Donne & matrimonio: la forma big-size dell'amore

di Marianna Peluso 

"Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?" da principessa a strega, la mutazione delle donne dopo il matrimonio. La parodia delle donne con la fede al dito: perché le donne più belle sono quelle che sanno ridere

Marianna Peluso

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Lei: bella come il sole, con quell'espressione dolce e i modi buffi, con quel fisichino slim e i capelli sempre a posto… che fine ha fatto? Era lì riflessa nello specchio e c'è anche una schiera di testimoni pronti a giurarlo. E la schiera di pretendenti, a proposito, dov'è finita? Eppure è successo. Dalla taglia 42 siamo lievitate alla 48 (per ora…) e dalla messa in piega alla massa informe della serie "cosa ti sei messa in testa?" oppure "il gatto non potevi lasciarlo a casa?" è stata questione di un attimo. Anzi, di una sillaba: "sì".

Come capita agli uomini, capita alla donne e bisogna avere il coraggio di ammetterlo a noi stesse: dopo il matrimonio, si cambia. Non siamo perfette (anche se abbiamo ottime giustificazioni da usare come attenuanti) insomma per riassumere la questione: siamo da sempre vessate con troppe pretese, da assolvere tutte contemporaneamente di fronte al nostro Super Io freudiano.

Nasciamo, cresciamo e diventiamo grandi con stereotipi da psicoanalisi: ci vediamo troppo grasse, troppe magre, troppo alte, troppo basse, troppo formose, troppo piatte, troppo appariscenti, troppo insignificanti. Insomma si salvi chi può! Come se non bastasse, infilato nei nostri geni c'è anche il cromosoma che impone la lagnanza per questioni futili: chi ha i capelli lisci, li vorrebbe ricci, chi è riccia vorrebbe essere liscia, chi ha le lentiggini vorrebbe non averle, chi non le ha le vorrebbe e addirittura si narrano casi di donne sull'orlo di una crisi di nervi per la secchezza delle cuticole o per l'assenza di alluce valgo.

Dopo esser sopravvissute all'adolescenza e alle impervie prove per dimostrare di essere carine e intelligenti, colte e sportive, forti e simpatiche, dopo aver schivato uomini dalle virtù morali opinabili e arpie fotoniche, al cui confronto Scilla e Cariddi sembrano Cip & Ciop, arriva lui: l'amore. Subdolamente all'inizio ci rende ancora più belle di quanto siamo riuscite a diventare dopo infinite ore dall'estetista, dopo maschere fai da te, unghie finte e massaggi comprati in offerta su Groupon: perché l'amore chiude lo stomaco e allarga il sorriso, esplodendo in un risultato irresistibile. E così eccola lì, dove avevamo visto quella bambola allo specchio, con un trucco appena accennato e i capelli lievemente schiariti dal sole.

Quale fidanzato potrebbe resistere a questo tripudio di radiosità? Insomma ma dove la trova un'altra così? Ecco che allora l'esemplare maschio va in gioielleria, sceglie un anello che reputa grande (su, guardate meglio, per aiutarvi vi svelerò due grandi verità: 1- c'è sempre un anello più grande di quello che state guardando voi e 2 - noi non amiamo gli anelli semplici e discreti) e apre la scatolina con proposta di matrimonio abbinata in mossa combo. Al suo "sì", lui sente di aver vinto la scommessa più cospicua della sua vita, lei si commuove e, insieme alle lacrime, ecco che finalmente si scioglie anche la tensione (che durava da una vita).

Lui ci ama, nonostante la lista di difetti che abbiamo stilato da quando abbiamo imparato a scrivere fino a un minuto fa, ci ama più di quanto noi amiamo noi stesse e ci accetta per quello che siamo, per come siamo dentro e non per come appariamo fuori.

Alla domanda trabocchetto «Amore, ma ti piacerei anche se pesassi 20 kg di più? Anche se la cellulite mi arrivasse alle caviglie?» però, cadono tutti, come foglie secche dai rami. Dalle parole ai fatti, è solo questione di un attimo. Una senso di ebbrezza ci attraversa i sensi ed ecco che sentiamo, finalmente, di poter fare quello che non avevamo mai osato fare: abbandonare la dieta. Ormai in preda alla felicità, ci concediamo strappi alla regola che aggiungono serotonina alla serotonina. E un cioccolatino oggi, una porzione di patatine domani, magari con maionese e ketchup e poi "una torta non ha mai fatto male a nessuno", "sul cappuccio, tanto cacao" ed ecco che l'ago della bilancia inizia a vacillare. Non è forse questo il peso della felicità?

Ingrassare però non significa automaticamente che lui debba darci ragione quando ce ne lamentiamo. Ai suoi occhi vorremmo essere sempre belle, giovani e impeccabili e se dovesse capitare che lui ci lasciasse intendere che non fosse più così, allora significherebbe certamente dell'altro. Eccola qui un'altra nota distintiva degli estrogeni: la certezza biblica insita in noi che nulla è davvero come sembra! Tutte dotate di propensione alla spicciola analisi psicologica, non riusciamo ad accettare che la vita sia ben più semplice di quello che sembra. Lui non ci ha preparato il caffè stamattina? Non ci ama più come una volta. Una sera è uscito coi suoi amici? Non ci diamo più forti emozioni. La domenica mattina è stato in giro col cane un'ora invece che tre quarti d'ora? Sicuramente ha un'altra.

Martoriandoci le cellule neuronali sopravvissute all'attacco acido degli shatush, ecco che ben presto martoriamo anche il malcapitato che resta sgomento e attonito di fronte a tante paturnie. E come se non bastasse, noi vogliamo che lui ci dia sempre le risposte giuste, che ogni tanto non esistono e che possono essere uguali o contrarie a seconda dei giorni. Come calcolarli? Impossibile. Se nemmeno il metodo Ogino-Knaus ha funzionato, non c'è soluzione (tanto più spannometrica) che tenga.

In fondo vorremmo solo continuare a piacere al nostro uomo come all'inizio e vorremo che accadesse anche se non curiamo il nostro aspetto tutti i giorni, anche se i vestiti di una volta forse ci entrano in una gamba ma li teniamo lì perché «devo trovare un bravo nutrizionista-dietologo-omeopata che mi metta a posto» (sebbene per quello ci vorrebbe più un miracolo, checché vogliamo ammetterlo a noi stesse), anche se lasciamo che la ricrescita dei capelli bianchi si mostri in tutta la sua sfacciataggine, anche se accantoniamo i baby-doll in nome del pigiama di flanella e sostituiamo la autoreggenti con calzini di lana grossa in versione antiscivolo, anche se prima di dargli il bacio della buonanotte dobbiamo sputare il bite per il bruxismo e anche se sulle gambe coltiviamo una piantagione di peli sostenuta anche dalla Coldiretti per il progetto "pelliccia fai-da-te a km zero". Mica vogliamo l'impossibile: solo la consapevolezza di essere sempre le più belle per lui.

Perché l'amore è una favola, sia che interpretiamo il ruolo di Biancaneve, sia quello di Grimilde con la fede al dito.

DA STYLE.IT

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