La giovane artista Alexandra Bellissimo, nata e
cresciuta a Los Angeles, mi racconta che da sempre i suoi sforzi
sono rivolti verso il creare immagini e fotografie, non
semplicemente catturare quelle che esistono. Parlo con lei dopo
aver incrociato la sua opera Rooted, un
busto di donna sinuoso con un tronco al posto delle gambe, come una
gonna.
I sui lavori nascono da tecniche come il collage e la post
produzione digitale: tra forme naturali e manipolazioni
artificiali, per stupire lo spettatore e sfidarlo a interpretare
creature che senza questa artista non esisterebbero.
Alexandra come sei diventata una fotografa? Ma soprattutto
ti definiresti così?
«In realtà all'inizio studiavo per fare l'illustratrice… Ma sin da
quando avevo diciassette anni ho cominciato a sperimentare
attraverso la fotografia, e appena presa in mano la macchina ho
capito che quello che mi affascinava era poter creare qualcosa di
nuovo, partendo da qualcosa che esiste. Mi piace fare la foto e
catturare l'immagine, per poi manipolarla e costruirne una
completamente nuova».
Hai sempre vissuto in California? «Sì, sempre. Mi
piace stare vicino alla mia famiglia ma soprattutto conoscere bene
le zone che mi circondano mi permette di giocare con degli scenari
naturali diversi. E queste nature californiane per me sono fonte di
ispirazione continua…»
Sono sicura che le immagini di Alexandra oltre che piacevoli
possono sembrare inquietanti, in questo lato oscuro delle sue foto
trovo traccia dell'illustratrice di fiabe antiche - e non a caso mi
dice che adesso sta lavorando su una serie di creature
insetti.
Alexandra c'è stato un momento del tuo percorso dove
pensavi che non ce l'avresti mai fatta? «Beh, come ogni
artista sono perennemente insicura delle cose che creo, anche se
cerco di trasformare queste sensazioni in motivazioni per andare
avanti… Mi ricordo che a scuola, una volta, un professore ha
definito il mio intero portfolio: "Quasi interessante", ci sono
rimasta malissimo!»
E invece il complimento migliore che hai mai ricevuto?
«Per me la soddisfazione più grande è quando lo spettatore dei miei
lavori si ferma più di un istante a guardarli, che siano appesi a
un muro o su di uno schermo… Significa che ho creato qualcosa che
non è solo esteticamente appagante, ma che richiede un po' di
sforzo, un impegno per essere capito. Insomma ogni volta che
qualcuno sente una connessione con una mia opera io penso di aver
scelto il lavoro giusto».
Auguro in bocca al lupo ad Alexandra, sono sicura che presto
vedremo le sue creature insetto in Europa, come dice lei: su di uno
schermo o appese a un muro non importa.
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alexandra.bellissimo@gmail.com