Con Giovanna e Kate, beati i giurati

12 maggio 2010 

Guardatele. Arrivano al Palais des Festivals dietro il presidente della giuria Tim Burton e chiacchierando con Benicio del Toro, Giovanna Mezzogiorno e Kate Beckinsale. In una giuria in cui sono in visibile minoranza (uomini 7, donne 2) si sono giurate, appunto, di fronte a 4 mila giornalisti accreditati, amore corrisposto. Dagli uomini non si faranno «mettere i piedi in testa», per l'attrice inglese potete metterci la mano sul fuoco. «Uomini, donne, che cosa importa: alla fine dei conti siamo persone», evita la polemica sulla scarsa rappresentanza rosa la Mezzogiorno. Ma i conti sono presto fatti. Su 19 film in concorso per la Palma d'oro, neanche uno è a firma femminile. La cosa non è piaciuta alla regista inglese Ruth Torjussen, che ha scritto una petizione, condivisa da 200 persone (le colleghe Kate Cheeseman e Christine Molloy incluse), in cui tutte ringhiano: «Cannes ha una lunga storia di candidature femminili al concorso, quest'anno invece sono state ignorate».
E bisogna darle ragione: solo alla scorsa edizione del Festival, nel 2009, una donna (Isabelle Huppert) presiedeva addirittura la giuria, e c'erano tre donne a battersi (non solo a strascichi di abiti, sul red carpet): Andrea Arnold, Isabel Coixet e Jane Campion, prima (e ultima) del genere a tornare da Cannes con la Palma d'oro (era il 1993, e il film era Lezioni di piano).
Il primo Oscar rosa di inizio anno (dopo 82 edizioni) a Kathryn Bigelow per The Hurt Locker, poi, aveva fatto pensare al giro di boa. E invece Barbra Streisand, che annunciando la vincitrice per la migliore regia aveva detto
«è venuto il tempo», si sta rimangiando tutto. «L'effetto Bigelow è durato poco», tira una linea la fondatrice del blog Women & Hollywood Melissa Silverstein. «Siamo ancora un pezzo indietro».


 

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