Cosa vuol dire ninfomane: la donna e il (troppo?) sesso

di Guy Pizzinelli 

Ninfomania e ipersessualità: miti ed evidenze scientifiche del "troppo sesso per una donna sola"

Guy Pizzinelli

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"Quella è una ninfomane, te lo dico io!" Si fa presto a etichettare, ma è tutto vero?
Nel linguaggio comune e nell'immaginario consueto, si usa indicare una donna come ninfomane (dal greco nymphe, ragazza o ninfa, da manìa, follia), significando dire che non riesce a stabilire un rapporto di coppia duraturo e che, in preda all'eccitazione erotica, passa da un uomo all'altro, senza controllo.
Il termine è stato coniato nell'ottocento, da parte di psichiatri che sapevano pochissimo della fisiologia e della psicologia della donna e che si rifacevano, per spiegarne i comportamenti, agli antichi concetti galenici dell'utero come causa di isteria.

In realtà, la ninfomania è indice di un vero e proprio problema psicologico, anche se viene più o meno usato in base al contesto sociale in cui si trova e viene confuso con il semplice piacere della carne.
È abbastanza difficile in ambito distinguere tra la normale ricerca del piacere e del cambio-partner e la patologia. E' invece facile che nascano confusioni e spesso in modo errato, giudizi morali. Nel 1995 la ninfomania venne tolta dal Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali, insieme all'equivalente maschile chiamato satiriasi, e il suo concetto è stato inserito all'interno della categoria delle dipendenze sessuali.

Ad esempio, è bene distinguere tra:
Ninfomania: bisogno incontrollabile e sempre insaziato, da parte di una donna, di avere rapporti sessuali indipendentemente dal fatto che essi siano soddisfacenti o no.
Ipersessualità : attività sessuale superiore alla media del gruppo sociale al quale si appartiene. Al contrario della ninfomania, essa ha uno scopo specificamente sessuale, sia esso normale o deviato, e in primo luogo è sotto il controllo dell'Io.
Erotomania: sindrome chiaramente psichiatrica, rappresentata da un comportamento sessuale inadeguato sulla base di un delirio di contenuto erotico.

Tuttavia, i pregiudizi sulla sessualità femminile portano la massa a ritenere più 'normale' che una donna cerchi il sesso per avere in cambio del denaro, piuttosto che per piacere. Per questo se una donna si comporta sessualmente in modo disinibito, con modalità che finora sono state tipicamente maschili, o è lesbica, o è ninfomane (e dunque malata), oppure è semplicemente matta.
La causa, secondo alcuni clinici, può essere dovuta a traumi o disturbi di tipo psichico ma, più in generale, è sconosciuta come del resto lo è l'eziologia di molti altri comportamenti sessuali che differiscono dalla norma.
Il disturbo, investendo naturalmente il campo psicologico, viene di norma affrontato con psicoterapia individuale o di gruppo, un procedimento che si prefigge l'obiettivo di spingere il soggetto a superare l'ossessiva percezione del bisogno e ritornare ad avere un sano rapporto con la sessualità.
Nei casi più ostinati, accanto alla psicoterapia, possono essere impiegati farmaci di tipo ansiolitico e terapie farmacologiche in grado di attenuare la libido.


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