Miss CookMe: «Seduzione
è un profumo che porta
dritto in cucina»

di Jenny Maggioni 

Una cena romantica per aggiungere pepe a un eros un po' insipido? Rileggiamola in chiave Food burlesque! Tra ironia, sensualità e gusto, Miss CookMe  insegna a risvegliare gli appetiti…

Jenny Maggioni

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Cibo ed eros: un binomio che fa gola a tutti. Ma al di là dell'esistenza (o meno) dei cibi afrodisiaci, la ricetta per conquistare (e tenere stretto) qualcuno è semplice: amalgamate un pizzico di sensualità a dell'ironia q.b. Se poi, in nome del famoso detto "prendere un uomo per la gola…", sapete pure cucinare il gioco è fatto! Questi gli ingredienti segreti di Miss CookMe.

Cuoca provetta (ha iniziato con un corso gratuito organizzato dalla regione Campania e poi la gavetta nei ristoranti della Costiera Amalfitana), attrice e performer di food burlesque. Caschetto moro, fisico e atteggiamento da pin up, Miss CookMe insegna a cucinare le ricette più goderecce della tradizione italiana, dal baccalà alla vicentina ai saltimbocca alla romana. Ma proprio perché cucinare è un'arte, Miss CookMe trasforma le sue lezioni culinarie in divertenti performance, tra fornellini da campeggio, boa colorati, ironici attrezzi da chef e… cabine per fototessere d'Italia e d'Europa che sono la sua cucina!
Il look? Sensuali grembiulini che lei stessa realizza con materiale riciclato: tovagliette di plastica, luci a led, audiocassette, cd e vinili vintage rivestiti di paillettes, carte di caramelle e tappi di birra…

Chi è Miss CookMe?
«Il mio Twitter recita: Food burlesque performer, Fashion designer… & Cook. Tradotto: Una cuoca che cuce caramelle e mangia paillettes».

Come è nata?
«Come reazione a un momento di profonda crisi. Di Cristina. Non di Miss CookMe».

E chi è Cristina?
«Una ragazza di Salerno. Eboli precisamente. Trent'anni compiuti. Laurea in Dams teatro, diploma di scuola di teatro e Master di perfezionamento attoriale in quel di Bologna. Sette anni di piadine e crescentine calde. Un anno di tapas a Barcellona e due anni di saltimbocca alla romana. Nessun palcoscenico. Nessun lavoro. Retribuiti, intendo. Fino a quel lavaggio ad alte temperature…».

Di quale lavaggio parli?
«In quel periodo convivevo con il mio ex in un appartamento della Garbatella. Comprai un grembiule da cucina in una bancarella sotto casa. Lo lavai e si restrinse. In verità a me piaceva molto di più così! Decisi allora di preparare una cenetta romantica, sfidando addirittura il "fattore partita". Neanche la parmigiana riuscì a distrarlo… finché non indossai il grembiulino. Lì capii che quel pezzettino di stoffa aveva del potenziale…».
Stai parlando della tua linea di grembiulini "Miss CookMe - ricette da indossare"?
«Sì, ma non nacque allora. Le idee hanno i loro tempi di lievitazione. Poi avevo la mia crisi da gestire. Stavo impazzendo. Come la maionese».

Avevi sbagliato qualche grammatura?
«Non lo so. So solo che nel carrello avevo tutto scaduto: contratti, sogni, stage, provini, fidanzato. Buttai tutto. Mi iscrissi a un corso di formazione come cuoco perché dicevano che il settore alberghiero non era così in crisi. Accettai la sfida, ma continuavo a sognare il teatro. Mentre segnavo appunti su cos'è il burro chiarificato cominciai a scrivere uno spettacolo sul cibo dove due donne dovevano sedurre lo stesso uomo a suon di ricette. Cosa potevano indossare? Mi scervellai per giorni. Poi ricordai di quel lavaggio ad alte temperature…».

Come sono fatti i tuoi grembiulini?
«Di base utilizzo tovaglie plastificate. Mi piace l'idea di trasformarle in un oggetto legato anch'esso al mondo della cucina. Le rivesto con carte di caramelle, lecca lecca e dei cioccolatini, etichette di birre e di vini, tappi, lucine a led, vinili ricoperti di strass... e qualsiasi oggetto stimoli la mia creatività. Poi aggiungo merletti, fili di paillettes e traversini di raso. Al supermercato mi scambiano per una persona golosissima. Io rispondo che le caramelle le cucio, ma non sempre mi credono. Chissà perché!».

E poi ti tocca mangiare tutto quello che usi per cucire…
«Fortunatamente siamo una famiglia di golosi. E anche i vicini. Il problema è sorto quando ho deciso di realizzarne un modellino ricoperto di etichette di birre e tappi. Un aperitivo a sera. Per tutta la durata delle vacanze di Natale. Poi ho chiesto aiuto a un amico che ha un pub. Non avrei potuto reggere quel ritmo. A volte passo da lui e porto via sacchi interi di bottiglie. Se non è riciclo questo?! Ora però sto attuando una nuova strategia».

Ovvero?
«Contatto birrifici artigianali e cantine della mia zona chiedendo loro del materiale. Vorrei realizzare una linea che racconti anche un po' la storia di queste realtà. Alcuni hanno già risposto con entusiasmo. Fortunatamente c'è voglia di creare collaborazioni, progetti stimolanti… tutto merito della crisi».

In che senso?
«Einstein ha detto che "la crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone a e interi Paesi… che la creatività nasce dall'ansia… e che senza crisi non ci sono sfide". Non c'è cosa più vera. La mia sfida è stata abbandonare tutto e tutti per darmi alla cucina. Finché non è nato un progetto: Miss CookMe».

Quando è nata Miss CookMe?
«Una domenica pomeriggio. Avevo messo tutti i miei grembiulini e boa colorati in una valigia. Andai a Bologna a trovare amici. Con una vaschetta di gelato mi guadagnai qualche scatto del mio amico fotografo Daniele Iozzi. Qualche posa da pin up, qualche piatto lavato in lavatrice… e nacque Miss CookMe».

Cosa fa Miss CookMe oltre a indossare i tuoi coloratissimi grembiulini?
«Ho scritto e diretto per lei uno spettacolo "Il Matrimonio dei sensi" che porto in scena con la collaborazione dello chef Bartolomeo Errico (l'estate scorsa su Rai 1 con l'"ABC in cucina"). Con il mio Food video maker Dafni Scotese, invece, realizzo video dove cucino in location inaspettate (potete vedere i video sul canale YouTube di Miss CookMe). Una fra tutte, le cabine per fototessere. Non chiedetemi perché: l'ho sognato».

A cosa ti ispiri per le tue performance?
«Non saprei dire esattamente a chi o a cosa. Cerco di guardare il mondo con gli occhi della bimba che sono stata e con quelli della donna che sono adesso. Poi aggiungo qualche paillettes e piuma di struzzo. Infine lo filtro. E servo in tavola».

Oltre ai grembiulini, crei anche oggetti con il cibo?
«Devo avere l'acquolina giusta. Quest'estate stavo leggendo "50 sfumature di grigio" sotto l'ombrellone (alternandolo al Topolino). A un tratto mi è venuta una voglia irrefrenabile di liquirizia. Ho scartato un sacchetto intero di quelle a forma di rotelle. Le ho srotolate una a una e unite tra loro con dello spago da cucina. Come manico, un bracciale di perle. Una frusta gustosa e di gran classe».

Ti definisci "Food burlesque performer". Che cosa è il Food burlesque?
«Un'attitudine, un modo di essere. La voglia di aggiungere un po' di brio ai nostri piatti. Basta trasformare la nostra cucina in un vero e proprio palcoscenico. Pensiamo alla scenografia, con boa di struzzo e piume colorate dappertutto; alle luci (basta anche solo un po' di tulle sull'abat-jour della camera da letto), alla nostra mise (uno dei miei grembiulini andrà benissimo!) e infine al menù. Siamo noi le Regine. E non solo in cucina».

Cos'è per te la seduzione?
«Hai presente quando nei cartoni animati una scia di profumo solleva da terra un personaggio e lo trascina a sé? Ecco, per me la seduzione è un profumo che ammalia… che porta dritto in cucina. E che indossa lustrini».

L'errore che spesso si fa in cucina e che bisognerebbe evitare?
«Mangiare velocemente anziché degustare. Come troppo spesso facciamo nella vita. E sotto le lenzuola. Il mio mantra è: "Go & Taste Life"».

Quindi per sedurre è fondamentale che una donna cucini per il proprio uomo?
«Credo sia più importante trovare il tempo per farlo insieme. E nel frattempo distrarsi. Accendendo il forno».

Saper cucinare aumenta il sex appeal?
«Non è propriamente così. Il sex appeal non dipende esclusivamente dalle nostre capacità culinarie, ma da quanto realmente decidiamo di volerci mettere in gioco. A partire dai fornelli. La cucina è uno strumento. Uno di quelli che una donna dovrebbe avere sempre con sé nella borsetta, insieme al rossetto».

La cucina richiama donne curvy, burrose e sensuali. Non è necessario avere un corpo perfetto per sedurre in cucina, anzi… Giusto?
«Infatti, direi proprio di no. Io sono piccolina, tascabile e morbida. Eppure uno degli ingredienti principali di Miss CookMe è la sensualità. Basta non prendersi troppo sul serio e iniziare a giocare. E se si è in due, è chiaro, ha tutto un altro sapore».

Quali armi usi per sedurre un uomo?
«Non uso armi. Al massimo calde polpettine. Però sì, mi diverto a giocare. L'ultima volta lui era un po' raffreddato. Mi ha trovata in cucina mentre gli preparavo il brodo di gallina. In guêpière. Gli è salita la febbre!».

E qual è invece la "mania" in cucina che ti seduce di più?
«Alcune mi intrigano più di altre. E non si sa perché. Una volta conobbi un ragazzo che mangiava la pasta esclusivamente con i cracker. "Rigorosamente non salati in superficie". Qualsiasi porzione di pasta avesse avuto davanti, lui arrivava sempre all'ultimo boccone munito del suo piccolissimo quadratino di cracker. Aveva sviluppato un automatismo che gli permetteva inconsciamente di gestire il suo pacchetto di cracker fino all'ultimo boccone. Rimasi a bocca aperta. Lo volevo a tutti i costi».

Di cosa ha bisogno una coppia oggi per mantenere vivo il rapporto?
«La coppia di oggi ha solo bisogno di giocare. Oggi più che mai. È golosa sia di miele, sia di peperoncino. Di miele perché ha voglia di dolcezza. Ne abbiamo bisogno un po' tutti in questo periodo di completa instabilità. Accarezza il cuore e dà energia. Ideale a colazione. Di peperoncino perché pizzica i nostri sensi, la circolazione aumenta e la pelle è più liscia. Perfetto dopo cena.».

Quali ricette consigli?
«Non pensiate che basti una ricetta a base di ingredienti afrodisiaci per trasformarci in bombe sexy. E neanche in polpettine. Per quanto possano essere gustose. Vi lancio tre spunti:
1. Scavate nella memoria gustativa del vostro compagno. Scegliete uno dei suoi piatti preferiti, una di quelle ricette che lo riportano con la mente a un pensiero piacevole. Un comfort food che gli disegni già in partenza un sorriso sulle labbra. Rielaborate la ricetta a modo vostro. Può trattarsi anche solo di un ingrediente. In quel caso costruite tutto il menù intorno a esso.
2. Optate per una ricetta completamente nuova. Se preparata insieme, ancora meglio. Scoprire insieme nuovi sapori è di per sé elettrizzante. Osate. Avete un mappamondo in casa? Usatelo e lasciatevi ispirare.
3. Fate un salto in gastronomia. Ma solo in seguito a un problema insormontabile. Un tacco rotto è sufficiente».

E poi?
«E poi godetevi la serata. Anzi, assaporatela!»

DA STYLE.IT

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