Gli attimi rubati di un matrimonio: il wedding reportage

di Francesca Favotto 

Esistono le foto in posa e gli scatti rubati: due modi di raccontare la stessa storia. Il wedding reportage consiste in quest'ultimo, il fotografo si fa autore di un racconto in cui i protagonisti sono spontanei e inconsapevoli. Vediamolo più da vicino.

Francesca Favotto

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Parlare di un matrimonio non è mai semplice: trasporre le emozioni in parole potrebbe sembrare troppo riduttivo. Ma forse un'immagine può arrivare laddove la bocca non riesce: fissare un attimo di felicità per sempre, nella memoria e su un album di nozze, può raccontare meglio di chiunque e qualsiasi altra cosa una storia d'amore e il coronamento di un sogno nella giornata più bella.

A questo serve il reportage fotografico: a rubare gli attimi più belli, cogliendo alla sprovvista tutti i protagonisti, esaltandone la spontaneità e la gioia di essere lì in quel momento. E per questo lavora lo studio DS Visuals Weddings, da sei anni al servizio delle coppie che vogliono un ricordo non impostato del loro giorno perfetto. Abbiamo fatto qualche domanda ad Alessandro Della Savia, fondatore del progetto, per conoscere meglio in cosa consiste il wedding reportage.

Qual è la tua cifra stilistica? "Il mio stile vuole richiamare la classicità delle arti visive: nella ritrattistica o nella fotografia di un paesaggio è necessario comprendere profondamente l'animo umano, così come hanno fatto Velàzquez e Turner rispettivamente".

Tre aggettivi per descriverti e per descrivere le tue foto? "Solare, empatico ed elegante. Cerco di scattare foto leggere, intime e dirette".

Cosa significa per te scattare una foto? E in particolare, una foto durante un matrimonio? "Una fotografia è un racconto dove cerco di riflettere tutta la mia sensibilità e cultura. Così a volte, immediatamente prima dello scatto, la mente si anima dell'audacia compositiva di Tiziano, o dell'atmosfera poetica di Constable. Durante il reportage di un matrimonio, racconto fedelmente e senza pose ciò che accade, ma ogni opera visuale ha un linguaggio preciso per poter comunicare". Cosa ti piace del tuo lavoro? "Il ruolo di testimone che gli sposi mi affidano con tanta fiducia è una responsabilità di cui sono sempre molto lusingato. Quando vedono il racconto per immagini del loro matrimonio, mi regalano una gioia indescrivibile".

Se fossi un libro, una canzone, un film? Perché? "Film, musica e scrittura mi coinvolgono come differenti mezzi per contemplare la dimensione del tempo, che con la fotografia solamente ha un rapporto di odio e amore privilegiato. Il libro che mi rappresenta meglio è "La prigioniera", quinto volume de "La Recherche"; la canzone è "You must believe in spring" di Bill Evans, il suono del suo pianoforte è unico e il film è "The Tango Lesson" di Sally Potter, una storia d'amore molto intensa".

DA STYLE.IT

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