Tutte le facce del matrimonio di massa

di Simone Cosimi 

Da bizzarria e alternativa occidentale a mezzo di riscatto negli sperduti villaggi indiani passando per mistificata pratica integralista a Gaza e dintorni: luci e ombre dello sposalizio di gruppo

Simone Cosimi

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Tutte le facce del matrimonio di massa - Corbis
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Tutte le facce del matrimonio di massa - Corbis Images

Matrimonio di massa, why not? Dopo le nozze green, quelle subacquee, quelle nei luoghi più disparati del pianeta (con buona pace dei riottosi invitati, costretti a indossare maschera e boccaglio o ad arrampicarsi per i ghiacciai) a far segnare un'impennata di preferenze nel capitolo bizzarrie dello sposalizio è la voglia di sposarsi in compagnia. Se non, addirittura, in gruppo. E che gruppo.

Una delle ultime notizie in questo senso arrivano niente meno che da Jakarta: lo scorso luglio a dire sì in contemporanea - chissà che coro - sono state ben 400 coppie. L'evento è stato ribattezzato "Wedding on the street, Pelaminan Nusantara" e promette di essere replicato periodicamente (una prima edizione aveva già visto protagoniste un centinaio di persone) ogni volta che la domanda consentirà di organizzare adunate di questa portata. Certo: nel caso di Jakarta si è trattato per la maggior parte di una grande festa dedicata a regolarizzare alcune situazioni burocratiche disastrate. Ma nel mazzo c'era di tutto: 17 anni gli sposi più giovani, ben 72 quelli più vecchi. Auguri.

Quello dei matrimoni di massa è un fenomeno piuttosto curioso e rivelatore, visto che si biforca a seconda di dove va in scena. E spesso rischia di colorarsi ancora di più, non sempre di piacevoli sfumature (che siano nere, grigie o rosse). Cambia la location, insomma, e cambia anche il senso da appiccicare al group wedding. Se in Occidente, infatti, è una stranezza non ancora molto diffusa - anche se non è raro imbattersi in qualche duplice o triplice matrimonio, ma i parroci non ne sono troppo contenti: forse accorcerebbe le interminabili liste d'attesa delle chiese più gettonate? - nei paesi poveri può essere quasi un meccanismo di riscatto sociale. Per esempio nella primavera scorsa in India, nel centro indiano di Vadia (250 km da Ahmenabas), tristemente noto come Villaggio delle prostitute è stato organizzato un matrimonio di gruppo per cercare di salvare almeno le più giovani dal destino che le avrebbe aspettate - e che spesso aveva già iniziato a farsi sentire. Una soluzione al ribasso, forse. Ma senz'altro preferibile, considerato il contesto, a una vita di schiavitù sessuale.

Bisogna fare molta attenzione, però. Mentre in Europa, Australia e negli Stati Uniti è divenuto quasi un happening (a Gapyeong, Corea del Sud, lo scorso marzo si sono scambiati le fedi 3.730 persone nel corso della stessa cerimonia, sfiorando la follia), in Medio ed Estremo Oriente il matrimonio di massa si è anche prestato a mistificazioni di ogni genere, soprattutto in ottica religiosa e integralista. Nel 2009 Hamas, il movimento palestinese che dal 2006 domina la scena politica nella travagliata Striscia di Gaza, ha per esempio organizzato un clamoroso matrimonio collettivo coinvolgendo decine di spose-bambine con meno di dieci anni, riservando a ogni sposo (appena ventenne) la somma di 500 dollari. Non è esattamente questo il matrimonio (di massa) a cui ci piacerebbe essere invitati.

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