La sfida di Bill Gates
sul condom del futuro

di Simone Cosimi 

Il patron di Microsoft lancia un contest. E mette sul piatto fino a un milione di dollari per chi saprà proporre l'idea più innovativa nell'ambito dei preservativi di nuova generazione. Secondo voi, quali caratteristiche dovrebbe avere?

Simone Cosimi

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Foto Corbis

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Da 100mila dollari a un milione. Tanto ha messo sul piatto Bill Gates, padre fondatore della Microsoft e guru dell'informatica mondiale, per sviluppare il preservativo del futuro. Da tempo l'inventore di Windows è ufficialmente fuori dalle dinamiche dal colosso a cui ha dato vita e preferisce piuttosto concentrarsi su imprese filantropiche di respiro planetario, in particolare tramite la fondazione intitolata anche alla moglie Melinda. Stavolta ha spiazzato tutti decidendo di proporre un ricchissimo bando destinato alle migliori idee dedicate a reinventare il profilattico. Soldi destinati a chi riuscirà a progettare la "prossima generazione di preservativi".

Fra le preoccupazioni di Gates, oltra al tema sessuale di per sé stesso, c'è ovviamente quella legata alla profilassi sanitaria. L'obiettivo della proposta è infatti aumentare l'attenzione sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, magari con una presenza meno invasiva del preservativo. Lavorando cioè sulla concretezza. Rendendo il condom meno suscettibile di essere eliminato dal rapporto dopo la faticosa "condom negotiation" che spesso s'intavola fra le coppie prima di un rapporto. Questo perché per molti uomini il profilattico rende l'atto sessuale meno piacevole. E quindi, alla fine, in molti scelgono di rinunciare e rischiare, trasformandosi in potenziali bombe infettive per sé e per gli altri partner futuri. Da qui l'ambizione: perché non cercare di brevettare un'esperienza sessuale che sia addirittura migliore col preservativo che senza?

Il tema sembra semplice ma non lo è affatto. Se si considera che il condom, materiali e lubrificazioni a parte, si muove di fatto intorno agli stessi principi seicenteschi (il più vecchio rinvenuto, per quanto se ne utilizzassero fin dal 1.500 a. C., è del 1640, scoperto a Dudley Castle, in Inghilterra, e realizzato in intestino animale) si capisce l'importanza della sfida lanciata dal patron di Redmond. Una mezza rivoluzione per un settore che vale 750 milioni di consumatori al mondo. Sul tavolo, ovviamente, le nuove, inimmaginabili possibilità messe in campo dalle tecnologie. Magari con l'aiuto di una rete di sensori, oppure con l'uso di materie fino ad ora sconosciute in grado di preservare una sensibilità mai provata. Qualcuno ci sta già provando: è l'università di Washington, che sta testando prototipi di preservativi basati sulle nanotecnologie. La sfida, insomma, è aperta: l'importante è che non si tratti di prodotti già in commercio o di mere teorizzazioni sociali.

E voi, come vedete il preservativo del futuro? Dite la vostra rispondendo al sondaggio in alto.

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