Mario Venuti, nel cuore
di un romantico

di Alice Politi 

Relazioni umane, eros, emozioni visti attraverso gli occhi di uno
dei musicisti più introspettivi della scena pop italiana

Alice Politi

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Mario Venuti fotografato da Monica Silva

Mario Venuti fotografato da Monica Silva

Sensibilità liquida, modi eleganti, la creatività raffinata tipica di molti artisti siciliani. Ad amalgamarli è uno spirito romantico intriso di passione, idealismo, slancio verso l'assoluto quasi alla maniera dei più celebri poeti inglesi, da Shelley a Byron, da Keats a Yates. Non per nulla Mario Venuti regala piccole poesie in musica dai tempi in cui, con i Denovo, alimentava il panorama della new wave italiana anni '80. Da allora ha scritto e composto per grandi interpreti italiani (Raf, Syria, Antonella Ruggiero, per citarne solo alcuni), senza mai smettere la propria sperimentazione musicale sul fronte del pop d'autore. Il nuovo album L'ultimo romantico è una riconferma delle sue doti artistiche, dell'intensa vena introspettiva, dell'approccio lucido e capace di puntare dritto, ancora una volta, al cuore delle cose.

Mario, chi è davvero un "romantico"?
«Romantico è colui che reagisce alla razionalità con l'emotività, la fantasia, l'immaginazione… Nel momento storico che stiamo vivendo, con la crisi che costringe ad affidarci ai mercati, ai diktat numerici della finanza, emerge il carattere del musicista che tocca le corde dell'anima. In questo senso, ritornare sull'antico significato della parola "romantico" mi è sembrato determinante. E anche un po' provocatorio».

L'ultimo romantico... Perché pensi che il romanticismo, oggi, sia perduto per sempre?
«Mi aspetto di non essere l'ultimo, né il solo! Però mi accorgo del "piattume", dell'abbrutimento che abbiamo attorno. Ci siamo un po' avviliti nella ricerca di modelli da copiare. È il momento di superare questo blocco e iniziare a recuperare valori come la cultura, la bellezza, l'arte, andando oltre la logica del profitto. Come in un nuovo Umanesimo».

Da cosa si potrebbe partire per risvegliare quel romanticismo in noi che sembra essersi assopito?
«Ci sono cose che ognuno deve coltivare in sé, in base alla propria sensibilità. Di sicuro c'è bisogno di un recupero della qualità dei rapporti fra le persone, attraverso la scoperta di nuove modalità di incontro, che vadano oltre il semplice ritrovarsi in un locale. Anche l'ascolto della natura, della musica classica possono essere d'aiuto. Personalmente mi sono avvicinato all'opera classica (vi sono anche degli episodi nel nuovo disco). Mi piace la contaminazione di generi musicali, mi piace variare e cerco sempre nuovi elementi per completare la mia personalità artistica».

Quanto è difficile oggi avere fede nell'arte?
«Il cinismo intorno a noi induce a pensare che sia difficile far valere le ragioni dell'arte ("di cultura non si mangia"!). Eppure in un paese come l'Italia l'arte è connaturata, potrebbe rappresentare un motivo di un maggiore sviluppo turistico. In questo senso, anche la televisione ha fatto un brutto lavoro in questi anni, smettendo di trasmettere cultura. In passato era facile trovare programmi di spessore, spettacoli, opere teatrali. Ricordo con nostalgia quando nei palinsesti c'era anche il teatro del grande Pirandello…».

E avere fede in generale?
«Come un muscolo che si è un po' atrofizzato, fatica a far venir fuori quel valore che l'uomo ha in sé. La ricerca spirituale l'abbiamo sacrificata in nome di altre cose, del dio denaro, per esempio. Ma alla fine ci si accorgerà che si tratta di cose che non ci rendono felici».

Pensi che le tue origini siciliane ti abbiano avvantaggiato nella ricerca dei sentimenti più profondi, nell'analisi delle relazioni?
«Il lato positivo dell'arretratezza è che ha mantenuto la qualità dei rapporti fra le persone! È vero, nelle regioni del Sud c'è più piacere nello stare insieme, nella condivisione familiare, nei rapporti di amicizia. Ci si ritrova senza finalità particolari, per il puro piacere di farlo».

Si può essere romantici anche vivendo in metropoli che lasciano poco tempo per se stessi e l'approfondimento dei rapporti umani?
«Un fiore sull'asfalto può crescere! Per cui sì, lo si può essere anche nelle metropoli. Alcune, peraltro, sono molto romantiche. Prendi New York, per esempio…».

In che termini si può parlare anche di un "eros romantico"?
«L'eros romantico è quello più totale e meno genitale. È fatto di piccoli dettagli, sfumature. Spesso sono proprio le cose meno manifeste a rivelarsi più erotiche: ciò che appare velato provoca un'eccitazione maggiore. È un po' l'eros di certe tecniche orientali, focalizzate più sull'immaginazione e sulle sensazioni che derivano dall'unione dei corpi, che sulla semplice "ginnastica" del sesso».

Sembra una cosa sempre più difficile riuscire a scindere tra emozioni vere, ed emozioni fittizie. Cosa significa per te "emozione"?
«Lo stile di vita contemporaneo ci ha portati ad anestetizzare le emozioni più autentiche; siamo stati talmente "drogati" dalla ricerca di emozioni forti che abbiamo perso di vista le cose semplici. Ma sono quelle le più importanti».


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