Il matrimonio per l'uomo: l'ultimo party prima dell'enigma

di Simone Cosimi 

Della donna sappiamo tutto, del promesso sposo quasi nulla: ecco un'onesta lettura di come il maschio vede (e soprattutto vive) la cerimonia nuziale. Prima e durante il fatidico sì, un esorcismo dal sorriso stordito

Simone Cosimi

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Il matrimonio per l'uomo: l'ultimo party prima dell'enigma
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Il matrimonio per l'uomo: l'ultimo party prima dell'enigma Corbis Images

Protagonista del "matrimonium", tanto per riempirsi la bocca con un po' di latino, era evidentemente la "mater". La madre, la genitrice, colei che avrebbe messo al mondo figli resi legittimi dall'unione con un uomo. A quest'ultimo, invece, il compito di amministrare i quattrini. Ma, nel "matrimonium" - oggi come in epoca romana, forse oggi più di allora - il suo ruolo è quello dello sparring partner, per dirla col gergo sportivo. E, in fondo, non se ne duole troppo. D'altronde, se è vero quello che ho scritto riguardo i tradimenti - e cioè che un buon numero di neomariti s'infila nel letto di qualche turista olandese quando il "sì" è ancora caldissimo, nel corso del viaggio di nozze - una ragione fondata c'è. Ed è che per l'uomo - il cui cervello, come noto, è geneticamente inadatto alla valutazione estemporanea di due o più fattori - il matrimonio è l'ultimo, imperdibile party prima di qualcosa di nuovo. E non necessariamente rassicurante. Per le donne è spesso un traguardo, la stabilizzazione di una (oggigiorno) sempre più lunga convivenza, una fase di grande emozione che, in fondo, può non cambiare la vita nella sua oggettività. Soprattutto se già si dormiva sotto lo stesso tetto. Per l'uomo no. Per l'uomo, comunque vada, il futuro è una terra straniera. Il suo sorriso stordito nelle foto con gli amici della moglie (ce l'avete presente?) è quello del comprimario disorientato, del sudore freddo sotto la camicia, del buon vecchio "professoressa, mi giustifico". Non certo il sorriso di gioia della donna. Finalmente libera, d'altronde, dal tritacarne prenuziale nel quale il promesso sposo è una comparsa nel ruolo di fattorino. O poco più.

Eccolo, l'autentico campo di prova su cui si confrontano i due atteggiamenti. Sì, è vero, più i decenni metrosexual passano più il maschio diventa vanesio, si sa. Ma, fateci caso, risolto il problema dell'abito (che per alcune settimane pare sovrastare in importanza la questione della fame nel mondo) egli precipita di botto nelle più insignificanti minutaglie conviviali del baraccone: dove metteremo a tavola i cugini, bisogna chiamare quel tizio del karaoke che ho visto al compleanno di quella tua amica, come si chiama, voglio l'inno della Lazio in sottofondo mentre arriviamo al ristorante (di quest'ultima evenienza ne sono perfino testimone oculare). L'uomo è, insomma, totalmente fuori dall'atmosfera prenuziale. È out. In parte perché, l'abbiamo visto, pochi aspetti della cerimonia dipendono davvero dalle sue decisioni (per fortuna, altrimenti non basterebbe un Giubileo). Dall'altra perché il suo è un continuo lavoro di esorcismo: si concentra sulla minutaglia - il fatto che i cugini siedano tutti allo stesso tavolo, con quale macchina sarà meglio portare i nonni - per evitare il coté filosofico e perfino esistenziale di una scelta così esiziale. In sintesi: la donna lo vive step-by-step, dalla tragicommedia dell'abito alle bomboniere alla paprika. Rischiando anche lei, è vero, di smarrirsi spesso nell'inezia ma di solito (tranne quando non si tratti di una triste unione d'interessi) con la stessa dedizione, che so, di un poeta che perfeziona il suo ultimo sonetto. L'uomo dà una mano, come no. Ma con la stessa dedizione di un barista che scarica il suo ultimo camion di Heineken. Appunto: sta per sposarsi, ma è come se volesse tenersi fuori dai giochi. O giocare senza farsi vedere troppo. Peccato che sia uno dei due protagonisti.

Il consiglio, insomma, è quello di aprire gli occhi. Le prove generali del matrimonio sono spesso anche le prove generali di quella che sarà la vita domestica. Siate spietate. Ma non nell'ottica autista-fattorino (in quel caso peggiorerete solo le cose, schiavizzando un poveraccio che in fondo non lo fa apposta). Piuttosto - e come sempre, ma le "matris" a questo sono destinate, ahinoi - educate. Tenendo conto che per l'uomo, anche per quello abituato a portare la cravatta ogni giorno, la cerimonia nuziale si colloca a metà strada fra una birra con gli amici, una cena di lavoro, una rimpatriata di famiglia e una grande rottura di scatole. Perché dovreste farlo? Semplice, ve lo chiedono proprio loro, i vostri futuri sposi. Non è un caso, infatti, che secondo la superindagine mondiale Great Male Survey confezionata ogni anno dal magazine AskMen, circa il 30% degli uomini affermi che non sposerebbe mai una donna in cui non riscontrasse un "potenziale da moglie".  Non si spiega dunque per quale balzano motivo una futura moglie dovrebbe sposare un uomo che non riesca a penetrare come si deve nell'atmosfera matrimoniale. Che non sfoggi, dunque, un "potenziale da marito". Almeno il tempo di scegliere il menù insieme, o gli addobbi floreali, senza dover per forza organizzare la prossima partita di calcetto su Facebook. E dai.

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