Se i matrimoni gay sono un affare

di Simone Cosimi 

Almeno a New York: in un anno ne sono stati celebrati 8.200, generando un indotto da 260 milioni di dollari. E il sindaco Michael Bloomberg punta a fare della Grande Mela la capitale planetaria delle nozze ultracool

Simone Cosimi

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Se i matrimoni gay sono un affare - Foto Corbis

Se i matrimoni gay sono un affare - Foto Corbis

Bisognerebbe provare, solo per un attimo, a far fuori ogni pregiudizio sui matrimoni gay. E a prendere atto del fatto che sono un affare. Sì, un affare per le (sempre più esangui) casse pubbliche di mezzo mondo. La notizia arriva da New York e ha le dimensioni di un fenomeno che - compresso nella camera stagna dell'ipocrisia da tempo immemore - sta facendo registrare un autentico boom: da quando lo stato di New York ha autorizzato i matrimoni omosessuali, più o meno un anno fa, le entrate derivanti dalle 8.200 nozze celebrate all'ombra dell'Empire State Building sono state pari a 259 milioni di dollari. In sostanza, ogni cerimonia ha traghettato verso le casse statali un indotto compressivo di circa 40mila dollari. Mica poco.

Lo ha annunciato qualche tempo fa il sindaco della Grande Mela, il battagliero Michael Bloomberg, insieme alla speaker del consiglio comunale, Christine Quinn, beneficiaria fra l'altro del provvedimento che ha contribuito a far approvare sposando lo scorso 19 maggio, nel modaiolissimo Meatpacking District, la compagna di origini italiane Kim Catullo. È evidente che il corposo introito sarebbe difficilmente replicabile, almeno in questa misura, in qualche comune o regione italiani o europei. Rimane la prova sonante che aprire ai matrimoni gay, al netto delle proprie convinzioni personali ed etiche, conviene. E parecchio.

Ma da dove arriva quella montagna di bigliettoni? Il grosso è legato allo sbarco newyorkese di oltre 200mila invitati (una trentina per evento) che hanno collezionato ben 235mila presenze negli hotel della città. Non a caso, Bloomberg ha puntato molto (anche) sul controverso settore per tentare di diversificare un'economia come quella turistica che, fino a qualche anno fa, pendeva un po' troppo dalle labbra della finanza. Non sarà stato solo per questo, anzi, ma gli impiegati nel turismo si sono impennati di 100mila unità in una decina d'anni, frutto degli oltre 50 milioni di visitatori fatti segnare nel 2011. L'obiettivo del super-sindaco è sfondare quota 55 milioni e 70 miliardi di fatturato.

Tornando alle nozze omosessuali, New York è riuscita a farsi modello anche per quanto riguarda la strategia (legittima ed elegante) di sfruttare il fenomeno secondo le indicazioni di Bloomberg. Subito dopo l'approvazione della legge sul tema il potente ufficio del turismo NYC&Co ha lanciato un'intensa campagna battezzata NYC I do (Nyc, dico sì). Obiettivo: farne la capitale planetaria dei matrimoni (di ogni orientamento, stavolta, gay e no) e lune di miele connesse. Risultato? A sposarsi nella Grande Mela sono stati in 75mila solo nel corso dell'ultimo anno. E anche il Partito Democratico statunitense ha inserito per la prima volta la questione nel programma presidenziale discusso e votato nella convention di Charlotte, North Carolina, che si è svolta dal 4 al 6 settembre.

Vedi anche> OBAMA: LE NOZZE GAY DOVREBBERO ESSERE UN DIRITTO

NEW YORK: DUE NONNE LE PRIME SPOSE GAY

"CASSAZIONE": LE COPPIE GAY HANNO DIRITTO ALLA VITA FAMILIARE

DA STYLE.IT

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