Ieri pomeriggio, alle 23 e qualcosa ora italiana, Mark
Zuckerberg ha depositato la documentazione necessaria allo
sbarco in borsa di Facebook. A otto anni
dalla sua nascita e con un esercito di 845 milioni di
utenti, dunque, il social network per eccellenza si mette nelle
mani e nelle palette degli azionisti.
Le compra-vendita delle quote inizierà nel mese di maggio e
l'offerta iniziale, l'Ipo di cui si sente tanto parlare, è di 5
miliardi di dollari. Il valore complessivo che quotidianamente
garantiamo a Facebook a colpi di tag, Mi piace e aggiornamenti di
stato dovrebbe essere compreso fra i 75 e i 100
miliardi. E se volete farvi un'idea di quanto pesa il
portafoglio di Zuckerberg, sappiate che possiede il 28% della
società.
La creatura del 28enne in felpa e ciabatte
ha rastrellato nel 2011 3,7 miliardi di dollari,
rispetto ai 1,97 miliardi dell'anno precedente. Cifre che vengono
snocciolate per la prima volta proprio in virtù dello sbarco a Wall
Street: da ora in poi tutto dovrà essere trasparente e noi utenti,
vero valore aggiunto della gallina dalle uova d'oro californiana,
saremo maggiormente tutelati dal punto di vista della privacy e
dello sfruttamento dei nostri dati a fini pubblicitari, segmento
che porta nelle tasche di Zuck l'85% dei ricavi. Le cifre
snocciolate in queste ore potrebbero far pensare il contrario, ma
si è trattato di una scelta obbligata e non auspicata. La legge
statunitense impone la gitarella a Wall Street quando si superano i
500 soci privati e, come Google nel 2004, Facebook deve per forza
di cose diventare grande e prestare attenzione alle indicazioni del
mercato.
Zuckerberg, che dal 2013 percepirà un compenso simbolico
annuale di un dollaro, ha ripetuto il mantra ''non
produciamo servizi per fare soldi; facciamo soldi per realizzare
servizi migliori" e promesso (a se stesso?) di proseguire su
questa linea. Saranno i prossimi mesi, e anni, a dire come questa
svolta inciderà sui nostri profili e se Facebook diventerà un più
ampio ecosistema composto anche da altri prodotti e servizi.
Si pensi, per fare ancora una volta il paragone con Google, a
come l'azienda madre del motore di ricerca abbia allargato la sua
area di competenza al settore smartphone con il sistema operativo
Android e l'acquisto di Motorola. E', appunto, presto per chiedersi
se Facebook agirà nello stesso modo. Sicuramente a livello di tempi
le cose stanno andando nel migliore dei modi: il social
network blu si tuffa dal trampolino più alto, mentre i
rivali - Twitter o Google+ - stanno ancora dando un volto alla loro
struttura, e sfoggia una leadership praticamente inattaccabile. E
il merito è tutto nostro.