Al Palais arriva Luchetti (e l'Italia pane, amore e periferia)

20 maggio 2010 
<p>Al Palais arriva Luchetti (e l'Italia pane, amore e
periferia)</p>

Nella giornata di Ken Loach (che con Route Irish ha raggiunto la Croisette quasi fuori tempo massimo) al Festival di Cannes è il momento (soprattutto) dell'Italia di periferia. Quella di La nostra vita di Daniele Luchetti, unico nostro film in concorso, con la storia di Claudio (Elio Germano) che perde Elena ( Isabella Ragonese) mentre stava dando alla luce il loro terzo figlio.

Il film (nelle sale italiane da venerdì 21) passerà oggi al Gran Theatre Lumière. All'anteprima per la stampa ha però già commosso. Perché Carlo prova a rimuovere il dolore nell'unico modo in cui crede d'essere capace: facendo soldi. «Da adesso sarò un figlio de mignottà», dice.

Curiosità: il film è tutto nel segno di Anima fragile di Vasco Rossi. La cantano insieme, Carlo in canottiera e Elena in dolce attesa, sul letto, prima di fare l'amore. Resta a cantarla solo Claudio, quando Elena non c'è più, e l'amore è andato via con lei.

Raoul Bova fa il fratello maggiore di Carlo, una parte più da imbranato che da bello. Luca Zingaretti ha parrucca e baffo, e nei panni di un piccolo spacciatore di droga di Ponte di Nona ridotto su una sedia a rotelle non si riconosce proprio.
Luchetti, Cannes, la conosce bene: è la quarta volta che ci viene, la seconda in concorso. Nel 2007 proprio con Elio Germano (Mio fratello è figlio unico). C'è una frase, da segnarsi: «I parenti sono come i tacchi. Sono scomodi, ma aiutano».

 

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