Matrimoni con riti religiosi misti

di Marianna Peluso 

Cattolici, protestanti, musulmani, ortodossi, buddisti e induisti: tutti (o quasi) all'altare a giurarsi amore eterno di fronte al proprio Dio. Perché l'amore è uno.

Marianna Peluso

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Da che mondo e mondo, l'amore arricchisce, aumenta, enfatizza, moltiplica, esalta. E se l'amore non ha barriere perché si esprime in tutte le lingue, i colori e le culture, allora ancora meno l'appartenenza a religioni differenti dev'essere un ostacolo. Se una coppia di fidanzati di differente convinzione religiosa decide di sposarsi, perché dovrebbe rinunciare al rito religioso, quando invece potrebbe addirittura raddoppiarlo?

Ovviamente si può richiedere un matrimonio cattolico se uno dei due sposi è credente e ha praticato tutti i sacramenti, dal battesimo alla cresima. La parte non cattolica assiste e partecipa solo parzialmente al sacramento: se da una parte non menziona le formule riferite a Dio e non assume l'eucarestia, dall'altra mantiene intatta l'idea di unicità del matrimonio, insieme agli ideali di stabilità e indissolubilità del legame matrimoniale.

Gli innamorati appartenenti a religioni che riconoscono il rito cattolico (come ortodossi o protestanti), previo assenso delle parti consacranti possono sposarsi con riti organizzati in combo, celebrato da un sacerdote cattolico con al fianco un sacerdote ortodosso o un pastore, in modo tale da preservare ognuna delle fedi di origine.

Nel caso di nozze con un musulmano, la richiesta di rito religioso dev'essere presa in carico dal parroco di riferimento affinché studi ogni singolo caso e verifichi che sia garantita la dispensa dall'impedimento di disparità di culto. Oltre il punto di vista del rito cattolico, bisogna verificare anche quello previsto da un rappresentante della religione del partner. In alcuni casi è prevista la scomunica o il netto rifiuto: per poter celebrare un rito religioso con un appartenente al credo ebraico, induista o islamico, ad esempio, l'unica via possibile è la conversione di una delle due parti. Il buddismo, invece, non prevedendo il rito del matrimonio, esclude a priori il sacramento, negandone l'esistenza.

La soluzione migliore, in questo (e in tutti i casi della vita) è agire con criterio. Per fugare ogni dubbio, la cosa migliore è chiedere consiglio direttamente alla figura religiosa di riferimento (nel caso di un cattolico, quindi, al proprio parroco).

Se l'iter però diventa troppo lungo e oneroso, resta la soluzione del rito civile, che consente il legame giuridico senza prendere in causa le singole religioni d'appartenenza che possono essere quindi praticate in modo indisturbato dal diretto interessato, anche a nozze avvenute e anche se il partner non abbraccia la stessa fede.

A questo punto resta solo l'incognita circa la previsione d'epilogo felice (ma quale matrimonio non l'ha?): secondo una ricerca svolta dalla Cei infatti, 8 matrimoni misti su 10 falliscono in 10 anni perché le differenze religiose possono acuirsi e far scoppiare la coppia nel momento in cui bisogna impartire un'educazione (anche religiosa) ai figli. Questi, però, non sono che sterili numeri. Piuttosto che a una fredda equazione senza volto, noi della redazione crediamo che l'amore superi ogni difficoltà , anche se profonda ed emotiva come l'appartenenza a fedi differenti. A sostenere la nostra tesi anche Henry Drummond che nel libro "Il Dono Supremo" scrive: «Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l'amore  sarei come il bronzo che risuona o il cimbalo che tintinna. E se anche avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza; se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne ma non avessi l'amore, io non sarei nulla. E se anche distribuissi tutti i miei averi ai poveri e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi l'amore, niente di tutto ciò mi gioverebbe. L'amore è paziente, è benigno; l'amore non arde di gelosia, non si vanagloria, non s'insuperbisce, non si comporta in maniera sconveniente, non persegue il proprio interesse, non s'indigna, non nutre alcun risentimento per il male ricevuto, non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce della verità. Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L'amore non avrà mai fine […]. All'uomo rimangono la fede, la speranza e l'amore. Questi tre. Ma quello più importante di tutti è l'amore".

Evviva i buoni sentimenti e le promesse di amore eterno con qualsiasi rito (civile o multi-religioso), multi-etnico e multi-culturale.

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