La wedding planner svelata da un romanzo

di Simone Cosimi 

Una scrittrice e due guru italiane del settore firmano a sei mani un'appassionante storia che spiega, meglio di ogni manuale, i segreti e le insidie di un lavoro da sogno

Simone Cosimi

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Raccontare uno di quei (nuovi) mestieri di cui in tanti si riempiono la bocca, in realtà senza saperne troppo, sfruttando il grimaldello di un romanzo. Bypassando la scelta del solito manuale griffato ma affidandosi alla storia di Alice, aspirante giornalista che della wedding planner ha un'idea davvero poco lusinghiera: quella di un inutile accessorio matrimoniale. E che invece dovrà per forza di cose cambiare parere quando, per uno strano intrigo del destino, si ritroverà catapultata nel complesso mondo del wedding fra coloratissimi confetti, abiti pomposi e clamorose location. A firmare Voglio fare la wedding planner (La Corte editore, 272 pagine 15,90 euro, qui il sito dedicato al volume) sei mani: quelle della scrittrice Stefania Niccolini (grande successo con Non lasciarmi Edward) e di due delle wedding planners più quotate d'Italia, Stefania Poletti e Serena Obert. È proprio quest'ultima a parlarci del libro e, soprattutto, dei segreti del mestiere.

Perché avete scelto un romanzo, anziché l'usuale manuale griffato, per raccontare il mondo del wedding planning?

"Perchè come sempre ci piace distinguerci. Certo, un manuale è in cantiere e presto vedrà la luce, ma in questo momento, scrivere un romanzo sul nostro mondo ci dava la libertà di poter dipingere, facendo divertire, quella che è la vera vita di una wedding planner, allontanandola dai soliti cliché a cui l'hanno ridotta i media. Ci piaceva, insomma, l'idea di arrivare a un pubblico più vasto, a lettori che non fossero esclusivamente "addetti ai lavori". E così, abbiamo raccontato i ritmi serrati, la quotidianità tra atelier e partecipazioni, la passione che si deve mettere ogni giorno, tutto ovviamente racchiuso all'interno di una trama divertente, scanzonata, appassionante".

Un testo glamour ed elegante ma anche divertente e frizzante: rispecchia le qualità di cui deve disporre una buona wedding planner? E quali sono le altre?

"Bisogna essere anche essere dotati di grande pazienza, di meticolosità nel portare avanti i propri compito, avere spiccate capacità d'interazioni personali, un ottimo senso pratico e un pizzico di romanticismo.
Infine, bisogna essere costantemente curiosi.
Stare al passo  con i tempi e con le spose di oggi non è affatto un compito semplice, un buon wp  quindi deve essere sempre attento a capire quali sono le tendenze e le opportunità che il mercato offre".

Come si diventa wedding planner?

"Come in qualsiasi altra professione, anche una wp non può assolutamente improvvisarsi tale.
Prima di intraprendere questa professione è bene dunque seguire un buon corso di wedding planning, studiare e fare esperienza nel settore degli eventi, per acquisire una maggior consapevolezza di quello che si dovrà andare a fare e non rischiare così di rovinare il giorno più importante della vita di due persone e la propria reputazione".

Galateo, moda, design, gastronomia: le competenze di una wedding planner (poi, una: è un mestiere per sole donne?) spaziano fra vecchie e nuove necessità: come ci si prepara?

"Come dico sempre, non bisogna essere tuttologi per far questo lavoro ma è comunque indispensabile avere ottime basi, una certa predisposizione e la giusta sensibilità per svolgere al meglio questo mestiere e saper così valutare se un fornitore sia o meno competente, riconoscerne le peculiarità e offrire poi agli sposi le soluzioni più indicate per realizzare i loro sogni e soddisfare le loro esigenze. 
È chiaro che ci sono alcuni aspetti di questo mestiere che sono più vicini alla sensibilità femminile ma negli staff, compreso il nostro, il giorno dell'evento si possono trovare diverse figure maschili, indispensabili a coprire tutta una serie di aspetti tecnici e pratici".

 

Qual è l'accoglienza che questo "nuovo" lavoro (ma ormai non è più tale) riscuote fra le persone? E forse il romanzo serve anche ad aumentarne la consapevolezza?

"Uno dei fini di questo romanzo era proprio quello di far dimenticate i cliché televisivi e cinematografici che accompagnano questa professione.  Molti, infatti, pensano che un wedding planner si occupi  esclusivamente delle cose più frivole, come allestire i centrotavola  o accompagnare la sposa in atelier, dimenticandosi del vero e proprio lavoro di organizzazione che c'è dietro, della fitta burocrazia, del continuo monitoraggio del mercato.
Infine, se posso fare una riflessione, c'è da notare come, accendendo la televisione, in questi ultimi tempi si senta spesso parlare di matrimoni e comincino a fioccare programmi, se non addirittura interi canali, dedicati a questo mondo: personalmente credo che questo nasca proprio dal grigio momento economico sociale che stiamo vivendo. Le persone hanno voglia e bisogno di sognare, e cosa c'è di più bello, romantico e allegro del giorno delle nozze?".

Quali sono il primo e l'ultimo pensiero che le passa per la testa il giorno di un matrimonio, quando tutto il lavoro di mesi volge al termine?

"Il primo pensiero è ovviamente dedicato a quanto sta per accadere e ripasso mentalmente l'intera regia dell'evento: è assolutamente importante, infatti, saper coordinare i tempi, gestire i fornitori, scandire i passi di tutti. Poi la giornata scorre da sé: l'ingresso in chiesa, lo scambio delle fede, il lancio del riso, il momento fotografie, la tensione che scende, gli ospiti a tavola, le risate e le corse dei bambini, i brindisi agli sposi, il taglio della torta, una musica senza tempo.
Mi capita spesso di trovarmi a ripensare per qualche istante alle scelte fatte con la coppia -"Menomale che abbiamo preso l'animazione, guarda come si divertono i bambini!" - o a quanto sia stato utile che insistessi su certi aspetti che i clienti magari non ritenevano indispensabili e rischiavano di sottovalutare. 
Così, mentre vedo andare via gli sposi felici, l'ultimo pensiero è sempre un misto di soddisfazione, gioia e malinconia. Perché in fondo un progetto studiato, costruito e realizzato insieme è infine giunto al termine".

DA STYLE.IT

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