che costringe ad affidarci ai mercati, ai
diktat numerici della finanza, emerge il carattere del musicista
che tocca le corde dell'anima. In questo senso, ritornare
sull'antico significato della parola "romantico" mi è sembrato
determinante. E anche un po' provocatorio».
L'ultimo romantico... Perché pensi che il
romanticismo, oggi, sia perduto per sempre?
«Mi aspetto di non essere l'ultimo, né il solo! Però mi accorgo
del "piattume", dell'abbrutimento che abbiamo attorno. Ci siamo un
po' avviliti nella ricerca di modelli da copiare. È il momento di
superare questo blocco e iniziare a recuperare valori come la
cultura, la bellezza, l'arte, andando oltre la logica del profitto.
Come in un nuovo Umanesimo».
Da cosa si potrebbe partire per risvegliare quel
romanticismo in noi che sembra essersi assopito?
«Ci sono cose che ognuno deve coltivare in sé, in base alla
propria sensibilità. Di sicuro c'è bisogno di un recupero della
qualità dei rapporti fra le persone, attraverso la scoperta di
nuove modalità di incontro, che vadano oltre il semplice ritrovarsi
in un locale. Anche l'ascolto della natura, della musica classica
possono essere d'aiuto. Personalmente mi sono avvicinato all'opera
classica (vi sono anche degli episodi nel nuovo disco). Mi piace la
contaminazione di generi musicali, mi piace variare e cerco sempre
nuovi elementi per completare la mia personalità artistica».
Quanto è difficile oggi avere fede
nell'arte?
«Il cinismo intorno a noi induce a pensare che sia difficile far
valere le ragioni dell'arte ("di cultura non si mangia"!). Eppure
in un paese come l'Italia l'arte è connaturata, potrebbe
rappresentare un motivo di un maggiore sviluppo turistico. In
questo senso, anche la televisione ha fatto un brutto lavoro in
questi anni, smettendo di trasmettere cultura. In passato era
facile trovare programmi di spessore, spettacoli, opere teatrali.
Ricordo con nostalgia quando nei palinsesti c'era anche il teatro
del grande Pirandello…».
E avere fede in generale?
«Come un muscolo che si è un po' atrofizzato, fatica a far venir
fuori quel valore che l'uomo ha in sé. La ricerca spirituale
l'abbiamo sacrificata in nome di altre cose, del dio denaro, per
esempio. Ma alla fine ci si accorgerà che si tratta di cose che non
ci rendono felici».
Pensi che le tue origini siciliane ti abbiano
avvantaggiato nella ricerca dei sentimenti più profondi,
nell'analisi delle relazioni?
«Il lato positivo dell'arretratezza è che ha mantenuto la qualità
dei rapporti fra le persone! È vero, nelle regioni del Sud c'è più
piacere nello stare insieme, nella condivisione familiare, nei
rapporti di amicizia. Ci si ritrova senza finalità particolari, per
il puro piacere di farlo».
Si può essere romantici anche vivendo in metropoli che
lasciano poco tempo per se stessi e l'approfondimento dei rapporti
umani?
«Un fiore sull'asfalto può crescere! Per cui sì, lo si può essere
anche nelle metropoli. Alcune, peraltro, sono molto romantiche.
Prendi New York, per esempio…».
In che termini si può parlare anche di un "eros
romantico"?
«L'eros romantico è quello più totale e meno genitale. È fatto di
piccoli dettagli, sfumature. Spesso sono proprio le cose meno
manifeste a rivelarsi più erotiche: ciò che appare velato provoca
un'eccitazione maggiore. È un po' l'eros di certe tecniche
orientali, focalizzate più sull'immaginazione e sulle sensazioni
che derivano dall'unione dei corpi, che sulla semplice "ginnastica"
del sesso».
Sembra una cosa sempre più difficile riuscire a scindere
tra emozioni vere, ed emozioni fittizie. Cosa significa per te
"emozione"?
«Lo stile di vita contemporaneo ci ha portati ad anestetizzare le
emozioni più autentiche; siamo stati talmente "drogati" dalla
ricerca di emozioni forti che abbiamo perso di vista le cose
semplici. Ma sono quelle le più importanti».