Le quattro regole salva-matrimonio

di Simone Cosimi 

Secondo uno studio statunitense la felicità nuziale dura appena diciotto mesi. E i primi tre anni sono i più pericolosi per i novelli sposi. Ecco le indicazioni per schivare il fallimento, fra amicizia e dialogo

Simone Cosimi

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Diciotto mesi. Il tempo di un praticantato legale o giornalistico. Tanto (anzi, poco) dura la felicità di un matrimonio. Questo, almeno, secondo gli spietati ricercatori dell'università dell'Oklahoma. I quali, non contenti di una sentenza così raggelante, hanno aggiunto un altro elemento di perturbazione: occhio ai primitre anni dal fatidico - è proprio il caso di scriverlo - sì. Sono quelli in assoluto più scivolosi per i novelli sposi.

Dunque, se tenere in piedi una relazione è già complicato di per sé, quando ci si mettono di mezzo le fedi le difficoltà sembrerebbero aumentare. Crescono infatti le responsabilità, magari arriva un figlio prima ancora che si sia maturi al punto giusto (o magari, di questi tempi, si perde il lavoro) e i divorzi s'impennano: come rivela il rapporto Istat appena diffuso, i matrimoni sono infatti in continua diminuzione. Poco più di217mila unioni celebrate nel 2010 quando nel 1992 erano ben 100mila in più. Parallelamente, aumentano le separazioni: se ne fa ricorsotre volte su dieci, una proporzione raddoppiata in 15 anni. Anche se per ora, in Italia, la tesi statunitense non torna: in media ci si separa dopo 15 anni di matrimonio. Quando i mariti, in media, hanno 45 anni e le mogli 41.

Queste lequattro regole ideali per salvare il vostro matrimonio:

1) Superare le aspettative. È evidentemente il primo passo, quello più complicato.  Bisogna trovare il punto d'incontro fra i progetti e i sogni dell'uno e dell'altra rispetto al progetto comune. Fare buon viso a cattiva sorte non significa fallire: può voler dire a volte fare una scelta diplomatica anche quando il matrimonio stia prendendo una piega che non si era messo in preventivo;

2) Ma sogni e desideri non vanno nel cassetto. Dialogo, dialogo, dialogo. In amore, come nel lavoro o in un rapporto d'amicizia, non si può confidare troppo - anche se nei casi più fortunati funziona, beati voi - nella telepatia. I nostri sogni e i desideri vanno spiegati: il mondo interiore ha i suoi segreti. Ed è giusto. Ma il matrimonio non può trasformarsi nel quartier generale della Cia;

3) Aprite le orecchie. La terza regola è intimamente collegata alla seconda: se pretendiamo ascolto per sogni e desideri, aspettative e progetti, dobbiamo essere disposti a sintonizzarci sulla stessa lunghezza d'onda e ascoltare senza pregiudizi le idee del partner. Comprendere, sostenere. In una parola: amare. Giudicando il meno possibile.

4) La regola dell'amico. In questo caso, la regola dell'amico funziona. Con buona pace del povero Max Pezzali. Lo dice uno studio dell'Università della California di Los Angeles: gli sposi che hanno la leggerezza e intelligenza di comportarsi come amici - e anche come amanti - sono statisticamente proiettati verso matrimoni più felici e longevi. Ovviamente, amico significa apertura, sincerità, allegria, complicità profonda in ogni passaggio. Rimane da domandarsi, a questo punto, perché mai ci si debba sposare per doversi camuffare da amici e amanti per salvare il matrimonio. Il classico nastro di Möbius.

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